Stato di salute in Europa e in Italia

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La diffusione del Rapporto sullo stato di salute nell’Unione Europea ha rispolverato alcune considerazioni sul nostro Paese e sulle sue condizioni connesse in Sanità dalle quali non si può prescindere.
Tornano ad affollarsi, nel fruitore medio di servizi sanitari e sulla popolazione che ha dovuto modificare stili di vita ed approccio alle cure, in troppi casi giustificatissimi ed opportuni, riflessioni apparentemente in contrasto tra loro. Da un lato esse lasciano percepire una erogazione di servizi sanitari troppo spesso carenti, dall’altra comportano l’idea che resista l’impostazione del SSN avuta dai suoi padri e madri e che basterebbe solamente apportare modifiche, a volte piccole, altre più strutturali, per continuare a fruire di servizi sostenibili e soprattutto al passo con una tecnologia che per fortuna corre veloce. La speranza che in molti cova è che la crisi finisca presto e che, con essa, illuminati politici, che pure nel passato non sono mancati, tornino a dare i loro contributi per evitare che, carenze di medici, finanze, scuola ed università, lascino alla sanità un “de profundis” che non renderebbe giustizia alla nostra cultura e tradizione di approccio al sociale.

Dai dati contenuti nel rapporto “State of Health in the EU Italia Profilo della Sanità 2019” [1] emerge un quadro diverso dalla percezione che le cronache sanitarie lascerebbero intuire, malgrado riguardino un paese non ai primi posti nelle statistiche socio economiche e nei dati occupazionali. Forse il motivo di una buona sanità nonostante condizioni economiche critiche sta che nel passato sono state adottate misure pertinenti. Non solo ma il profilo politico di decenni addietro dava rilievo al miglioramento della società indipendente da fattori contingenti e, come conditio sine qua non, di un evolversi dei popoli che altrimenti non sarebbe tale.

I dati del rapporto riguardano una popolazione europea di 511.876.000 di cui 60.537.000 sono italiani. Di questi rispettivamente il 19,4% sono ultra sessantacinquenni in UE mentre  sono il 22,3 italiani. Su questa popolazione insistono un PIL pro capite di 30.000€ in UE e 28.900 in Italia. Cattivi anche i dati per gli italiani relativi a tasso di povertà relativa e disoccupazione che sono rispettivamente del 20,3% e 11,2 % rispetto alle medie UE pari a 16,9% e 7,6% .

Il dato che colpisce è che, malgrado non sia nei primi posti come dato economico ed occupazionale, nelle diagnosi accertate di tumori, la sopravvivenza oltre i 5 anni in Italia rispetto all’UE è significativamente più levata. Oltre che le condizioni di vita nei vari paesi giocano un ruolo anche le diagnosi precoci e la qualità delle cure che, abbiamo già visto in altre circostanze, riescono ad eccellere in alcuni settori ad elevatissima tecnologia (terapia genica ad es.) dove le nostre Università producono ancora esempi qualificanti nella formazione dei futuri professionisti.

Si osserva dunque una sopravvivenza a 5 anni nel cancro al polmone del 16% rispetto al 15% in Europa, 90% nella prostata rispetto all’87%, 86% rispetto all’83% per il tumore al seno ed il 64% rispetto al 60% per il cancro del colon.

Questi dati purtroppo nascondono disuguaglianze se si guarda ai territori che, come un vecchio mantra non abbandona mai la nostra Italia. Si è ancora lontani dall’ottenere un’omogeneità- La Questione meridionale è ben evidente e non solo non si è avviata una sua risoluzione ma è orientata ad acuirsi. A questo un’altra parallela considerazione che emerge dal Rapporto è che il dato dell’istruzione è illuminante: gli italiani meno istruiti vivono mediamente 4,5 anni in meno rispetto agli istruiti ed anche che le persone che risiedono al Nord in regioni più abbienti vivono almeno 3 anni in più rispetto a coloro che abitano le Regioni più povere. Un dato che è abbastanza diffuso anche nella conoscenza della popolazione che, quando è nelle condizioni di poterlo esercitare, ricorre a quella migrazione sanitaria verso il nord che incide anche significativamente sui bilanci delle Asl.

Chiaramente la differenziazione tra zone con dati più confortanti e le altre trova conferma nell’aver anche applicato con successo politiche di prevenzione attraverso gli screening che consentono di intervenire in fase iniziale sulle patologie con innalzamento immediato delle probabilità di guarigione. Pari discorso per le campagne informative che anche la politica ha almeno in fase iniziale accolto favorevolmente. Quella sul fumo ci riconsegna un dato sul quale riflettere: il cancro ai polmoni è in diminuzione sugli uomini mentre non lo è nelle donne. Su queste ultime si osserva un aumento del 2,2 % proprio perché su di esse insiste una diffusione all’uso del fumo di sigaretta che aumenta.

Volendo trarre elementi di riflessione dai dati comunicati resta il conforto che in Italia si ha la seconda miglior speranza di vita in Europa, dopo la Spagna. Il SSN rivendica sempre la sua efficienza nell’erogare prestazioni sanitarie di qualità a costi bassi malgrado insistano sempre le solite disparità tra quanto erogato tra Nord e Sud.

Relativamente alla spesa sanitaria si scopre nel documento che in Italia nel 2017 era 2.483 €, e cioè l’8,8% del PIL rispetto a 2.884€ e 9,8% del PIL UE,….una significativa diminuzione del 15% che però ha ripreso ad aumentare.

Da quanto emerso in questo rapporto si ottengono dati illuminanti per una politica attenta. È bene considerare che questi risultati sono relativi alle politiche decise parecchi anni prima. La situazione attuale, cioè, determinerà lo stato di salute della nazione solo tra qualche anno, per ipotizzare quale sarà vi è bisogno di una visione politica che troppo spesso si ha l’impressione di non avere. Tuttavia gli elementi di riflessione indotti dai dati esposti sono numerosi; essi potrebbero dare impulsi migliorativi sul futuro. La fiducia su quanto fatto nel passato potrebbe tranquillizzare, di esempi ce ne sono stati, adesso se ne attendono da chi ha la pretesa di proporsi ad emularli. Almeno.

Emidio M. Di Loreto

[1] https://ec.europa.eu/health/sites/health/files/state/docs/2019_chp_it_italy.pdf

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