Storie di donne. Paola Egonu, una regina alla corte del volley.

Paola Egonu
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Ci sono gesti atletici di Paola Egonu che riempiono gli occhi, la mente, e il cuore.
Quando si inarca per dare maggior potenza alla schiacciata, quando va a muro, sembra giocare con la forza di gravità e per un attimo averla vinta.
Una vecchia pubblicità, bella quanto fortunata recitava: La potenza è nulla senza controllo. Con la Egonu assistiamo a un perfetto mix di potenza e controllo. La sua è pura energia esplosiva, messa al servizio della squadra e del gioco.

Questa è Paola Egonu sul campo. Noi abbiamo provato ad ascoltare la Paola Egonu fuori dal campo. Volevamo raccontare la giovane donna di ventun anni, i suoi entusiasmi, il suo sguardo sul mondo, le sue paure.
La sua voce è morbida, pacata, riflessiva. Ha i modi eleganti di chi non si è montato la testa, pur sapendo di essere una delle migliori giocatrici di volley presenti oggi sulla scena internazionale. Si scusa quando pensa di essersi espressa male, di non essere stata sufficientemente chiara.
Le pongo subito la domanda che rivolgo abitualmente per scaldare i motori, per dare all’interlocutrice la possibilità di trovare una propria definizione di se stesso.
Chi è Paola Egonu?
Paola Egonu è una ragazza di 21 anni, che gioca a pallavolo, studia, esce con gli amici, passa del tempo con la propria famiglia. Quindi è una semplice ragazza di 21 anni. Niente di più.

Mi sorprende piacevolmente la semplicità, l’umiltà della risposta, che arriva semplice e diretta.
Come è arrivata alla pallavolo?

Per puro caso. Quando andavo alle medie dopo aver finito i compiti stavo molto in casa. Allora mio padre mi ha proposto di trovare uno sport. Ho provato ad allenarmi una settimana a pallavolo e non ero molto convinta. Perché l’idea di essere guidata da un allenatore un po’ mi infastidiva. Poi ho iniziato ad apprezzarlo molto, ad apprezzare la squadra, le compagne, e tutte le emozioni delle prime partite, o anche soltanto gli allenamenti in cui magari riuscivo a raggiungere un obiettivo che mi ero prefissata. Quindi è iniziata così.

Quante ore al giorno si allena?
Senza il coronavirus massimo cinque, divise tra la mattina il pomeriggio.
Con il coronavirus è molto più complicato. Cerco di tenermi in forma allenandomi a casa. Al massimo un’ora, per non strafare. Cerco di tenermi in moto, di non lasciarmi andare. E fino ad adesso ci sono riuscita.

Cosa le piace di più e che cosa di meno della pallavolo?
Mi piace un sacco che sia un gioco di squadra. Così, anche quando si è in difficoltà ci sono le compagne che ti aiutano. E questo ti fa andare avanti. Quello che magari mi piace meno, ma è inevitabile in uno sport, è che nonostante tutta la preparazione che puoi aver fatto nel momento decisivo potrebbe andare tutto storto. Non ti viene riconosciuta tutta la fatica, tutti i sacrifici che hai fatto. Però non si molla e si continua a lavorare. Sperando di essere più forti, e cresciuti per la sfida successiva.

Che cosa ti ha insegnato la pallavolo?
La pallavolo mi ha insegnato a dare il 100%. A continuare a lavorare quando le cose non vengono, a fidarmi delle mie compagne di squadra, degli allenatori, di tutto lo staff, e che tutto il lavoro, il sacrificio prima o poi paga.

Prima ti fidavi di meno delle persone?
No. Ma sono una persona molto chiusa. Quindi, tendo ad essere molto distaccata. Mi è molto difficile fidarsi. Quando comprendo che di fronte a me c’è una persona che sta cercando di aiutarmi allora tendo ad aprirmi.

È bella la schiettezza di questa giovane donna. È proprio questa sincerità a farmi raccontare qualcosa di me, per rendere meno impersonale il nostro incontro. Poi riprendo con le domande.

Anche io tendo a fidarmi poco. Spesso per giustificare questa cosa dico “non mi fido neanche della mia ombra. Perché quando non la guardo non so che cosa faccia”. Capisco il problema della fiducia.
Quando la vedo in campo ammiro un’atleta precisa, agile, potente, anche con un sorriso un po’ furbo. Secondo lei quali sono le sue qualità in campo?
Penso la determinazione, la perseveranza, la grinta.

Sono qualità che lei ha anche fuori dal campo?
Diciamo che sono un po’ due persone diverse in campo e fuori. Sono una che combatte molto, Però fuori magari tendo ad essere un po’ più pigra. Però per le cose importanti per me cerco sempre di dare tutto quello che ho e non arrendermi.

Lei ha parlato di pigrizia ma a me viene da sorridere. Lei con la nazionale italiana ha un palmares stratosferico. Le cito solo alcuni riconoscimenti. Nel 2015 ha partecipato al campionato mondiale Under 18 ed è stata giudicata la miglior giocatrice del torneo; sempre nel 2015 è stata convocata nell’Under-20, e avete vinto il campionato del mondo; nel 2017 con la nazionale maggiore ha vinto l’argento al Word Grand Prix; nel 2018 avete vinto l’argento ai campionati del mondo, ed è stata giudicata il miglior opposto del torneo; nel 2019 avete vinto il bronzo agli europei. Devo dire che ad essere pigri come lei c’è da metterci la firma.
Ride. Ha una bella risata, luminosa e coinvolgente. Si scioglie un po’.

Lei è una giovane donna di 21 anni, ma è anche un atleta al vertice del successo. Che rapporto ha con il successo?
Penso che sia una conseguenza di quello che faccio in campo e dei valori che cerco di trasmettere alle persone che mi seguono. Mi fa molto piacere avere dei tifosi che mi supportano. Cerco sempre di farli emozionare durante le partite, e spero che continuino a seguirmi, a crescere con me. Perché si impara sempre nella vita.

Lei parla di valori. Quali sono i suoi valori?
La sincerità, l’essere se stessi, non essere ciò che gli altri si aspettano da te.
Bell’impegno essere fedeli a questi valori. È una bella battaglia.
Molto.

Le pesa?
No. Però magari se non fossi così sincera e diretta come sono avrei una vita un po’ più semplice. Però preferisco non nascondere tutto ciò che provo e come mi sento.

Non nascondere e sincerità.
In un’intervista lei ha fatto questa dichiarazione: “C’è stato un progresso dai tempi della schiavitù alla possibilità di giocare in una nazionale”. Pensa che l’Italia abbia ancora molto da imparare sul tema del razzismo?
Assolutamente sì. Lo possiamo vedere anche adesso, in questo momento di difficoltà, come sono state discriminate le persone che vengono dai paesi asiatici, anche in modo aggressivo, picchiati.
È una cosa molto violenta, che mi fa molto male. Probabilmente perché mi metto nei panni di queste persone che magari lavorano, pagano le tasse, fanno del loro meglio, ma gli viene fatto del male. Non deve essere semplice per niente. Penso che ci siano molte forme diverse di razzismo. Spero che si possa migliorare e imparare che tutto questo non porta a nulla, solo dolore.

Lei ha vissuto episodi di razzismo sulla sua pelle?
Certo. Sì. Sì. È normale.
Lo esclama con fastidio, quasi con un retro gusto di dolorosa memoria.
Non sono sempre stata una giocatrice di pallavolo.

Perché lo considera normale?
Non è normale. Assolutamente. Però… Se cresci e vedi che le persone non fanno nulla per cambiare atteggiamento fa male. Quando io andavo all’asilo avevo una maestra che era razzista. Mi trattava malissimo. Io tornavo a casa piangendo ogni giorno. Se succedono queste cose già quando sei piccola, cresci con l’idea che questa cosa sia normale. Anche se non lo è. Anche se è sbagliato.

Che cosa ti ha aiutato a non affogare in questi episodi, ad andare oltre? A farti forza?
Il fatto che io non sono quello che dicono loro. Ok è una caratteristica mia. Ho origini africane. Ho la pelle scura. Ma solo quello. Sono una ragazza che è cresciuta con una famiglia fantastica. Sono stata educata e non penso che ci sia una cosa migliore del crescere in una famiglia con mamma e papà che sono sempre al tuo fianco. Quindi non ha senso buttare via tutta la fatica che hanno fatto i miei per crescermi in questa maniera, per delle persone che magari si sentono frustrate. Magari hanno avuto una giornata no, e fanno di tutto per sfogarsi con me. Sì, certo, ci rimango male, ma poi penso a tutto il resto e lascio perdere questo piccolo episodio. Capisco, anche se può far male.

In alcune delle tue interviste ti sei definita afro-italiana. Che rapporto hai con la Nigeria?
Ho un bellissimo rapporto. Mi manca sempre. Soprattutto adesso mi manca il fatto di poter stare insieme ai miei nonni e a tutto il resto della mia famiglia. Ovviamente non è possibile. Sono consapevole che è così anche per altri. La Nigeria è un posto dove posso andare e staccare completamente. È molto bello. Mi sento molto sicura e rilassata lì.

Tu sei un simbolo per tante cose. Sei una bella donna, una un’atleta affascinante all’apice del successo, sei afro-italiana. Ti pesa essere simbolo di un’Italia pulita, di un’Italia interrazziale?
Assolutamente no. No, perché penso che dando questi bellissimi messaggi ai giovani, alle persone che mi seguono si possa migliorare un po’ di più il mondo. Quindi, penso che questa sia una piccola parte che faccio per aiutare gli altri.

Hai un forte spirito di altruismo e di solidarietà. Te l’hanno insegnato i tuoi genitori?
Sì. Sì, perché siamo una famiglia. Quindi non si può pensare solo a se stessi. Ci sono i genitori che pensano ai propri figli e i figli che devono essere consapevoli di dover pensare anche ai propri genitori. Questa è la cosa che mi è sempre piaciuta.
Ed è forse anche lo spirito che si vive in una squadra. Pensare un po’ gli uni agli altri.
Sì.

Sei un simbolo anche per altre cose. Hai fatto delle scelte effettive molto importanti e lo hai dichiarato. Hai subito delle discriminazioni per aver dichiarato di avere una fidanzata?
Assolutamente no.

È molto bello e interessante. Però sei un simbolo anche da questo punto di vista. E con la tua fidanzata hai dei progetti a lungo termine?
Preferirei non rispondere.

È ferma e gentile nel porre un rifiuto a domande sulla sua vita amorosa. Accolgo l’invito e cambio discorso. Spero di non averla infastidita, di non essere stato invadente.
Passo un’altra domanda.

Quando la vedrò ancora in campo?
Spero presto, il prima possibile. Perché questo vorrà dire che siamo riusciti a superare questa pandemia e questo periodo di difficoltà E potremmo tornare a vivere in un modo normale e ritornare ad avere tutte quelle cose che abbiamo dato per scontate: il contatto, gli abbracci, il sentire l’amore delle persone. Non vedo l’ora.

Penso che lei non sia la sola. Il campionato è stato chiuso? È sospeso? Che cosa succede?
La stagione è finita. Adesso si sta aspettando di sapere la data d’inizio del prossimo campionato.

Chi si è aggiudicato questo ultimo campionato? È stato aggiudicato a tavolino?
No. Perché non c’è stata la possibilità di giocare, e nemmeno di finire il girone di ritorno. Quindi, hanno pensato che fosse molto più corretto non assegnare lo scudetto. Mancando sei partite alla fine del campionato la seconda, o la terza in classifica, avrebbero potuto dire che senza lo scontro diretto non si poteva sapere come sarebbe andata a finire. Da una parte sono d’accordo. Però da un certo punto di vista mi dispiace, perché avremmo avuto la possibilità di giocarcela. Aver avuto questa possibilità mi sarebbe piaciuto molto di più.

La tua società, l’Imoco era in cima alla classifica?
Sì, si era la prima.

Quali obiettivi hai per quando saremo fuori dal tunnel del coronavirus? Che cosa vuoi diventare? Sei già in vetta alla montagna. Cosa vuoi fare di te?
Ride ancora. Di una risata argentina e coinvolgente. A ogni sorriso sembra regalare un po’ di più di se stessa.
Ma niente. Continuare a migliorare me stessa in tutto quello che faccio.Continuare a trasmettere amore a tutte le persone che mi seguono.

Per te chi sono stati degli avversari più tosti e temibili?
In questi ultimi due anni la Serbia. Sono una bella squadra.
Nella nostra squadra ci è stato ultimamente un cambio generazionale. Ma questo ci dà una spinta in più per continuare a lavorare, riuscire ad arrivare al loro livello. Meglio ancora superarle.

Chi sono i tuoi modelli in campo sportivo e in campo umano?
Non ho nessun modello. Mi hanno fatto spesso questa domanda. Io cerco semplicemente di crescere ed essere la miglior persona che posso essere.
Questa affermazione rende la sua voce ancora più chiara e limpida. Sembra sgorgare da un credo intimo e autentico. È un compito interessante e impegnativo.

Mi dici l’ultimo libro che hai letto l’ultima canzone che hai ascoltato?
Uhmmm… Un libro che sto studiando sarebbe economia aziendale.
Lo dice tra l’imbarazzo e l’autoironia.
L’ultima canzone che ho ascoltato è Like a Prayer di Madonna.

Vuoi aggiungere qualcosa?
Vorrei ringraziare a quelli che stanno continuando a lavorare per noi. Quindi gli ospedali, le infermiere, i dottori, tutti quanti quelli che si sono messi a disposizione per tutta l’Italia. Spero che questo momento di difficoltà passi in fretta e li ringrazio di cuore perché senza di loro sarebbe ancora molto più difficile.

Ne approfitto per fare un’ultima domanda.
Perché sta studiando economia aziendale? Lei è iscritta all’università?
Mi sono iscritta a psicoeconomia. È una facoltà nuova, uscita due anni fa. Ho scelto questa facoltà perché mi piace un sacco la psicologia, il fatto di sapere, di studiare le persone, la società, come funziona tutto quanto. Mi piace un sacco economia, le aziende, le imprese. Ho studiato economia anche alle superiori. Quindi volevo qualcosa che fosse un po’ collegato agli studi che ho fatto. Poi è qualcosa che mi è sempre interessato e che non ho mai avuto la possibilità di approfondire.

È impegnativo mettere insieme università, allenamenti, campionati, interviste. Mettere insieme tutte le parti di questa sua vita impegnativa?
Certo, però con la forza di volontà si riesce a fare tutto. Ovviamente ci saranno dei giorni in cui non ne ho per niente voglia, oppure sono così stanca da non riuscirci. Però il fatto di provarci è abbastanza per me. Poi magari non ci metterò tre anni come una persona che fa solo quello. Però non ho fretta. È una cosa che faccio per me quindi ci tengo a farlo, anche se magari ci metterò un po’ più di tempo.
Quando parla dell’università è sicura e ferma. Parla fluidamente, senza tentennamenti. Non deve fermarsi a pensarci a scegliere le parole.
A che università è iscritta?
È un’università telematica, l’eCampus.
Lei in questo momento non è a casa con la famiglia e in ritiro?
Sono a Conegliano. Sono rimasta a Conegliano.
Quanto è impegnativo essere in ritiro in un centro sportivo? È faticoso?
Alla fine è un condominio in cui ognuno ha una propria casa. Ho un appartamento confortevole con due camere da letto, un salone, una cucina e un bagno. Quindi, c’è tutta la privacy che si vuole. Se si vuole parlare con qualcuno basta suonare alla porta accanto. Però ognuno di noi ha la propria riservatezza e può staccare completamente da tutti.

Ecco se dovessi riassumere chi è la Paola Egonu che ho conosciuto, userei una delle prime parole dell’intervista e una delle ultime: Potenza e riservatezza.
In bocca al lupo Pola Egonu.

Gianfranco Falcone

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