Spagna: la manovra del popolo?

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Nei giorni scorsi è stata data attenzione all’accordo governativo firmato dal premier spagnolo Pedro Sánchez e il leader di Podemos, Pablo Iglesias esaltando il tema dell’innalzamento del reddito minimo e delle tasse ai più ricchi.

Spagna Salamanca Università. Foto PE

Bisogna dire però che l’accordo prevede molto altro e non solo. La Spagna, sia pur in maniera diversa, deve fare i conti con Bruxelles per il suo deficit. Ma lo fa innanzitutto con un atteggiamento diverso, perché nonostante il ministro Tria si affanni a spiegare che non è una sfida all’Europa comunitaria e il premier Conte tenga bassi i toni e il Presidente della Camera Fico provi a chiarire le posizioni italiane con il presidente della Commissione europea Juncker, il guanto è stato lanciato da più parti e, con parole poco concilianti, contro l’Europa comunitaria dai due vice premier in testa.
In secondo luogo le dimensioni del debito prima e della progressione del deficit sono diversi. La Spagna avevano un deficit del 3,1% nel 2017 e quest’anno scenderanno al 2,7% e preventivano un 1,8% per il prossimo anno.

L’accordo per la Legge di Bilancio del 2019 tra il Partito socialista e Podemos prevede diversi punti e non tutti con un costo a carico dello Stato e per una manovra da 11 miliardi di euro. Più in dettaglio, tra i principali interventi troviamo:

  • aumento del salario minimo a 900 euro al mese nel 2019 e cioè 164 euro in più rispetto al 2018 e la sua applicazione avrà un impatto sulle casse dello Stato di 340 milioni di euro;
  • il mantenimento del potere d’acquisto delle pensioni e un aumento del 3% per le pensioni minime e non contributive con un costo a bilancio di 1 miliardo di euro;
  • una crescita del bilancio del Ministero delle abitazioni del 38% per proteggere gli inquilini e quindi per una miglior accesso alla casa;
  • aumento del bonus per i bambini a carico che passa a 473 euro all’anno contro gli attuali 291e a questa misura si aggiungono i sostegni per le mense infantili per un costo totale di 205 milioni di euro;
  • aumento della spesa per ricerca e scienza e supporto per la promozione di supporti culturali;
    l’imposta sulle società avrà come aliquota minima il 15% per le multinazionali o le imprese che fatturano più di 20 milioni di euro;
  • aumento dell’imposta di due punti percentuali per chi guadagna più di 130 mila euro l’anno e quattro punti per la parte che supera i 300.000 euro;
  • aumento dell’1% della tassa sui patrimoni superiori a 10 milioni di euro;
  • definizione e applicazione di una tassa sulle transazioni finanziarie.

Anche in Spagna sono stati espressi dubbi sull’efficacia della manovra soprattutto perché negli ambienti economici si dice che le entrate non saranno sufficienti a compensare le maggiori uscite e che anche qui, come in Italia, le previsioni di crescita del Governo sono ottimistiche.
Intanto però gli operatori finanziari non si sono trappati i capelli perché lo spread spagnolo non ha oscillato come quello taliano che dall’annuncio della manovra si è spostato di diverse decine di punti.
Pasquale Esposito

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