Stupro: siamo ancora lontani dalla difesa della donna

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“Adesso muoviti, fammi godere. Se non ti piace puoi anche gridare. Tanto nessuno potrà sentire. Tanto nessuno ti potrà salvare”. In questa strofa dell’Amore Rubato, canzone portata a Sanremo da Luca Barbarossa negli anni ’80, si racchiude tutto l’orrore della violenza legittimata sulle persone indifese, non solo donne, ma soprattutto donne.
Quel testo il cantautore romano lo aveva scritto per Fiorella Mannoia, ma lei non se la sentì di cantarlo, proprio perché non riusciva a pronunciare quelle parole, a rivivere ogni volta quel momento.

L’inadeguatezza delle norme sulla violenza sessuale è tornata alla ribalta dopo l’ennesimo episodio avvenuto in Spagna, dove un processo per stupro si è risolto con 5 condanne per abusi e un’assoluzione. Il sesto ha solo guardato, come se il mancato soccorso non fosse una colpa. La quattordicenne, resa incosciente dall’alcol e dalle droghe che i suoi torturatori le avevano fatto assumere, non aveva la capacità di acconsentire od opporsi ai rapporti sessuali che gli imputati hanno consumato ripetutamente sul suo corpo che è stato quindi solo oggetto di abuso.

Pochi giorni fa anche i due aguzzini, che nel Viterbese hanno stuprato una donna per ore e girato un video per ricordo e farsi belli agli occhi di altre bestie come loro, con tutto il rispetto per le bestie, sono stati condannati con pene lievi. 3 anni e 2 anni e 10 mesi oltre a 40 mila euro di risarcimento economico. Rito abbreviato ed attenuanti generiche applicate per la giovane età e l’essere incensurati. Entrambi sono a processo per episodi di stampo neofascista (appartengono a Casa Pound), pestaggio a cinghiate di un 24nne e aggressione ai membri di una band musicale, ma non essendoci stata ancora sentenza definitiva non valgono come precedenti. Anche in questo caso il dubbio sta sulla consensualità del rapporto. La donna era sotto l’effetto di medicinali e di alcol assunto quella sera in compagnia degli imputati, e nel video dello stupro appariva semicosciente e non opponeva resistenza. Ha riportato un occhio nero, lividi ovunque e ferite interne che non si rimargineranno mai però non si può affermare con assoluta certezza che non fosse consenziente. In Italia, oltre a fare leggi timide si trovano anche stratagemmi per non applicarle.

Ma siamo in “ottima” compagnia. Come denuncia Amnesty International nel rapporto “Right to be free from rape” in molti paesi europei non tutte le forme di violenza sessuale sono criminalizzate e solo in 8, Belgio, Cipro, Germania, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Regno Unito e Svezia si considera “stupro” un rapporto sessuale senza consenso. Per gli altri deve anche esserci violenza fisica, minaccia di usare la forza, coercizione o incapacità della vittima di difendersi. E ci sono Stati per i quali i reati sessuali sono ancora inseriti tra quelli sulla morale e sull’onore, o addirittura tra quelli che “colpiscono il buon andamento delle famiglie” come accade a Malta. La Finlandia, simbolo della parità di genere, è finita invece nel mirino del Consiglio d’Europa per la sua legge contro le violenze sulle donne dopo che un pedofilo è stato assolto perché non si poteva dimostrare che la bambina fosse sopraffatta dalla paura.

In Europa, come in Italia, più dell’80% degli stupri avviene per mano di persone che la vittima conosce, soprattutto partner od ex partner, e solo il 15% dei reati sessuali è compiuto da stranieri. L’”uomo nero” fa paura perché ci spingono a considerarlo come un pericolo.

Il pericolo più grande si nasconde dietro i volti degli uomini che conosciamo e che dovrebbero difenderci. Finché le sentenze terranno conto più delle attenuanti che dei lividi, finché saranno le donne a dover dimostrare che oltre all’abuso c’è la violenza, che non si ribellano perché drogate o sotto choc, la forza di denunciare sarà sempre meno. E si rinchiuderanno dentro casa con la paura della propria ombra e la vergogna per una colpa che non hanno. Quella di non aver urlato abbastanza.
Federica Crociani

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