Strange World di Barbara Folchitto

Angela Sajeva e Giada Lorusso in Strange World
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Senza allungarsi eccessivamente, senza ridondanti fiumi di parole, è una qualità rara che Barbara Folchitto, autrice e regista di Strange World decisamente possiede. La sintesi è un dono, un talento un’arte. Saper dire tanto. Tutto.

Strange World è uno spettacolo veloce, intenso, ritmato, che dice tutto quello che deve dire, conducendo gli spettatori in un vertiginoso giro sulle montagne russe emozionali; tra momenti comici, drammatici, di stupore, suspense e consapevolezza.
In scena Giada Lorusso e Angela Sajeva. Portentose, nei panni di Marija e Annamaria due donne delle pulizie, una italiana e l’altra macedone. Persone semplici che trascorrono la vita lavorando, perché, come ripete Giada Lorusso, “Gli uomini lavorano e le bestie no”, ma entrambe con la testa piena di sogni, ricordi, speranze e illusioni.

Giada Lorusso in Strange World
Giada Lorusso in Strange World di Barbara Folchitto

Con toni ironici e leggeri Barbara Folchitto affronta un argomento molto delicato: la capacità di reagire alla vita, alle separazioni, ai rifiuti, ai traumi. E lo fa raccontando la disperazione di chi, pur sentendo di non aver più nulla da perdere, non soccombe ma cerca nel rapporto con l’altro la vitalità per reagire e andare avanti. Strange World è una storia di rinascita che mette in evidenza la straordinaria capacità umana di trasformarsi e ricominciare. Perché, se il leitmotiv ripete che è il lavoro a distinguere l’uomo dall’animale, lo spettacolo dimostra ben altro. É la capacità di elevarsi, di pensare e andare oltre il contingente che rende l’essere umano tale. É la meravigliosa voce di Annamaria – Giada Lorusso che, prima di iniziare le pulizie, intona una struggente Non, je ne regrette rien di Édith Piaf, a trasmettere la sensibilità, la creatività e la forza degli esseri umani, oltre a far venire la pelle d’oca a tutta la sala.

L’autrice ci presenta le due protagoniste in media res, facendone uno splendido ritratto psicologico. Annamaria, di Conversano in provincia di Bari, manifesta subito, nonostante tutto, un’intensa joie de vivre; mentre, la macedone Maria, appare mesta, sobria, contenuta. Ebbene, questo squilibrio tra le due che, in un primo momento, potrebbe essere tradotto come superficialità della prima e serietà della seconda, in verità rivela l’opposto.

Angela Sajeva in Strange World
Angela Sajeva in Strange World di Barbara Folchitto

Ora, senza spoilerare tutto – perché consiglio vivamente di non perdere lo spettacolo – quello che voglio dire è che la regista dimostra brillantemente come le persone “sane” abbiano un buon rapporto con la realtà e siano in grado, anche in situazioni difficili, di assaporare a pieno la vita; consapevoli che, con decisione e rigore, le cose si possano cambiare. Dunque, senza ergere Annamaria a modello di virtù, perché non credo sia neanche l’intento della regista, ho apprezzato il suo saper reagire non con rassegnazione ma con consapevolezza, riuscendo a vedere, anche nel pieno della crisi totale, una possibilità di cambiamento, come espresso nella significativa battuta finale: Si ricomincia sempre Maria.

Strange World è anche uno spettacolo politico nella misura in cui contiene una velata ma incisiva critica al mondo del lavoro: le due amiche, dipendenti di una ditta di pulizie, guadagnano una miseria rispetto alle ore di lavoro compiute.
Un’ultima considerazione sull’importanza dell’ironia, elemento centrale in tutto lo spettacolo, indispensabile per mantenerne sempre alto il ritmo e il tono, nonostante la gravità delle tematiche trattate. Per usare le parole della regista, l’ironia, è fondamentale per permettere alle protagoniste di “andare avanti con la fiducia che ci sia sempre una possibilità, una via d’uscita”.
La Folchitto è davvero bravissima nell’usare il linguaggio teatrale in chiave simbolica riuscendo, così, a comunicarci molto più di quello che in realtà dice.
Ludovica Palmieri

Teatro Fortezza Est – Roma
Strange World
Scritto e diretto da Barbara Folchitto
Con Giada Lorusso e Angela Sajeva
Scene e costumi di Francesca Di Giuliano
Luci di Giuseppe Filipponio
Oggetti di scena Giuseppe Roselli e Christian Pilato
Foto di scena Lorenzo Poli

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