Spoon. They Want My Soul. Ancora nell’olimpo dell’indie-rock

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È sicuramente vero che quando si parla di arte i discorsi che decretano la bontà di un’opera o di un artista non devono tener conto di parametri quantitativi e complicati algoritmi, ma fa una certa impressione quando si legge sul sito di metacritic.com che la migliore band della decade 2000-2009 risulta essere quella degli Spoon.
I criteri che hanno portato in cima alla classifica il gruppo di indie-rock texano sono stati:
1. pubblicazione di almeno tre album nei dieci anni considerati
2. almeno due dei tre hanno superato il punteggio (metascore) di 81 su 100
3. la media del punteggio di tutti i dischi pubblicati uguale o superiore a 81 su 100
Hanno lasciato alle loro spalle altri 34 artisti che rispettavano i criteri di cui sopra. Al secondo posto troviamo i Sigur Rós seguiti da Super Furry Animals, The Welsh, Sleater-Kinney e al quinto posto i White Stripes.

E il 4 agosto scorso hanno dato alle stampe il loro ottavo disco in studio, il primo con il nuovo membro Alex Fischel (chitarra e tastiere) ad affiancare Britt Daniel ( voce e chitarra), Eric Harvey (chitarra, tastiere, percussioni e seconda voce), Rob Pope (basso) e Jim Eno (batteria). Con They Want My Soul, questo il titolo, hanno colpito ancora una volta il segno al di là di ogni calcolo e criterio di valutazione. Magari in qualche frangente non sembra coinvolgere come altri brani nel passato ma le dieci canzoni che compongono lo spartito sono simbolo di creatività musicale che si nutre di soluzioni originali e di note aperte al contributo della loro storia e di quella di dischi altrui. E se a questo si aggiunge l’intatta capacità espressiva e ritmica della voce di Britt Daniel possiamo dire che nessuno avrà la loro anima che resta lontana da becere compromissioni.

Un elemento distintivo che rende attraente l’ascolto è la naturalezza con cui avvengono i passaggi sonori: il rock con chitarre sporche, batteria possente e la voce roca a caratterizzarne la modernità della iniziale Rent I Pay a Inside Out con la voce che mantiene il timbro ma dove il ritmo è più blando e cadenzato e poi si apre ad elementi elettronici quasi ambient. Oppure il passaggio che avviene tra Let Me Mine e New York Kiss, tra rock leggero e con venature appena accennate di blues della prima e i ritornelli su sintetizzatori e movimenti pop-dance della seconda.
Il pop-rock di Do You è sinonimo di leggerezza con i suoi cori e con l’accattivante ritornello e con altrettanta leggerezza condita dall’entrata del piano che rifiorisce la ballata pulita e moderna I Just Don’t Understand, cover dei Beatles. E se provate a mettere con uno stomp, con una sporca chitarra acustica alla Fleetwood Mac, con le deviazioni verso l’universo pinkfloydiano e con l’abrasiva cantata di Britt vi troverete di fronte Knock Knock Knock.
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: indie-rock
Spoon
They Want My Soul
etichetta: Loma Vista
data di pubblicazione: 5 agosto 2014
brani: 10
durata: 37:35
cd: singolo

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