Square the Circle – The Ghibertins, Milano o Nashville?m

The Ghibertins
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La maggior parte delle volte per fare musica bastano voce e chitarra. Se poi questa voce e questa chitarra sono anche di livello, siamo di conseguenza di fronte a della buona musica. Parliamo dei milanesi The Ghibertins: per chi sperava ci fosse una storia di una bizzarra passione per lo scultore fiorentino, mi dispiace dare questa delusione. Il nome del trio milanese nasce dalla via in cui si trovavano a provare nel periodo di formazione. Seppur con influenze musicali diverse, Alessio Hofmann, Alessandro Fogazzi e Lorenzo Rivabella hanno dato vita ad un progetto omogeneo riuscendo a far convergere i propri gusti, creando qualcosa, il folk-rock, che in Italia o non c’è, o non è ancora mainstream.

Ombar rock fest The GhiberinsThe Ghibertins all’Ombar rock fest. Foto Giuseppe Laguzi

Sembra tutto quasi improvvisato, una chitarra suonata con una voce che, per la morbidezza e avvolgenza del suono degli strumenti che la accompagnano, è spesso messa in secondo piano. Gli accordi sono ben curati e il canto, all’apparenza sporco e ruvido (e sinceramente non so quanto naturale), in realtà è preciso, restituendo una delicata atmosfera ambient, pur rimanendo nel difficile territorio rock.
Nell’EP pubblicato a fine ottobre dello scorso anno, Square The Circle, si notano chiaramente tutte le influenze che il gruppo dice di avere; da Father John Misty per l’acustica, ai Mumford And Sons di Babel e Sigh No More per il tocco country e dal graffiato della voce di Alessio Hofmann, simile non a caso a quella di Marcus Mumford.

Il disco contiene sei brani, tutti in lingua inglese; la traccia che lo apre, Walk Away è una ballad, scelta assolutamente intelligente. Aprire con una canzone d’amore fa capire fin da subito l’orientamento della band e, fattore non sottovalutabile, ha la stessa funzione di un pezzo dance: catturare l’attenzione del pubblico, in questo caso ampliandolo anche a quello femminile. La scelta del secondo brano è ancora più furba. Round Trip esprime una rabbia che cozza con il contenuto del pezzo che la precede; «I’ll follow all the tracks of the shit you left behind». Mantiene, tuttavia, lo stesso stile, anche se in questo caso il basso iniziale restituisce subito il senso del testo, molto incisivo ed interessante.
Un po’ banale About Love & Cowardice. Sarà che il tema del “what if” è già stato brutalmente abusato nei secoli dei secoli, sarà che in questo caso la voce di Hofmann non sembra calzare bene sulla strumentale, sarà che anche quest’ultima non brilla per originalità, ma il risultato è estremamente stucchevole. Tra tutte, è quella meno riuscita, perdendosi senza riuscire nell’intento di rimanere.

The Ghibertins Making of Video Great DivideThe Ghibertins, making of video Great Divide.Foto Andrea Olivo

L’EP raccoglie al suo interno tre ballad, tra le quali inserisco anche Great Divide, nettamente superiore sia per testo che per esecuzione. Stupendo il giro di accordi della chitarra e interessante il violino a sorpresa che crea un’atmosfera più intima; è un brano che dà il meglio di sé dal vivo, anche se il gruppo ha affermato di non suonarla spesso per la carica emotiva che trasporta. È sempre difficile accettare la dipartita di una persona importante ed ancora di più condividere una sofferenza con chi magari nemmeno è in grado di comprendere.

Square The Circle è un serpente che si morde la coda. Comincia con un abbandono, mantiene questo filo conduttore per quasi tutti i brani intermedi, per poi giungere alla partenza definitiva, all’assenza. È a tratti intenso, ma tenta a torto di spegnere la fiamma del sentimentalismo (mai pesante) inserendo ad un passo dalla fine un pezzo più ballabile e dinamico, Facing a Loaded Gun, che però soccombe, pur avendo anch’esso un testo non banale, di fronte alla “bella” conclusione, almeno dal punto di vista musicale.

The Ghibertins Square the circle

Impegnati anche nel sociale a sostegno dell’associazione Stop TB Italia Onlus per la lotta alla tubercolosi, The Ghibertins hanno la faccia pulita ma la sfrontatezza di chi vuole arrivare a tutti i costi. Con l’annuncio di un nuovo album con nuove sonorità, con l’inserimento di più strumenti, la paura è quella di poter stravolgere un sound “affermato”. Provare nuove strade quando ancora  non si è asfaltata quella che si sta percorrendo potrebbe essere pericoloso e già ha mietuto vittime nello spietato mondo musicale che non ammette errori.
Il suono proposto fino ad adesso è inedito in Italia, ma spostandoci oltre i confini infiniti sono i gruppi simili, come, non a caso, le già citate influenze. Rimanendo in territorio nazionale la probabilità di arrivare al grande pubblico, vista la qualità, non è sottovalutabile; fuori non saprei. Preoccupiamoci prima che diventino qualcuno qui, per l’”altrove” c’è tempo.
Michela Bonamici

genere: folk, folk-rock, pop-rock
The Ghibertins
Square The Circle
etichetta: autoprodotto
data di pubblicazione: 23 Ottobre 2015
brani: 6
durata: 21.00
cd: EP

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