Storia Romantica della Fotografia di Elda Alvigini

Elisabetta Di Carlo e Elda Alvigin

Un’opera prima, femminile e decisa, in cui, attraverso la storia d’amore tra Claire e Valerio, interpretati rispettivamente da Claire Palazzo e Livio Kone, si racconta la fotografia tramite le testimonianze di autorevoli fotografi ed esperti italiani.
A metà strada tra il film e il documentario si colloca Storia Romantica della Fotografia, scritto da Elda Alvigini e diretto dalla stessa autrice con Elisabetta Di Carlo, per la casa di produzione Mv Pictures.

La narrazione procede in maniera equilibrata, tra professionalità e casualità, portando Claire, giovane studentessa in cerca della sua strada, a scoprire, scatto dopo scatto, le tappe e le tecniche più importanti della fotografia. Il docufilm non ambisce alla completezza o all’esaustività ma intende, piuttosto, prendere lo spettatore per mano per condurlo nel mondo della fotografia, senza semplificarlo o ridurne la complessità.

 Riccardo Ghilardi e Claire Palazzo foto MauroMeconi
Storia romantica della fotografia. Riccardo Ghilardi e Claire Palazzo. Foto Mauro Meconi

Storia Romantica della Fotografia è costruito sulla base dei suoi protagonisti che, nel rapporto con Claire, illustrano da una parte il loro personale punto di vista; dall’altra, la tecnica. Per questo, il docu-film si presta a molteplici livelli di fruizione. Per cui, gli spettatori più esperti riconosceranno tecniche, personaggi e immagini; potranno cogliere le citazioni dell’autrice e divertirsi a costruire una serie di nessi mentali. Gli altri, godranno della ficcante sceneggiatura, guidata dalla profonda voce narrante del maestro Gianni Berengo Gardin; delle meravigliose quanto mai scontate location, scelte per esaltare la bellezza delle nostre città in maniera sobria e non chiassosa. Tutti potranno cogliere, più o meno inconsciamente, le elegantissime scelte cromatiche che connotano l’intera trama, a partire dai colori dei due protagonisti e potranno trovare nelle domande di Claire e nelle risposte degli intervistati, preziosi spunti di riflessione e, persino, consigli di lettura.

La trama è costruita in maniera fluida, per cui le interviste si susseguono come se fossero incontri casuali, in cui l’uno porta “naturalmente” all’altro; per svelare solo alla fine la presenza di un deus ex machina, stratega silenzioso del percorso di formazione di Claire. Ogni professionista intervistato contribuisce in maniera speciale al tutto, facendo emergere la capacità dell’autrice,  Elda Alvigini, alla sua prima prova nel ruolo di regista e autrice per il cinema, di mantenere sempre un sano e saldo rapporto con la realtà, senza inventare o aggiungere nulla; quando, al contrario, sarebbe stato facile lasciarsi prendere la mano e partire per voli pindarici. I dialoghi, pieni e densi, nascono sempre da una riflessione su un dato di realtà, come foto esistenti, servizi realizzati, esperienze di vita.
Fabio Lovino, racconta che «il rapporto con il l’immagine è sempre soggettivo e che la fotografia più che ricerca della verità e una ricerca di espressione». Alessandro Bianco, fotografo e artigiano, afferma che se anche il cellulare si possa considerare un’ottima «ruota di scorta», con la reflex si ha un altro tipo di rapporto, più intimo. Per dirla tutta, secondo il fotografo, che ormai si è adeguato all’era del digitale: «la magia della fotografia sta nella camera oscura”.

Alessandro Bianco
Storia romantica della fotografia. Alessandro Bianco. Foto Mauro Meconi

Dopo questi due primi incontri, Claire si imbatte in Guido Laudani, cardiologo e fotografo che dimostra come nella vita sia possibile coltivare passioni distinte, senza sminuirle o confonderle ma semplicemente separandole. Nel caso specifico, facendo il cardiologo in studio e il fotografo fuori. Da qui, il ritmo del docu-film accelera – proprio come il cuore di Claire – e il dott. Laudani, confermando la sua indole di medico, le “prescrive” l’incontro con Barbara Ledda, fotografa nota per ritratti ad artisti e attori, per cui la fotografia, che le è “capitata” come un colpo di fulmine, è questione di rapporto e dipende dall’empatia che si crea tra fotografo e soggetto.

Grazie a Barbara Ledda, Claire va a Milano dove, gli intensi incontri con Nicolò Di Benedetto di Ottica Cavour, il negozio di fotografia più antico e conosciuto d’Italia, e Chiara Cagnan, giovane fotografa che si è affermata per l’uso dell’analogica, comprende come la differenza tra analogico e digitale sia sostanzialmente una questione di approccio e di pensiero, più che di tecnica. Perché, per usare le parole della Cagnan, che presenta a Claire le magie della camera oscura, «l’analogico ti costringe a pensare di più», nella misura in cui richiede a priori una riflessione e pianificazione maggiori dal momento che gli scatti sono numerati e non infiniti. Entrambi sottolineano l’importanza della stampa, in quanto i supporti, soprattutto quelli digitali sono inaffidabili e non immuni al passaggio del tempo. «Una fotografia è tale solo quando viene stampata, altrimenti rimane una bella immagine». Altrettanto fondamentale, per comprendere l’importanza dello studio oltre che dell’ispirazione e del “momento” è l’incontro con Riccardo Ghilardi che, tramite la sua storia dirompente, trasmette a Claire l’importanza di non arrendersi mai.

E quando il cerchio sembra chiudersi con un romantico epilogo, il docu-film regala l’ultima perla: l’incontro di Claire con il maestro Gianni Berengo Gardin che, dopo averla accompagnata, come voce narrante, lungo tutto il percorso, si presta a soddisfarne domande e curiosità.

Storia romantica della fotografia è un crogiolo di storie e incontri, in cui la matrice divulgativa del documentario si unisce alla poesia del romanzo, in una fusione calibrata dei generi che non ha nulla di lezioso e neppure di didascalico. Storia romantica della fotografia è inevitabilmente istruttivo senza essere pedante, perché le conoscenze trasmesse, nel loro essere legate alla vita, non sono mai nozioni erudite, astratte e fredde.

Ludovica Palmieri

Storia romantica della fotografia
Soggetto e sceneggiatura Elda Alvigini
Fotografia Francisco Gaete Vega
Montaggio Luigi Mariani
Regia Elda Alvigini ed Elisabetta Di Carlo
Con
Gianni Berengo Gardin che è anche la voce narrante
Fabio Lovino, Alessandro Bianco, Guido Laudani, Barbara Ledda, Nicoló Di Benedetto, Chiara Cagnan, Riccardo Ghilardi
Gli attori sono Claire Palazzo e Livio Kone
Cameo di Claudio Alvigini

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