Spagna: elezioni con risultati all’italiana

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Le elezioni di domenica 20 dicembre per molti mesi sono stati il banco di prova di un allargamento in Europa degli schieramenti di sinistra che combattevano, e combattono, le politiche neoliberiste e di austerità che hanno caratterizzato la storia politico-economica dallo scoppio della crisi. Se ne parla poco perché la maggiore forza di opposizione a sinistra, Podemos, sembra ridimensionata nella sua forza propulsiva e perché la forza dei moderati nel racconto post-crisi, come accade da più parti, è preponderante.
Per la prima volta dalla morte del dittatore Franco non ci sarà uno scontro tra due partiti che si potrebbero alternare alla guida del Governo. Gli spagnoli già ora devono fare i  conti con tattiche, accordi, patti, più o meno espliciti per provare a formare un esecutivo di coalizione.

Prima di provare a fare un breve punto della situazione proviamo a riepilogare alcuni aspetti delle elezioni stesse.
Con un sistema proporzionale su base provinciale e su liste bloccate si rinnoveranno i due rami del Parlamento, la Camera (Congreso de los Diputados) e il Senato (Senado) che non dà la fiducia al governo.
La legge elettorale prevede anche una soglia di sbarramento del 3% su base provinciale anche se, in pratica, entrerà in funzione solo a Barcellona e Madrid.
Va precisato che nel Senato, 206 seggi sono desinati in maniera rigida (4 per ogni provincia, 3 per le isole maggiori, uno per le isole minori e due per le enclave di Ceuta e Melilla) e 55 sono decisi dalle Comunità autonome e quindi non riguarderanno queste elezioni.

Gli ultimi sondaggi pubblicati dai quotidiani spagnoli El País e El Mundo, Podemos segna una risalita e con Ciudadanos si attestano al 18/19%, mentre sono in calo le azioni del Partito socialista (Psoe) capeggiato da Pedro Sanchez  è oramai intorno al 20/21%. Il Partito popolare (Pp) del premier Rajoy oscilla nelle intenzioni di voto tra il 25,3% e il 27,2% che lo lascerebbero al comando [1], ma se non ci sarà un partito che si aggiudicherà la maggioranza dei seggi è altrettanto vero che il 40% degli indecisi, indipendentemente da un’eventuale astensione, potranno spostare significativamente la bilancia compreso un sorpasso al vertice o quantomeno il sorpasso di Ciudadanos e/o Podemos nei confronti del Psoe.

Il Pp finirà col perdere quasi quattro milioni di voti rispetto alle elezioni del 2011. Nonostante continui a sostenere dei passi in avanti fatti dal suo esecutivo nelle riforme e in economia e circa la tremenda eredità che gli avrebbe lasciato Zapatero, questa emorragia è giustificata pienamente. Come ha scritto Javier Marías «che valore può avere oggi la parola di Rajoy, dopo che non ha mantenuto nessuna delle promesse del 2011? Il Paese è stato salvato attraverso le sue banche, a cui non è stata imposta nessuna condizione e nessun controllo, […]. La crisi economica resta esiziale come quattro anni fa. Se c’è qualche disoccupato in meno non è perché siano stati creati tanti posti di lavoro, ma perché molti di quelli sono emigrati o si sono cancellati dalle liste di collocamento […]. Ci sono stati aumenti delle tasse senza precedenti, […]. I casi di corruzione nelle sue fila (anche in altre formazioni ma in proporzioni non comparabili) non hanno fatto che aumentare, al punto che ci si domanda se non sia l’intero organismo (del Pp) a essere marcio». E l’autore continua con le accuse che riguardano praticamente tutti i settori della vita sociale e culturale della Spagna [2].

Albert Rivera, il giovane leader della formazione liberal-populista di Ciudadanos, sembrerebbe giocare su più tavoli pur di prendere le redini del paese perché «ha ammesso che il suo movimento sarebbe pronto, sulle principali questioni in agenda, a dialogare con tutti, da destra a sinistra: “Potremmo trovare accordi con il Pp sulle riforme economiche e per difendere l’unità del Paese; con il Psoe su misure di protezione sociale; con Podemos sulla “rigenerazione democratica”». Anche Iglesias leader di Podemos ha affermato: «sono fiducioso che con Rivera si possa raggiungere un accordo per affrontare la questione della “rigenerazione”, del rinnovamento della classe dirigente» [3]. Evidentemente non sarà facile trovare un accordo visto che Podemos e Isquerda Unida, per esempio sono pronti a ridurre l’orario di lavoro a 35 ore settimanali e a tassare fortemente i grandi patrimoni, mentre Ciudadanos è deciso a riformare il mercato del lavoro sul modello del Jobs Act del governo Renzi.
Se non fosse la voglia di governare non potremmo pensare che un partito, del resto come quello a cui è stato associato Syriza, affonda le radici nel pensiero politico di Antonio Gramsci, Ernesto Laclau e Chantal Mouffe.
C’è un altro tema pratico che divide e non poche le due formazioni: la Catalogna. Ciudadanos ha da sempre una posizione nettamente contraria all’indipendenza – mentre Podemos è orientato ad un referendum e comunque sostiene Ada Colau che ha vinto con una coalizione di sinistra ed è indipendentista anche se ha ammorbidito le sue posizioni. Tra l’altro Colau ora è entrata pienamente in campagna elettorale a sostegno di Iglesias.
Quello che li accomunerebbe, a totale svantaggio dei socialisti presi da due fuochi, è la voglia di farla finita con la casta e un sistema politico che ha prodotto un livello di corruzione inusitato.

Tornando alla domanda ad inizio di questi appunti posso dire che la situazione è talmente fluida che è difficile aspettarsi un cambiamento radicale che possa diventare un argine all’austerità e alle destre. Non solo ma l’informazione e il potere politico-economico, in Spagna e In Europa sono ancora troppo forti come dimostra il caso della Grecia.
Pasquale Esposito

[1] “Elezioni Spagna, sondaggi: Rajoy primo ma senza maggioranza. Podemos in rimonta”, www.ilfattoquotidiano.it, 14 dicembre 2015
[2] Javier Marías, “La grande palude i 4 anni terribili del governo Rajoy”, traduzione da El País di Fabio Galimberti, la Repubblica, pag. 49, 18 dicembre 2015. Il giudizio negativo, anche se non agli stessi livelli evidentemente, di Marías non risparmia i candidati avversari del Premier.
[3] Luigi Pandolfi “Elezioni in Spagna, comunque vada sarà un successo. Per Ciudadanos”, www.linkiesta.it, 11 Dicembre 2015

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