Special Olympics: lo sport per la disabilità intellettiva

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L’intuizione di proporre integrazione grazie all’attività ed alle discipline sportive la ebbe Eunice Kennedy Shriver. Si era nel 1968, negli States, e la sorella di J. F. Kennedy intuì l’importanza di migliorare l’integrazione di persone con disabilità intellettiva attraverso la sollecitazione verso attività motorie a qualsiasi livello di disabilità.
Da questo nacque Special Olympics che, dopo l’iniziale ritrosia che faceva i conti su epoche nelle quali la disabilità veniva vissuta con profonda difficoltà, per lo più racchiusa nelle quattro mura, ha potuto contare nel tempo su un efficace proselitismo sull’argomento. Fu coniato il motto di ogni atleta Special Olympics che poi dovrebbe essere il motto di ogni sportivo a qualsiasi livello: “ Che io possa vincere, ma se non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze”.
Si attribuiva allo sport la possibilità di dimostrare capacità e coraggio ed ottenere in cambio gratificazione e riconoscimento sociale.

Sicuramente non possiamo dire che ci si avvii verso il raggiungimento della normale integrazione tra normodotati e non, ma grandi passi sono stati compiuti e, dalle quattro mura in cui la disabilità era relegata, si sta passando ad un innegabile positivo miglioramento di tale condizione. È chiaro che la strada da percorrere è lunga, la solita difficoltà legata ai mezzi ed alle persone, insomma alle risorse che non si vogliono trovare, da dedicare a questi scopi, appare ogni volta insormontabile. La scuola, fulcro di ogni iniziativa connessa alla causa, che è già attanagliata da tante di quelle difficoltà da farla apparire sempre meno buona di quello che le roboanti affermazioni politiche vogliono far apparire come cambiamenti positivi quando invece generalmente sono percepiti al contrario. Eppure, proprio dalla scuola, e da chi interpreta questa missione che contraddistingue ogni insegnante appassionato della propria professione, arrivano segni che aiutano anche in questo scopo.

Special Olympics, e la parte delle componenti scolastiche che volontariamente hanno voluto aderire a questi progetti, hanno varato programmi e progetti funzionali all’implementazione degli scopi prefissati. Gli insegnanti, proprio come front line dell’iniziativa, hanno per primi tratto motivazione dalla constatazione che l’interazione sociale delle persone con disabilità risulti enormemente migliorata dalle iniziative intraprese. È da loro che è partita la voglia di organizzare allenamenti e le svariate iniziative sportive e di sensibilizzazione che lungo la nazione hanno interessato svariate discipline sportive dalle singole a quelle di squadra. Proprio da questo, si è deciso di organizzare lo sviluppo di squadre che contenessero atleti normodotati con chi non lo è, ed è proprio dalla loro integrazione che si sono rilevati i risultati maggiori. È erroneo attribuire ai disabili i risultati più importanti, spesso si è visto invece che i normodotati hanno ottenuto insegnamento nel rapporto con gli altri perché magari, da normodotato, non aveva mai badato a sufficienza a questo mondo.

È quanto è accaduto all’evento al quale abbiamo assistito in una delle 17 regioni della nazione che lo avevano organizzato. Folla ragguardevole, le note di sottofondo di “mi fa volare”, più file lunghissime di ragazzi ed accompagnatori in maglia rossa con tante associazioni che hanno aderito e dato supporto all’organizzazione, e tutti, con maggior o minor accuratezza, ad eseguire il balletto predisposto. Bello, guardare occhi felici e sguardi sorridenti di tanti ragazzi e ragazze ed anche qualche commossa emozione tra accompagnatori e presenze occasionali che hanno compreso come possa essere soddisfacente partecipare e dare uno scopo relazionale più attivo a soggetti che ne hanno un gran bisogno per migliorare. Lo si è visto; è questa la spinta, lo è chiaramente di più se le famiglie capiscono e sono nella condizione di dedicarsi all’integrazione con maggior lena e possibilità al fianco dell’attività motoria. Sarebbe ancora meglio se la società e lo Stato potessero essere più presenti ed aiutare come sarebbe richiesto, ma al momento può bastare comprenderlo. Può bastare per giudicare anche a quale livello di società evoluta vogliamo scegliere di appartenere. È il messaggio che ci è pervenuto oggi dal Flash Mob al quale abbiamo assistito e di cui facciamo tesoro insieme a chi ha consentito ed aderito a questa iniziativa [1] con i volontari e i loro referenti.
Emidio Maria Di Loreto

[1] Il Kiwanis- distretto Italia/San Marino distretto 11 Abruzzo/ Puglia; l’Asi ( associazioni sportive sociali italiane); l’IIS ” Emilio Alessandrini” di Montesilvano; lo Spaventa di Città Sant’Angelo; l’Ipssar “F. De Cecco” e il Liceo Artistico”MiBe” di Pescara; il liceo classico D’Annunzio di Pescara; l’Istituto Comprensivo di San Giovanni Teatino; il “Raffaele Mattioli” di San Salvo ( CH), l’Associazione Muevete Amigo, la Artificio DEI Onlus, A.S.D. Parco De Riseis, la Fit 5 e Circolo Ippico Sansalvese ed il solito Coordinamento Regionale Abruzzo Special Olympics con i referenti Provinciali Special Olympics, e referenti regionali settore scuola Special Olympics.

Il Flash Mob è stato ospitato dallo store Ikea di San Giovanni Teatino

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