Subsonica. Eden. Innesti pop su elettronica

copertina Eden dei Subsonica
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Il tour dei Subsonica che parte a giorni è accompagnato da un notevole gradimento di pubblico. Dalle vendite dei cd ai download ai passaggi in radio e per finire al video molto cliccato sul web. Eden esce dopo che il gruppo si era ritrovato, per comporre, nella casa di campagna del batterista Ninja. In studio, all’inizio, sembravano distanti, <<Samuel voleva fare un album dance…Boosta era pronto a un disco intimista composto da sole ballate. Alla ine siamo riusciti a far convergere le diverse anime senza snaturarci>>, ha dichiarato Max Casacci, il chitarrista del gruppo [1].
È il sesto lavoro in studio (mixato da Mauro Pagani) della band torinese, molto lontano dalla glaciazione cantata nel precedente L’Eclissi. Nonostante la realtà è un invito a guardare avanti per tutti, loro compresi che devono risollevarsi alle altezze del mito di Microchip emozionale. Confronto ripreso da molti nelle recensioni anche per il refrain in Benzina Ogoshi costruita insieme ai fan.

L’operazione è riuscita benissimo secondo quanto scrive Cozzi nella sua recensione. I <<Fab five sabaudi>> lo colpiscono fin da Eden e Istrice, ci restituiscono il loro mondo come nuovo, tornano ad <<essere se stessi>> dopo l’eclisse,  <<e come ogni cosa matura, racconta il passato ma è nuova di zecca>>. Oltre alle due citate le preferenze vanno a Sul sole [2].

In un album più leggero e considerato il migliore della storia del gruppo Valtorta sceglie la protesta come tema conduttore della sua analisi. Nonostante la realtà sia dura, si può superarla. Siamo lontani dall’oscurità del precedente. Si diceva della protesta: dalle frasi gridate da Samuel in Benzina Ogoshi, a  Il diluvio <<un dirompete dubstep che parla dei sentimenti che dovrebbero portare i giovani in piazza>> a Prodotto interno lurido <<con il suo incedere di percussioni spigolose, un invito ad alzare la testa>> [3].

Altro giudizio positivo è quello di Ansaldo che trova maturati i Subsonica con sonorità che accolgono elementi pop. Un disco che si apre decisamente all’elettro-pop orchestrale con i Radiohead in testa. La title-track meglio rappresenta questo corso <<costruita su un tappeto ritmico soffice, con chitarre>> che rimandano a In rainbows. Stesso dicasi per Serpente e Istrice, ma senza dimenticarsi il loro inizio fatto di centri sociali come accade, ad esempio, in  Il diluvio che <<sembra uscita direttamente dalle sessioni di Amorematico>> [4].

Nella persona di Tom York, anche Bognanni, cita i Radiohead quando conclude la recensione con un <<come Thom Yorke, prima di Thom Yorke>>. I Subsonica generano molta, troppa attenzione e facilità di giudizio, magari prima ancora di ascoltare le canzoni. E quindi si scrive di tutto comprese di liriche <<alla Baglioni>>. Alla fine sono se stessi, ritmo e <<si balla romantico-giovanilista con Il diluvio,…si balla antagonista con Prodotto interno lurido,…si balla emozionalematico con la protagonista di Tra gli dei,…si balla anni ‘80 con La funzione, featuring Righeira e si sente>> [5].

Busi per innovazione e creatività lo candida a miglior disco dell’anno. Salvo l’eccezione di Istrice per la sua vena eccessivamente pop, l’album mostra tutta la bravura nello svariare tra i generi della band. Da Eden vicino ai Radiohead, a Prodotto interno lurido <<con cassa hardcore e atmosfere stile primi Prodigy>>, a Sul sole da live, a Serpente dove le <<sonorità fortemente dubstep fanno da cornice ad un cantato di Samuel davvero sopra le righe; melodia e refrain non se ne vanno più dalla testa>> per citare alcuni brani[6].

Braggion è invece di tutt’altra opinione. Senza questionare sulla professionalità dei Subsonica ritiene che il disco non abbia una sua identità <<tra la collezione di singoli pronti per la radio e un vago leit motif sul paradiso perduto>> e dove le anime dei componenti di percepiscono chiaramente. A poco servono gli <<affondi nel drum’n’bass>> de Il diluvio o gli <<esperimenti autoironici di composizione collettiva>> di Benzina Ogoshi o le <<innocue prese di posizione contro il sistema finanziario>> di Prodotto interno lurido e via discorrendo. <<Per il futuro, oltre che a rileggere e remiscelare il passato (vedi la presenza dell’anima reggae in più punti), sarebbe opportuno pensare a costruire una seconda parte di carriera più in linea con l’età media del gruppo, per non declamare un giovanilismo fuori tempo massimo>> [7].
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: synth-rock
Subsonica
Eden
etichetta: EMI
data di pubblicazione: 8 marzo 2011
brani: 11
durata: 51:18
cd: singolo

[1] Andrea Morandi, “Nell’Eden dei Subsonica”, Il Venerdì di Repubblica, 4 marzo 2011, pag. 134
[2] Emilio Cozzi, “Ritrovarsi, da adulti”, Rolling Stone Magazine, marzo 2011, pag. 132
[3] Luca Valtorta, “I Subsonica adesso sono grandi e ci invitano a protestare”, Il Venerdì di Repubblica, 25 marzo 2011, pag. 139
[4] Giovanni Ansaldo, www.rockol.it, 8 marzo 2011
[5] Letizia Bognanni, www.vitaminic.it, 10 marzo 2011
[6] Fabio Busi, www.rockshock.it, 10 marzo 2011
[7] Marco Braggion, www.sentireascoltare.com, 8 marzo 2011

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