Sri Lanka: crisi profonda, mancano alimenti medicine e carburante.

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Dal 1948, anno della sua indipendenza dal Regno Unito, lo Sri Lanka non era mai arrivata al punto di non poter onorare i suoi impegni internazionali. Eppure lo Sri Lanka ha attraversato diverse altre pesanti crisi e una guerra civile lunga trent’anni e dalla quale è uscita nel 2009. Il 10 Aprile i medici del paese affermano di aver quasi esaurito i farmaci salvavita e sostengono che questa crisi potrebbe uccidere più di quanto non abbia fatto la Covid-19 in durante la pandemia. Le interruzioni dell’energia elettrica sono quotidiane e durano ore.
Il 12 aprile scorso l’isola di Ceylon, come si chiamava prima, ha dichiarato di essere costretta a sospendere i pagamenti delle rate dei suoi prestiti esteri che in totale assommano a 51 miliardi di dollari, mentre le riserve valutarie sono scarsissime, la rupia dello Sri Lanka perde oltre il 35% del suo valore in un mese.

Il paese sta affrontando la peggiore recessione con delle conseguenze sui cittadini che in gran numero rischiano di finire povertà. La mancanza di valuta pregiata impedisce l’acquisto di alimenti, carburanti i e medicine mettendo a dura prova le condizioni dei 22 milioni di abitanti dell’isola. Il mancato pagamento del debito in valuta può attenuare per qualche settimana il problema ma non cambia la sostanza del problema.
Mercoledì 13 Aprile il nuovo governatore della banca centrale ha chiesto donazioni in sterline, dollari USA ed Euro, donazioni che verranno utilizzate “solo per l’importazione di beni essenziali come cibo, carburante e medicine” [1]. Qualche finanziamento e aiuto arriverà dalla vicina India che tra l’altro spinge per allentare i legami con l’isola della Cina. Quest’ultima già detentrice di una buona quota del debito estero si è anch’essa resa disponibile a dare un supporto finanziario come pure il Giappone.
Le agenzie di rating hanno declassato il debito dello Sri Lanka e oramai siamo prossimi al fallimento.

Dal 31 marzo migliaia di persone, nella capitale commerciale Colombo, sono scese in piazza, molte si sono anche accampate per protestare con continuità e chiedere le dimissioni del governo guidato dal presidente Gotabaya Rajapaksa da suo fratello maggiore, il primo ministro Mahinda Rajapaksa. Nei giorni scorsi centinaia di manifestanti hanno anche tentato di assaltare la casa del presidente tanto che Rajapaksa ha dichiarato lo stato di emergenza e coprifuoco dando pieni poteri alle forze di sicurezza. Lo scorso 3 aprile quasi tutti i componenti del governo si dimettevano lasciando il Presidente e suo fratello isolati. La crisi politica peggiora: la principale alleanza dell’opposizione Samagi Jana Balawegaya (SJB) ha affermato che avrebbe concesso al presidente e al primo ministro una settimana per dimettersi prima di muovere una mozione di sfiducia in parlamento [2].

Le proteste spontanee sembrano non avere una connotazione etnica o religiosa come sempre accaduto nello Sri Lanka; Alan Keenan, ricercatore senior presso l’International Crisis Group con sede a Washington, DC. sostiene che “il collasso economico dello Sri Lanka, e la rabbia che ha generato, hanno dato origine a un movimento di protesta così grande, così sostenuto e così diffuso che può essere definito una rivolta popolare non violenta” [3].
Da anni in Sri Lanka il potere è concentrato nelle mani della famiglia Rajapaksas non solo per la popolarità che ha acquisito ma soprattutto per i cambiamenti costituzionali che sono stati approvati rendendo possibili mandati senza fine e l’accentramento di poteri redendo di fatto una nazione autocratica. Una nazione dove restano irrisolte diverse questioni correlate ai diritti delle minoranze etniche e religiose che continuano a subire pesanti violazioni.
Il fratello maggiore di Gotabaya, Mahinda, è stato presidente dello Sri Lanka dal 2005 al 2015, supervisionando la brutale offensiva del governo dello Sri Lanka contro le Tigri di Liberazione del Tamil Eelam (LTTE) che alla fine ha posto fine alla brutale guerra civile nel 2009. Mahinda è attualmente primo ministro. I fratelli minori Basil e Chamal hanno occupato rispettivamente le posizioni di ministro delle finanze e ministro dell’irrigazione, prima di dimettersi il 3 aprile. Anche il nipote di Gotabaya e il figlio di Mahinda, Namal Rajapaksa, si sono dimessi da ministro dello sport e della gioventù, ma si pensa ancora che stiano osservando una carica politica più elevata nel futuro” [4].

Le casse statali hanno iniziato a perdere entrate da quando nel 2019, il presidente Rajapaksa decise di tagliare le tasse. Già con gli attentati nel 2019 i turisti avevano iniziato a diminuire e successivamente prima la pandemia, l’aumento dei prezzi e la guerra in Ucraina poi hanno fatto il resto sottraendo valuta estera; altri mancati introiti ci sono stati a causa del significativo calo nel 2021 delle rimesse degli emigrati. Il governo ha anche iniziato ad impedire l’acquisto di fertilizzanti chimici che in assenza di tecniche consolidate ha portato anche a scarse produzioni di derrate alimentari come il riso.
Non è un buon capodanno singalese tamil quello che si celebra oggi.

Pasquale Esposito

[1] Sri Lanka debt default has begun, says rating agency, 14 aprile 2022
[2]Timeline of Sri Lanka’s worst economic crisis since independence, 13 aprile 2022; Embattled Sri Lankan PM offers protesters talks as crisis worsens, 14 aprile 2022 ; Uditha Jayasinghee Devjyot Ghoshal, Sri Lanka PM offers protesters talks as opposition eyes no-confidence vote, 13 aprile 2022
[3] Zaheena Rasheed e Rathindra Kuruwita, Sri Lankans set up protest camp, vow to stay till Rajapaksa quits, 13 aprile 2022
[4] Isha Gupta, Sri Lanka’s Oppressive Stability Starts to Crumble, 12 aprile 2022

 

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