Storie in una pagina – Aquilone

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C’era una volta un aquilone dai mille colori, che si alzava tute le mattine con il sorriso stampato sulla leggera tela colorata che lo vestiva, e esclamava con aria soddisfatta e allegra:
– Buon giorno, giorno! Oggi sarà un bel giorno!
Il nostro aquilone era un ottimista, tanto era convinto che le giornate che salutava una per una sarebbero state belle, e effettivamente queste non osavano comportarsi in modo diverso dalle sue aspettative.
Certamente c’erano anche delle contrarietà nella vita dell’aquilone, come i giorni senza vento, con una calma piatta che faceva venire male alla testa solo a pensarci. Oppure c’erano le giornate fredde e piovose, con il vento a raffiche che sembrava strappare i vestiti di dosso, impedendogli di alzarsi dal suolo e farsi un bel giretto tra il cielo e le nuvole.
Ad ogni modo queste contrarietà non bastavano a far sparire il buon umore. Qualsiasi inconveniente era ricompensato ampiamente dalle belle giornate in cui soffiava una leggera brezza, che solleticava le corde della sua struttura alare. Qualsiasi contrarietà poi non resisteva alle acrobazie che si potevano fare sui colli, scendendo in picchiata per poi cabrare, raddrizzarsi e prendere d’infilata una nuova corrente d’aria come facevano i gabbiani.
E sì! Era proprio una bella vita: godere senza fatica la compagnia delle nuvole e il tepore del sole.
Nessuna contrarietà poi resisteva a confronto con il piacere di pattinare sospesi nell’aria, a poca distanza dall’erba dei prati quasi accarezzandola.
Volete poi mettere lo spasso che l’aquilone provava in compagnia dell’amica cornamusa, con cui passava interminabili giornate, divertendosi e raccontando l’uno le storie del cielo e l’altra della terra e dei fiordi scozzesi.
Sì la loro era proprio una bella amicizia, giocosa e dispettosa, come tutte le belle amicizie. Insieme si divertivano e quando combinavano qualche marachella non vedevano l’ora di incontrarsi per potersela raccontare e riderne insieme. Ma le marachelle più belle erano quelle combinate insieme, facendosi da spalla, come quella volta in cui la cornamusa al ballo di una antipaticissima principessina, con la puzzetta sotto il naso, aveva fatto fuggire dal castello tutti gli invitati, semplicemente usando la sua potente voce e cercando i toni più lugubri. Mentre l’aquilone con un lenzuolo addosso aveva fatto il resto.
Il castello era rimasto loro per una notte, prima che gli invitati si facessero coraggio dopo tanta paura.
Il castello fu loro per una notte indimenticabile, che passarono a ballare e cantare, e meditare la marachella successiva tra risate e sguardi complici.
Così era la vita dell’aquilone e della cornamusa, un po’ zingara e un po’ spensierata, fatta di musica e vento, fatta di allegre risate e buona amicizia.

Gianfranco Falcone

disAccordi.it

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