Davide e Francesco. Un’educazione alla poesia

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A Davide dico sempre una frase, Guarda che ti appendo per i pollici e ti facci dondolare. Non se la prende e se la ride. Ormai è diventato il nostro modo di giocare. Conosco Davide da quando si attaccava alla tetta della madre. Adesso ha sette anni, una cascata di boccoli color miele e lo sguardo vispo. Sembra un cherubino. Probabilmente è merito o demerito di vaghe ascendenze scozzesi da parte di madre, o forse normanne da parte di padre.

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Papà
Disegno di Davide

Davide durante il lockdown non ha sofferto molto. Non si è neanche rimpinzato di serie televisive. Suo padre gli dava il permesso di andar a passeggiare nel bosco che c’è dietro la loro casa. Aggiungeva solo con aria severa Attento ai cinghiali e non ti allontanare.
Lui partiva con la sua faccia seria e la camminata spedita per le sue esplorazioni. Non l’hanno mai fermato perché era senza mascherina. Così ha arricchito la sua bacheca con insetti anche rari, come lo scarabeo rinoceronte (maschio e femmina) e la mantide religiosa.
Francesco ha sempre dedicato molto tempo a Davide. Un po’ se lo può permettere. Verso i quaranta ha deciso che non voleva fare i soldi. Ma liberarsi dal lavoro. Inoltre, ha sempre considerato suo dovere morale, e missione imprescindibile, separare i figli dalla madre.
Intendiamoci bene. Non si tratta di togliere i figli alla madre, semmai di aiutarli a tagliare il cordone ombelicale. Perché crescano fieri e indipendenti
Per prenderlo in giro dico spesso che il suo motto è Mi spezzo ma non mi impiego.
Ci è riuscito e ci riesce. Ha fatto in modo che la sua azienda rimanesse in vita, a capo ci ha messo una persona di fiducia, e da quell’azienda ricava quel tanto che gli consente di dedicarsi alle cose importanti: la sua donna, la chitarra che suona da bravo dilettante, qualche viaggio: il Marocco, l’Iran, la Siria, i figli.

Ieri mi ha mandato un paio di poesie. Mi sono piaciute e ho apprezzato la sua capacità di immedesimarsi nel mondo infantile. Quando gliel’ho detto è scoppiato a ridere e mi ha raccontato una storia. Un po’ mi sono sentito scemo. Ma è stato uno di quei sentirsi scemi che fanno stare bene, che accogli con simpatia, come sempre accade quando ti rendi conto del lato ridicolo delle cose.
Le poesie le aveva scritte Davide.
Francesco mi ha raccontato che Davide parlava con la mamma, del suo desiderio di fare un film ma che non era riuscito a mettesi d’accordo con i compagni, tantomeno con le femmine. Così aveva cambiato idea, adesso voleva scrivere delle poesie.
Francesco ha sentito, ha ascoltato, ha preso Davide per mano, si sono seduti uno accanto all’altro. Francesco ha preso dei libri dalla libreria. Prima Ungaretti, poi Pavese, quindi Rimbaud, Machado, infine Bukowski e Majakovskij. Per ognuno di loro ha letto due poesie. Dopo la lettura Padre e figlio sono messi al computer. Davide dettava e Francesco scriveva. Con questi risultati.

Per l’amato se stesso
Non ho mai avuto un amore in vita mia Ma è probabile che l’avrò
È così
E lo sento
Cambierò̀ opinione sull’amore da grande Me per ora
Che sono bambino
Io lo odio l’amore
Quando cambierò̀ opinione Da grande
Sono sicuro che troverò
Il mio vero amore
E credo di averlo già in mente
Per ora Però
Non ne ho Nessuno


Sull’esistenza
In una notte
La luna e il sole
Il sole da una parte e la luna dall’altra
E mentre il sole stava riuscendo dal mare
La luna scendeva
E la luce il buio schiarì
Prima fu arancione il sole
Poi luminoso
Come un cuore in balia dell’amore
E il sole
Quando starà per terminare il suo viaggio Tra le onde del mare
Scorge una tempesta
Con onde leggere come piume
Grande come grattacieli
Più freddi del ghiaccio o della tristezza
E così il sole decise di restare ancora un po’  Per proteggere l’estate dalle tempeste
E dalla pioggia
E dalla notte
Così
Restò
Ma non potė respingere la notte per sempre


La prima poesia ovviamente risente dell’influenza di Majakovskij, della poesia All’amato me stesso. La seconda non so. Sono belle, fresche, ingenue. Nella loro semplicità esprimono sentimenti in cui anche io, uomo di sessanta anni, posso ritrovarmi.
Francesco era felice. Aveva apprezzato che Davide avesse capito la struttura della poesia, frasi brevi non necessariamente connesse sintatticamente tra loro.
Anche io sono contento del risultato. Credo che a questo giro non appenderò Davide per i pollici e non lo farò dondolare.
Intanto Davide aspetta la buona stagione. Con il sole andrà alla spiaggia davanti casa e riprenderà gli esercizi di respirazione in acqua.
Svuotare i polmoni, galleggiare. Respirare, immergersi, nuotare.

Gianfranco Falcone

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