Stagione ciclistica 2015: l’incompiuta.

ciclismo
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È vero che la stagione ciclistica non è ancora terminata, è in pieno svolgimento la Vuelta Espana e potrebbe riservare piacevoli sorprese e a fine settembre c’è da disputare un mondiale, ma lo slogan più appropriato per l’annata 2015 mi sembra “vorrei ma non posso”.

Al di là delle classiche, alle quali ormai i ciclisti italiani partecipano esclusivamente come comprimari dopo averle dominate per decenni, i grandi giri hanno fornito dei responsi chiaramente equivoci.
Sia al Giro che al Tour ha vinto il favorito numero uno: consultando l’elenco dei ciclisti partecipanti chiunque avrebbe detto che il più forte al Giro era Alberto Contador ed al Tour Chris Froome. Eppure entrambe le vittorie sono, a mio avviso non veritiere.

Partiamo dal Giro.
Vinto dal più grande ciclista dell’era post pantaniana, Contador. È di tutta evidenza, per chi ha seguito la corsa rosa, che se Fabio Aru avesse ancora avuto a disposizione una sola ulteriore, vera tappa di montagna avrebbe inesorabilmente staccato Contador e si sarebbe aggiudicato il Giro. Non faccio colpe particolare ad Aru ed all’Astana, mi sembra si sia trattato di una evoluzione fisiologica della corsa. Contador, anche in ragione di un’età non più così verde, ha perso smalto con il proseguire della corsa, l’accumularsi dei chilometri nelle gambe e delle asperità nei muscoli del campione spagnolo. Aru, al contrario, ha trovato baldanza e convinzione con il passare delle giornate. Devo dire che anche in precedenza non aveva mai rinunciato ad attaccare nella maniera dovuta ma semplicemente Contador era stato molto più forte. In ogni caso, non si è assistito ad un definitivo passaggio di consegne generazionale davvero per pochissimo

Diversa la situazione al Tour.
Nairo Quintana deve davvero nutrire una serie di rimpianti enormi che devono insegnargli a correre in un altro modo. La Movistar aveva chiaramente in mano la corsa, già da giorni. Froome ha continuato a millantare una forza che aveva smarrito all’inizio della terza settimana e la coppia Quintana–Valverde c’era cascata in pieno. Il banco lo ha fatto saltare il detentore del titolo finito troppo presto fuori classifica. Froome è stato, paradossalmente, sfavorito dalla repentina scomparsa di Vincenzo Nibali dalle posizioni da podio. A quel punto il siciliano, anche per ritrovare la condizione smarrita e salvare una stagione anonima, si è trovato quasi costretto ad attaccare non appena la strada iniziava a salire. Il nervosismo di Froome è stato evidente: la reazione scomposta la termine della 19° tappa ha attestato la paura del britannico. Gli attacchi ripetuti dello squalo hanno smascherato il bluff, Chris Froome era alla corda. A quel punto si è svegliata addirittura la Movistar; questa squadra sembra attanagliata dalla sindrome di Alejandro Valverde, corridore senza alcun dubbio di classe cristallina, in grado di primeggiare sia nelle classiche che nelle corse a tappe, troppo spesso piazzato a causa di una inspiegabile pavidità che lo porta ad essere eccessivamente attendista.
La tattica della Movistar sembrava ritagliata su misura sul carattere di Valverde, quindi anche Quintana ha atteso troppo non attaccando la maglia gialla quando avrebbe potuto e soprattutto attaccando senza la necessaria grinta e convinzione. Solo dopo che Nibali ha dimostrato la vulnerabilità di Froome, finalmente, il duo Movistar si è deciso a rompere gli indugi, ma ormai era decisamente troppo tardi!
Penso davvero di poter affermare che se Quintana si fosse mosso per tempo avrebbe potuto vincere il Tour de France. Il colombiano, al contrario di Aru, deve avere molti rimpianti per la condotta di gara di stampo “valverdiano” che lo portato a piazzarsi soltanto secondo.
Anche in questo caso c’è il rimpianto per non aver assistito al passaggio di consegne generazionale in favore di colui che potrebbe rivelarsi il futuro fuoriclasse delle corse a tappe, in considerazione della davvero verde età del corridore colombiano. Deve liberarsi dell’idea di una condotta di gara attendista, divenendo a pieno titolo il capitano della formazione, almeno per le gare di tre settimane.

C’è spazio per un ultimo rimpianto: Nibali si schiera al via della Vuelta, anche per spalleggiare il giovane compagno di squadra Aru, per riscattare ancor di più una stagione non all’altezza delle aspettative. Invece, dopo sole due tappe, è squalificato sulla base di un video inequivocabile che attesta il traino da parte dell’ammiraglia, a seguito dell’ennesima rovinosa caduta della stagione. Sarebbe stato molto bello vedere i due italiani aiutarsi per primeggiare nella corsa a tappe spagnola.

C’è ancora un piccolo spazio per qualche ulteriore impresa, attendiamo la conclusione della stagione: finale della Vuelta, mondiale e Lombardia.
Buon divertimento!

Vittorio Fresa

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