Stefano Etzi, Tante piccole cose

Tante piccole cose Stefano Etzi
history 5 minuti di lettura

Una somma di passi, che arrivano a cento / di scelte sbagliate, che ho capito col tempo […]
Come ogni minuto che abbiamo sprecato / E non ritornerà…”
(Niccolò Fabi, Una somma di piccole cose)

Se ogni libro avesse la propria colonna sonora, “Tante piccole cose”, il romanzo di Stefano Etzi (edito da Dalia Edizioni), sarebbe accompagnato da questo brano di Niccolò Fabi. Non tanto per l’assonanza semantica tra i titoli, piuttosto perché le parole di Fabi racchiudono perfettamente il senso del libro: la comprensione tardiva delle proprie (non) scelte, quando gli eventi hanno ormai preso una piega incontrollata.

Daniele Masala, il protagonista del romanzo, è un assassino. In una giornata normale, con sconcertante lucidità, ha massacrato i suoceri e la moglie. Non ha tentato la fuga, non ha cercato di nascondere i corpi o le armi del delitto. Si è acceso una sigaretta, l’unica soddisfazione delle sue giornate tristi, e ha aspettato che i carabinieri arrivassero ad arrestarlo. Dal carcere, ripercorre la propria esistenza per rintracciare l’origine di quella violenza esplosa con tanta semplicità.

Stefano Etzii Tante piccole coseNei ricordi che pian piano emergono, Daniele non ricerca i motivi che possano giustificare il crimine compiuto. Non ne ha bisogno, poiché non prova alcun pentimento. Ogni evento che riaffiora, la memoria di ogni istante vissuto, lo avvicinano sempre più alla propria verità: l’omicidio era l’unica soluzione possibile. “Mi rendevo perfettamente conto di quello che stavo facendo e non provavo nessuna pietà. Se potessi, lo rifarei ancora e, anzi, il mio unico cruccio è quello di non averlo fatto prima”. Non siamo di fronte a un tentativo di autoassoluzione, né alla folle testimonianza di uno psicopatico: i pensieri di Daniele sono l’espressione di una presa di coscienza consapevole e inevitabile.

Stefano Etzi sceglie il modo più onesto per raccontare la vicenda, eliminando sforzi di interpretazione e possibili fraintendimenti. In un lungo monologo, Daniele si confida a sé stesso, cercando di mettere ordine nel proprio passato. Mentre le pagine scorrono, diventiamo partecipi della sua sofferenza psicologica e della sua assoluta passività, mentre il mondo intorno frana e cade a pezzi.

Daniele è originario di un piccolo paese della Sardegna. Ha trascorso l’adolescenza chiuso nella sua cameretta, distante da tutti, incapace di intercettare le vibrazioni del mondo e di farne parte. I rari momenti di evasione gli “sembravano solo intervalli tra un momento di solitudine e l’altro”. Appena ha conosciuto una donna, ha deciso di sposarla. Nella sua esistenza fin troppo remissiva, gli era parsa un’occasione perfetta per sentirsi finalmente uomo e sperimentare un sussulto.

Era convinto che sposarsi fosse il modo più veloce per scappare dall’insoddisfazione della propria vita familiare, in cui i giorni si ripetevano vuoti e anonimi. Con i genitori non aveva un ottimo rapporto, non perché litigassero: la loro esistenza ordinaria non offriva nemmeno i pretesti per una discussione. Semplicemente non avevano nulla da spartire, se non le pareti che erano costretti a condividere. Nella casa dei suoceri, dove si è trasferito appena sposato, credeva di poter trovare finalmente la serenità.

Ma è un’illusione. Ben presto, è costretto a fare i conti con una realtà diversa, fatta di soprusi, vessazioni e accuse verbali. Il suo bisogno di sentirsi accettato lo porta ad essere disposto a tutto, pure “a interpretare le frustate come fossero carezze”. La frustrazione inizia a soffocarlo, eppure agli altri concede silenzi, sorrisi compiaciuti o smorfie di complicità. Dentro di sé, Daniele si sente di nuovo incompreso e umiliato, ma non ha il coraggio di reagire. L’abitudine lo annichilisce, ne spegne ogni manifestazione vitale. Accetta qualsiasi angheria, convinto che l’indifferenza sia la strategia migliore per sopravvivere. Ma ogni giorno che passa è una piccola cosa che si aggiunge, verso il drammatico epilogo. “Per quieto vivere ho sopportato – passerà, mi dicevo – fino a rimanere schiacciato. Pazienza, non c’è modo di rimediare”.

La ricostruzione dei fatti da parte di Daniele si alterna ad altre voci. Sono i racconti delle persone che lo hanno conosciuto e che offrono la loro testimonianza: amici d’infanzia, compagni di classe, vicini di casa, compaesani. Per tutti, Daniele è poco più di un’ombra, una conoscenza passeggera, destinata a non lasciare traccia. Ma sono parole senza valore, sia che sparino sentenze sia che accennino a giustificazioni. Etzi, tra le righe, mette in guardia il lettore: in questo disordine di opinioni, le uniche attendibili sono quelle pronunciate da Daniele. Tutte le altre, volutamente contraddittorie, sono solo la rappresentazione di una società ipocrita e distratta, pronta prima ad alimentare l’alienazione e l’insofferenza dei soggetti più fragili e poi a condannarli senza pietà non appena quel disagio trova sfogo.

La vera protagonista del romanzo è la famiglia, solitamente considerata luogo di protezione, eppure spesso teatro di atroci violenze. Tra le pareti domestiche, si consumano incomprensioni, gelosie e risentimenti che non tutti hanno la forza di tenere a bada. La cronaca, del resto, ci dà continuamente notizia di tragedie familiari, avvenute per motivi futili. Sono esagerazioni, ovviamente, episodi in cui la pazienza si logora, sfociando in una violenza inaudita. Negli altri casi, il rancore può restare silente, scorrere sotto l’apparente calma della quotidianità, ma rivelarsi comunque intollerabile.

L’autore, pertanto, ci costringe a guardare dentro noi stessi, a indagare le nostre vite, per capire se corrispondono davvero all’ideale di felicità che avevamo immaginato. Quando andiamo a dormire a fine giornata, nella parte di letto che ci spetta o che ci siamo scelti, abbiamo la testa ingombra di speranze o rimpianti? Nel nostro incedere giornaliero, proseguiamo spediti o esitiamo? Senza ipocrisie, tutti quanti scendiamo ogni giorno a compromessi, semplicemente perché non abbiamo alternative. In fondo, ognuno convive con le proprie piccole cose: il suo piccolo bagaglio di affanni, paure e apprensioni. L’esistenza di un uomo sta tutta lì: in un appuntamento mancato, un successo sfumato, una scelta ritardata, una parola taciuta.

Lorenzo Di Anselmo

Stefano Etzi
Tante piccole cose
Dalia Edizioni, 2020
Pagine 264, €15,00

 

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: