2021: un anno nero per temperature, per mari e per emissioni di gas serra

riscaldamento globale emissioni gas serra inquinamento
history 6 minuti di lettura

Che in questi anni si è fatto e si stia facendo poco per combatter il riscaldamento globale – e in generale per favorire la sostenibilità ambientale – provocato dalle attività umane era evidente, ma il rapporto sullo Stato del clima 2021 [1] ne è la sua certificazione. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) che ha pubblicato qualche giorno fa il rapporto, lo scorso anno, si sono registrati una serie di record negativi per il nostro Pianeta: peggior anno per le concentrazioni di gas serra, per l’innalzamento del livello del mare, il calore degli oceani e l’acidificazione degli oceani stessi. Lo stesso rapporto ci dice che gli ultimi sette anni sono stati quelli con le più alte temperature mai registrate.
E la guerra in Ucraina dopo l’invasione russa potrebbe peggiorare ulteriormente le cose nel 2022.

Stato del clima globale 2021

Il rapporto include dettagliate informazioni su le concentrazioni di gas serra, la temperatura superficiale media annua globale, il livello medio globale dei mari, la temperatura degli oceani, l’acidificazione degli oceani, l’estensione del ghiaccio marino e le variazioni della massa delle calotte glaciali e dei ghiacciai.
Nella prefazione Petteri Taalas, segretario generale dell’OMM scrive che «stabilizzare la temperatura media globale tra 1,5 °C e 2 °C sopra il livello preindustriale (1850–1900) entro la fine di questo secolo richiederà un’ambiziosa riduzione delle emissioni dei gas serra che devono accelerare durante questo decennio. I sistemi di allerta precoce sono assolutamente necessari in tutti i settori per l’adattamento climatico. Tuttavia, meno della metà degli esperti dichiara di averne».

Per quanto riguarda la temperatura, il rapporto spiega che la media globale nel 2021 è stata 1,11, ± 0,13 °C al di sopra della media 1850-1900, collocando lo scorso anno tra il quinto e il settimo anno più caldo a livello globale. Ma gli ultimi sette anni, quelli che vanno dal 2015 al 2021, sono stati quelli più caldi mai registrati. L’anno 2021 è stato meno caldo di alcuni degli ultimi anni per l’influenza del fenomeno climatico La Niña (fenomeno che consiste in un raffreddamento della temperatura delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centrale ed orientale) all’inizio e alla fine dell’anno.

Eccezionali ondate di caldo hanno battuto i record in Nord America e Mediterraneo. Nella Valle della Morte, in California, la temperatura ha raggiunto 54,4 °C il 9 luglio 2021, mentre a Siracusa in Sicilia si sono registrati 48,8 °C. Ci sono state temperature record anche in Canada o nel deserto dell’Algeria. E poi vanno registrate inondazioni mortali e costose con perdite economiche di 17,7 miliardi di dollari nella provincia cinese dell’Henan e nell’ovest; l’Europa ha subito alcune delle sue inondazioni più gravi nel mese di luglio che ne caso della Germania hanno significato oltre 20 miliardi di dollari di danni.

Contemporaneamente la siccità avanza anche in zone del Canada, negli USA, in Iran, Afghanistan, Pakistan, Turchia e Turkmenistan. In Canada, la grave siccità ha comportato la previsioni di raccolto di grano e colza di un 35%-40% inferiori ai livelli del 2020.

Le temperature crescono anche per le acque degli oceani e continueranno a crescere senza interventi drastici. Inoltre assorbendo un quarto circa delle emissioni di anidride carbonica (CO₂) in atmosfera, dovuta alle attività umane, gli oceani diventano sempre più acidi – e nel 2021 il ph è stato misurato come il più basso di sempre – si rompe l’equilibrio dell’ecosistema e conseguenti gravi rischi per la vita degli organismi con tutto ciò che ne consegue per la sicurezza alimentare ma anche per la vita che ruota intorno al mare.

Nel 2021 Il livello medio globale del mare ha raggiunto un nuovo record dovuto ad un aumento medio di 4,5 mm all’anno nel periodo 2013–2021, una crescita quasi doppia rispetto ai 2,9 mm all’anno del periodo 1993-2002.

Le concentrazioni atmosferiche di gas serra sono il frutto di un equilibrio tra le emissioni da attività umane, fonti naturali e affonda nella biosfera e nell’oceano. Le attività umane sono state il principale motore del cambiamento climatico dalla metà del Novecento provocando crescenti livelli di concentrazione di gas serra nell’atmosfera.
Secondo il rapporto l’aumento della concentrazione atmosferica di CO₂ dal 2019 al 2020 era leggermente inferiore a quello osservato dal 2018 al 2019, ma superiore alla media annuale del tasso di crescita nell’ultimo decennio. E questo è nonostante una diminuzione delle emissioni di CO₂ da combustibili fossili nel 2020 a causa delle restrizioni dovute alla pandemia da Covid-19. Dati in tempo reale da località specifiche, tra cui Mauna Loa (Hawaii) e Cape Grim (Tasmania) indicano che i livelli di emissione dei gas serra – CO₂, metano (CH₄) e protossido di azoto ((N₂O) quest’ultimo dovuto al crescente utilizzo di fertilizzanti azotati in agricoltura – hanno continuato ad aumentare nel 2021.

Il buco dell’ozono antartico ha raggiunto un’area massima di 24,8 milioni di km2 nel 2021. Questo buco dell’ozono insolitamente profondo e grande è stato guidato da un vortice polare forte e stabile e condizioni più fredde della media nella bassa stratosfera.

Al punto in cui siamo e cioè sull’orlo di un baratro che potrebbe non consentirci di arrestare una drammatica reazione a catena, non basta riciclare non basta più riempire terreni e mari di pale eoliche, … bisogna produrre e consumare meno oltre che meglio. E non pensiamo che la de-materializzazione che sta avvenendo con il digitale sia poco impattante come ha spiegato bene Paolo Landi quando precisa che «nessuna tecnologia è neutrale, nessuna è gratis, nemmeno le app inventate da Zuckerberg, al contrario di quanto lui vorrebbe farci credere. Ce ne accorgiamo anche quando accendiamo il pc: una specie di vento, il soffio di un organismo in affaticamento, accompagna per qualche secondo la connessione che illumina lo schermo (mentre, fuori, il cerchio rosso del contatore immaginiamo giri vorticosamente). Pare che l’energia che consumiamo per usare tutti i device digitali presenti sul pianeta (smartphone, server, terminali, reti ecc.) cresca al ritmo del 10% l’anno» [2].
Pasquale Esposito

[1] Stato del clima 2021, https://mcusercontent.com/e35fa2254c2a4394f75d43308/files/3d2f5b01-11a6-dee2-a42a-13ad5002dc33/1290_Statement_2021_en_1_.pdf
[2] Paolo Landi, Inquinamento digitale, 26 maggio 2022

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article