Sotto l’albero un altro regalo? Il rischio derivati!

economia banche redditi euro dollaro
history 6 minuti di lettura

L’importo dei  derivati in circolazione nel mondo è di 637mila miliardi di dollari. Nove volte il PIL dell’intero pianeta.
La Banca dei Regolamenti Internazionali (che ricopre il ruolo di banca centrale delle banche centrali), recentemente ha criticato  le omissioni  del sistema finanziario (e i governi che non riescono a intervenire)  e il conseguente  forte rischio per le ”enormi posizioni in derivati” e ha invitato a una stretta sulle regole.
È il caso di approfondire il tema per capirne di più! E per capire i problemi per il nostro sistema finanziario.

Che cosa sono i derivati? Sotto questa denominazione vengono raggruppate varie tipologie di titoli collegati a una scommessa su qualcosa, il cui valore “deriva” dall’andamento del valore di un altro bene. Generalmente sono titoli agganciati all’andamento del cambio di una moneta, di un tasso di interesse o sono assicurazioni contro la possibilità di un fallimento – ( “Credit default swap”) anche di uno stato con il conseguente deprezzamento dei titoli di debito; ma sono derivati anche i titoli basati sui mutui subprime (concessi a  soggetti ai quali viene negata la concessione dei  tassi di interesse più favorevole)  e i contratti futures sulla vendita di prodotti agricoli  (chi ricorda il film “Una poltrona per due”?).
È  evidente che visto che si tratta di scommesse collegate ad uno strumento finanziario principale,  è possibile scommettere sul rialzo o su ribasso, sull’aumento di un prezzo o di un tasso e sulla loro diminuzione. E quando si compra un derivato, è conseguente l’acquisto da parte di qualcun altro di un titolo equivalente che punta sull’andamento contrario. Per cui oltre allo strumento principale prendono vita altri due titoli, e si triplica il valore finanziario dell’operazione. Ma in realtà gli algoritmi di riferimento sono più complessi e la stima del valore globale più bassa.

Il derivato nasce per  favorire la stabilità del mercato con uno strumento finanziario per evitare o attenuare rischi difficili da prevedere. E così si è affermato l’uso di accompagnare l’obbligazione principale con qualche prodotto che possa compensare incognite imprevedibili.

Alla fine degli anni ’90 gli enti pubblici italiani si trovavano indebitati col sistema finanziario con conseguente  pagamento di interessi, a tasso fisso, tassi molto onerosi perché collegati alla fase precedente caratterizzata da inflazione significativa. Di quì la necessità di rinegoziare le condizioni diventate insopportabili.
In questo spirito la legge finanziaria ( 2002), aveva dato  agli enti locali, soffocati dai propri debiti, la possibilità di sottoscrivere strumenti derivati, per ridurre il costo delle rinegoziazioni e ristrutturazioni e coprire anche i creditori dal rischio della loro stessa insolvenza.
Nel corso degli anni oltre 500 tra Regioni, Province e Comuni hanno messo a bilancio oltre 30 miliardi di prodotti di finanza derivata (fonte Banca d’Italia) poi si sono ridotte alla metà ma ad oggi ancora 260 enti ne risultano titolari.

In genere sono stati utilizzati contratti con i quali una parte, col pagamento di un premio, si obbligava a pagare all’altra, somme determinate di denaro, al verificarsi di variazioni del tasso di interesse;  semplificando al massimo, si può affermare che il compratore, a fronte del pagamento del premio stabilito, si tutelava contro il rischio di rialzo dei tassi di interesse,oppure che, in alternativa, le parti si assicuravano reciprocamente sulla variazione dei tassi e“incrociavano” le rispettive attese, scegliendo un tasso minimo ed un tasso massimo di riferimento; quando  il tasso variabile di riferimento scende sotto il valore fissato il Comune si avvantaggia (perché il rimborso della banca supera le spese), se il variabile lo supera, al contrario, la banca ottiene un profitto.
In realtà, a fronte della necessità di ristrutturare il debito e dovendo accettare tassi variabili,  i comuni si sono coperti contro un aumento eccessivo dei tassi che poi non si è verificato, perché negli ultimi anni i tassi sono scesi e questo ha comportato, come minimo, che le garanzie sono state superflue e hanno comportato solo un esborso inutile di risorse pubbliche.

Ma quale possibilità hanno avuto gli amministratori di valutare correttamente l’evoluzione della situazione finanziaria? Nel rapporto con gli istituti di credito l’amministrazione pubblica si è trovata in una posizione di svantaggio; qualcuno ha detto che”le Banche hanno sfruttato a proprio vantaggio l’asimmetria di competenze“. È un modo elegante per descrivere la situazione che al Comune di Milano ha comportato la sottoscrizione di un contrato di 800 pagine in inglese e zeppo di parole come interest rate collar(irc), swap, Strike price e così via. Poco comprensibile per i funzionari comunali, poco avvezzi al linguaggio dei sofisticati strumenti finanziari internazionali.

È per questo che viene emessa una severa sentenza per il procedimento  per il quale sono finiti sotto processo quattro banche, un alto dirigente del comune di Milano alcuni funzionari  e un consulente finanziario che avrebbero usato con troppa disinvoltura questi strumenti finanziari. In realtà l’accusa è che le banche in questione – Deutsche Bank, Ubs, Jp Morgan e Depfa Bank – avrebbero guadagnato illecitamente circa 100 milioni di euro dall’operazione dei derivati del Comune di Milano su un’obbligazione da 1,6 miliardi di euro. Il comune sarebbe  stato convinto a firmare un contratto, già in perdita nel momento della sua stipula, ma gli istituti di credito avrebbero fatto profitto vendendo a un soggetto pubblico un prodotto finanziario, molto complesso, senza spiegarne i reali contenuti e soprattutto gli altissimi rischi. Le banche coinvolte già erano corse ai ripari e hanno raggiunto un accordo transattivo col comune di Milano rimborsando circa 455 milioni di euro  in seguito al quale il Comune era uscito dal processo.

Ma questo è solo un caso eclatante, una grande quantità di vicende penali stanno per arrivare in tribunale. Nei mesi scorsi la Provincia di Pisa e il Comune di Rimini hanno ottenuto sentenze favorevoli dai tribunali amministrativi. la Regione Lazio ha citato in giudizio 11 banche per ottenere il risarcimento di oltre ottanta milioni di euro a copertura costi nati dalle operazioni in derivati. Mentre la Guardia di Finanza di Firenze ha sequestrato 22 milioni di euro dalle casse di alcuni istituti italiani e stranieri coinvolti in operazioni di finanza derivata con il  Comune di Firenze, Campi Bisenzio, Tavarnelle e San Casciano Val di Pesa.
Gli istituti di credito internazionali, nel frattempo,si appellano all’Alta Corte di Londra per denunciare l’inadempienza contrattuale di alcuni enti pubblici italiani: quelli che li hanno attaccato per truffa, sperando in un atteggiamento favorevole.

Ma siamo alla conclusione o all’inizio?

Il Financial Times, ha raccontato che negli anni ’90 il Tesoro Italiano  ha comprato dalla Morgan Stanley una gran quantità di titoli derivati con una clausola svantaggiosa. Questo ha comportato la perdita di oltre due miliardi e mezzo di euro nel 2012.
Secondo fonti governative i derivati in circolazione, a copertura di debito emessi dalla Repubblica italiana, ammonta a circa 160 miliardi di euro, a fronte di titoli in circolazione, al 31 gennaio 2012, per 1.624 miliardi di euro  (circa il 10 per cento). Ma la valutazione di  Bloomberg è che l’Italia potrebbe perdere sui suoi derivati fino a 31 miliardi di dollari: 23,5 miliardi di euro. Il valore di una manovra finanziaria che al momento il paese non si può permettere, anche se forse finora potrebbe essere emersa solo la punta dell’iceberg, visto che si sono censite solo le posizioni presso le banche presenti sul territorio, mentre non si sono ancora considerate le banche estere, con le quali normalmente si strutturano le operazioni più delicate. Come quella appena menzionata effettuata con la Morgan Stanley.
Francesco de Majo

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article