Stoner, profeta in patria

motociclismo circuito

domina il Gran Premio d'Australia davanti a uno strepitoso , partito dodicesimo, e a un combattivo , per la prima volta sul podio quest'anno.

Casey Stoner, Valentino Rossi e Nicky Hayden: il primo con lo scafoide a pezzi, l'altro con una fastidiosa distorsione cervicale a causa della rovinosa caduta di ieri in prova , il terzo che ancora saltella con le stampelle per un brutto infortunio a un calcagno rimediato l'estate scorsa.

Questo l'incredibile podio del Gran Premio d'Australia che testimonia, una volta di più, come il motociclismo sia uno sport “fatto da eroi” (la citazione del Dr. Costa è doverosa!).

Il circuito di Phillip Island, una delle piste più belle e difficili del motomondiale, ha ospitato oggi una corsa emozionate e ricca di spunti di riflessione.

Nel giorno del centesimo gran premio della Ducati in MotoGp, Stoner ha dominato la gara dal primo all'ultimo giro, senza mai essere veramente impensierito dagli inseguitori se non nei primissimi giri: “All'inizio ero un po' preoccupato perché Hayden non mollava. Poi sono riuscito a prendere un po' di vantaggio. Dopo un week end difficile, questa mattina siamo riusciti a trovare l'assetto perfetto”. Preciso, freddo, senza sbavature. Insomma, il pilota australiano sembra essere tornato il marziano della stagione scorsa. Ma questo dominio non deve trarre in inganno. Alle spalle dell'ex campione del mondo infatti si è svolto un duello spettacolare, senza esclusione di colpi, condotto da Rossi e che ha visto protagonisti tutti i piloti Yamaha e il solito generosissimo Andrea Dovizioso.

Rossi, appunto. Il campione del mondo guadagna qualche posizione già in partenza poi, con pazienza, “mestiere” e bravura, costruisce una formidabile rimonta: basti dire che, dopo appena sette giri dal via, è già in zona podio. Ma è chiaro che al Dottore non basta arrivare a ridosso dei primi: vuole esserci. Se Stoner è imprendibile – i tempi registrati sul giro sono impressionanti – Hayden sembra alla sua portata. E infatti Rossi lo supera all'inizio dell'ultimo giro, complice una Honda, quella di Hayden, non proprio stabilissima. “E' il miglior risultato che potevo fare oggi; la caduta di ieri infatti mi ha tolto la possibilità di vincere. Mi sono divertito, ho perso un po' di tempo con Toseland che ha venduto la cara la pelle, poi sono riuscito a prendere anche Hayden”.

Se Rossi ha compiuto una rimonta da campione, Kentucky Kid ha condotto una gara magistrale, riuscendo a tirar fuori dalla propria moto un passo di gara impensabile nelle prove e arrendendosi solo a causa dello scivolamento eccessivo della gomma posteriore. “All'inizio ho provato a stare incollato a Stoner ma ho commesso un piccolo errore. Alla fine sapevo di avere dei problemi, ho cercato di tenere dietro Valentino ma non ce l'ho fatta. Ma sono contento lo stesso”.
E c'è da credergli, visto che se non ci fosse stato lui a difendere i colori della HRC, la Honda avrebbe chiuso il fine settimana in modo amaro vista la caduta di Daniel Pedrosa alla prima curva (ruote sull'erba, moto ingovernabile).

Quarta posizione per Jorge Lorenzo che precede rispettivamente Shinya Nakano, che agguanta un quinto posto che fa classifica ma non entusiasma,  James Toseland, deciso e aggressivo e Andrea Dovizioso, autore di sorpassi di gran classe.

Risultati a parte, la gara di oggi è la prova lampante di come, quando le gomme non dominano, si possano tornare a vedere le battaglie “dei bei tempi”. La conformazione della pista di Phillip Island infatti livella le differenze, e rende il ruolo degli pneumatici meno importante rispetto ad altre piste. E in un'ottica monogomma la corsa odierna è un gustoso aperitivo di quanto potremmo vedere nel 2009. L'annuncio ufficiale dei partecipanti alla gara d'asta è previsto tra due settimane in Malesia anche se un duro comunicato stampa di Michelin fa intravedere la possibilità che la casa francese non presenti la propria offerta, lasciando pista libera alla Bridgestone.
Alessandra Rossi

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