Spagna. I partiti senza accordo e nuove elezioni

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Si vota il 10 novembre prossimo. Il re Felipe VI ha potuto solo certificare che non c’era un accordo tra i partiti e così la Spagna tornerà alle elezioni per la quarta volta in quattro anni.

Sono in molti a ragionare su un sistema elettorale che impedisce di trovare un vincitore. Ma la responsabilità principale è nelle persone e nei partiti che devono prendere delle decisioni comuni. E poi è sempre meglio avere sistemi elettorali che non consentono il governo delle minoranze grazie ai cosiddetti premi di maggioranza.

Pedro Sánchez ha definitivamente rinunciato e «ha chiesto oggi [ieri per chi legge, ndr] agli elettori di dargli una maggioranza chiara per guidare il Paese nelle prossime elezioni. Il leader socialista e premier ad interim – ricostruisce El Pais – ha puntato il dito contro tutti i suoi avversari: Casado è stato accusato di “mancanza di senso dello Stato”, Albert Rivera di “irresponsabilità” e Pablo Iglesias di “dogmatismo”» [1].
Le ragioni non stanno sempre da una parte e, al di là delle accuse reciproche, resta il fatto che i partiti spagnoli e i loro leader non hanno ancora la capacità di ragionare sulla base di una realtà politica non più bipolare, ma multipartitica che necessità quasi sempre di governi di coalizione. E non è un caso che con l’arrivo in Parlamento di Podemos e Ciudadanos nel 2015 non c’è un governo in Spagna.
Non è bastato a Sánchez che il suo Partito socialista (Psoe) vincesse le elezioni lo scorso 28 aprile con il 28,67% (123 seggi) e non basterà, senza un accordo, nemmeno il 31,6% a cui viene dato dai sondaggi fatti da El País per da soli governare perché occorrono 176 dei 350 seggi della Camera.

Le trattative di questi mesi sono state fondamentalmente tra il leader del Psoe e quello di Unidas Podemos, Pablo Iglesias. I temi del mancato accordo hanno ruotato sulla presenza e sul relativo peso nel Gobierno di Unidas Podemos, con un momento cruciale avvenuto lo scorso 25 luglio quando fu bocciato Sánchez in Parlamento. I socialisti vorrebbero governare da soli con l’appoggio esterno di Unidas Podemos, mentre quest’ultimo (di cui fa parte anche Izquierda Unida possibilista per un sostegno esterno) vuole un governo di coalizione con tutto quello che ne consegue in termini di ministeri con e senza portafoglio. E proprio su questo che mancò la fiducia al nuovo governo lo scorso luglio.

Dopo un periodo di negoziati si è arrivati agli ultimi due tentativi. Il primo ad opera di Iglesias che ha proposto al leader socialista una “coalición a prueba“, una coalizione con durata fino all’approvazione della legge di bilancio del 2020, con i socialisti a lasciar perdere se non avesse funzionato o di allontanare i ministri di UP senza perdere il sostegno esterno degli alleati. Il secondo lo ha fatto Albert Rivera, leader del Partito popolare, che aveva promesso «l’astensione durante la fiducia nel caso in cui i Socialisti avessero accettato di compiere alcune azioni contro l’indipendentismo basco e catalano. Sánchez, di nuovo, ha rifiutato» [2].

Come titola El Pais, la campagna elettorale è già cominciata con la caccia al colpevole e le accuse reciproche circa le responsabilità dello stallo. Un pessimo inizio che potrebbe incattivire ulteriormente gli animi e lasciare la Spagna in mezzo al guado per ancora molti mesi.

I cittadini spagnoli sono molto stanchi di questa situazione e potrebbero astenersi in massa con rischi di scossoni seri al paese. Un’ultima considerazione proprio in tema di rischi ed è il fatto che tornando alle elezioni, «un presidente del governo “che sbriga gli affari correnti”, senza fiducia del parlamento da sei mesi, può gestire la conclusione – e le implicazioni politiche – del processo ai leader indipendentisti catalani, prevista per il mese prossimo (senza tralasciare le criticità attuali dello Stato autonomico, in relazione alla questione dei trasferimenti alle regioni e non solo naturalmente)?» [3].
Pasquale Esposito

[1] Giulia Belardelli, “Il voto compulsivo, la via spagnola che sta bruciando una generazione di leader”, https://www.huffingtonpost.it/entry/spagna-quattro-elezioni-in-quattro-anni_it_5d823dc8e4b0957256af76c1, 18 settembre 2019
[2] “In Spagna si voterà di nuovo”, https://www.ilpost.it/2019/09/18/spagna-elezioni-novembre/, 18 Settembre 2019
[3] Leonida Tedoldi, “Governo in Spagna: Sánchez ci riprova, rischio nuove elezioni”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/governo-spagna-sanchez-ci-riprova-rischio-nuove-elezioni-23933, 16 settembre 2019

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