Spagna: un rompicapo per il governo Sánchez e l’avanzata della destra franchista

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Il risultato delle elezioni in Spagna ha sì decretato una grande vittoria socialista e una sconfitta storica del Partito popolare, ma ha anche lasciato molti dubbi sulla possibilità di un governo duraturo. Dopo la terza elezioni in meno di cinque anni, la fine del bipartitismo è oramai definitiva perché i partiti che hanno almeno un seggio sono 12, in ordine questi sono i partiti con almeno l’1% dei voti:

 

Subito dopo i risultati elettorali la Confindustria spagnola che aveva fatto intendere chiaramente che avrebbe voluto un governo subito e di coalizione con il partito di centro, Ciudadanos, per evitare un accordo con Podemos o con gli indipendentisti catalani, ma la risposta del leader Rivera, uscito enormemente rafforzato dalle urne, è stata secca e quasi sprezzante: «hanno votato gli Spagnoli, non un amministratore delegato o una banca» [1]. Del resto né tra i militanti e né tra i sostenitori del partito socialista si trovano fautori con un accordo con Rivera.

Pedro Sánchez, incaricato di formare il governo, sembra intenzionato per il momento ad offrire solo un patto per il programma a Unidas Podemos, ma questa non è la posizione della sinistra che vuole entrare nell’esecutivo. Pur avendo incontrato anche i partiti del centro-destra, con i quali deve ristabilire un minimo di relazioni istituzionali, la priorità del leader socialista sono e restano Podemos e il PNV.
Un qualche spiraglio è arrivato dal ministro dei lavori pubblici e numero tre del PSOE, José Luis Ábalos, che alla manifestazione del Primo Maggio dichiarava «la nostra intenzione è di avere un governo come quello attuale, da soli, sebbene siamo disposti a raggiungere accordi con altre parti, sebbene la preferenza sia per Unidas Podemos, con il quale esiste già un’esperienza di comune intendimento» [2].

Spagna, La Coruña. Foto Pasquale Esposito

Anche per la formazione di un governo più solido, la semplice maggioranza di 176 seggi non basta, potrebbe essere centrale la questione catalana che continua ovviamente ad essere un cardine della discussione politica spagnola.
Durante la campagna elettorale il PSOE ha continuato a tenere una linea aperta e durante un dibattito televisivo il suo leader «ha parlato della necessità di arrivare a una “coabitazione” tra Catalogna e Spagna». Non va dimenticato che la situazione resta tesa con gli indipendentisti perché buona parte della leadership è in carcere e la Corte suprema spagnola ha «respinto la richiesta di scarcerazione di sei dei dodici leader catalani sotto arresto preventivo dal 2017, dopo il referendum sull’indipendenza. La richiesta era stata avanzata dai carcerati per poter partecipare alle elezioni nazionali di aprile e a quelle locali ed europee che si svolgono in contemporanea il 26 maggio» [3].
Del resto nella direzione del dialogo si potrebbero trovare i quindici deputati di ERC «il partito più dialogante dell’indipendentismo e incline ad una soluzione costituzionale della questione catalana potrebbe consentire, con la vittoria dei socialisti, la formazione di un governo di sinistra insieme a socialisti e Podemos. A questi si potrebbero aggiungere sia il Partito Nazionalista Basco (PNV), sia il partito valenciano Compromis» [4]. E non va dimenticato che Oriol Junqueras leader dell’ERC è stato arrestato ed è in carcere da dove ha condotto la campagna elettorale.

Il nuovo governo quando riuscirà a formarsi oltre alla dirimente questione catalana dovrà affrontare una questione che da molti anni affligge la società spagnola, nonostante la crescita economica anche in questo periodo di instabilità: la disoccupazione. Anche se scesa sotto i 4 milioni «è ancora alta tra i 18 e i 30 anni nel Meridione della Spagna con punte del 66%» [5].

Una considerazione finale va fatta. Se c’è stata un’affermazione sicura della sinistra è anche vero che la Spagna si ritrova in Parlamento, dai tempi della fine di Franco, 24 seggi controllati dall’estrema destra di Vox che già si ritrova al governo in Andalusia grazie alla disponibilità dei centristi. Il suo capo è Santiago Abascal già membro del PP e del Parlamento basco che «per affermarsi a Siviglia ha preso la sfida catalana e l’ha trasformata in una riedizione della guerra civile spagnola. Ha usato la paura, il nazionalismo spagnolista, l’insofferenza, ha rotto qualsiasi tabù sul franchismo e capito che la Spagna si era divisa pro e soprattutto contro Barcellona. Abascal si schiera a difesa dell’ordine, della patria, del sacro destino nazionale così come quello materno delle donne contro gay, indipendentisti e “tremolanti sinistrorsi”. Come Bossi raccoglieva ampolle d’acqua alle fonti del Po, così Abascal si inchina nella grotta dove Don Pelayo si nascose dai musulmani invasori e da lì fece partire (secondo il mito) la Reconquista cristiana [7]. Insomma uno che si incarnerebbero tranquillamente in Franco, un dittatore che ha lasciato nella violenza, nel buio e nell’oscurantismo per decenni il suo paese.
Pasquale Esposito

[1] Elsa García De Blas, “Rivera desdeña las presiones para que pacte con el PSOE: “Han votado los españoles, no la CEOE ni un banco”, https://elpais.com/politica/2019/04/30/actualidad/1556617069_831532.html, 30 aprile 2019; per le dichiarazioni degli imprenditori cfr. Miguel Ángel Noceda, “Los empresarios reclaman una alianza del PSOE con Ciudadanos”, https://elpais.com/economia/2019/04/29/actualidad/1556538207_860534.html, 29 aprile 2019
[2] Anabel Díez e Lucia Abellán,” El PSOE ofrece a Iglesias un pacto programático fuera del Gobierno”, https://elpais.com/politica/2019/05/01/actualidad/1556725568_808833.html, 1 maggio 2019
[3] Fabio Parola, Matteo Villa e Antonio Villafranca, “Spagna al voto: rischio ingovernabilità?”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/spagna-al-voto-rischio-ingovernabilita-22926, 26 aprile 2019
[4] Leonida Tedoldi, “Spagna: la fine del bipartitismo e la ricerca di stabilità politica”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/spagna-la-fine-del-bipartitismo-e-la-ricerca-di-stabilita-politica-22934, 29 aprile 2019
[5] Roberto Pellegrino, “Terremoto in Spagna: Sanchez ci riprova, ma il vero vincitore è Vox”, https://www.linkiesta.it/it/article/2019/04/29/elezioni-spagna-risultati-cosa-succede/41965/, 29 aprile 2019
[6] Andrea Nicastro, “Spagna, aspettando le elezioni: i candidati in campo e la rivolta catalana”, https://www.corriere.it/esteri/cards/spagna-aspettando-elezioni-candidati-campo-rivolta-catalana/spagna-spaccata_principale.shtml, 26 aprile 2019

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