Sud Sudan. Dopo la secessione inizia un difficile cammino

Bandiera Sud Sudan
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Il 9 luglio scorso, presso il mausoleo di John Garang, leader del movimento ribelle sudsudanese durante la seconda guerra civile contro il Nord, tra danze, cori, festeggiamenti è stata proclamata la nascita del Sud Sudan.
James Wanni Igga presidente del parlamento ha annunciato l’indipendenza dal Sudan: <<Noi, rappresentanti democraticamente eletti del popolo, in base alla volontà del popolo del Sud Sudan e del referendum sull’autodeterminazione, proclamiamo il Sud Sudan una nazione indipendente e sovrana>>.
La secessione da Khartoum si è compiuta.
Salva Kiir Mayardit ha giurato come primo presidente e ha firmato la Costituzione transitoria sulla quale si reggerà il paese per i prossimi quattro anni.
Molte le delegazioni e i rappresentanti di paesi da ogni parte della terra compreso Omar Hassan al-Bashir, il presidente del Sudan che già prima dell’evento aveva annunciato il riconoscimento della nuova repubblica nata di fatto dopo la vittoria al referendum del 9 gennaio 2011 che chiudeva uno dei punti centrali del Comprehensive peace agreement del 2005 quando la guerra civile si concluse.
Il 193° stato delle Nazioni Unite e il 54° africano è stato celermente riconosciuto da tutte le nazioni comprese quelle occidentali che con molta ipocrisia continuano a negare, invece, la nascita di uno stato palestinese.

Il Sud Sudan è esteso, più o meno, come Burundi, Kenya, Uganda, e Rwanda messi insieme rilevando un quarto del territorio dal Nord ed ha Juba come capitale, una città cresciuta vertiginosamente negli ultimi anni da centomila ad un milione di abitanti. Nel territorio del nuovo stato è concentrata una fetta rilevante delle risorse petrolifere prima appartenenti allo stato unitario.
Nonostante il petrolio (rappresenta la quasi totalità delle entrate per Juba) ed altre risorse naturali il paese nasce come uno degli Stati più poveri al mondo, con un reddito  pro capite ben al di sotto dei 1.300 dollari che era quello del Sudan al momento della separazione.
Manca di molte strutture pubbliche, da un sistema sanitario a un sistema scolastico, e l’economia non può contare su infrastrutture (solo cento chilometri di strade asfaltate) e <<vista la corruzione imperante nel paese, vi è il forte rischio che le risorse del Sud Sudan vengano depredate da ristrette élite e da paesi stranieri […]. Organizzazioni umanitarie internazionali hanno denunciato che “investitori stranieri” si stanno impadronendo di ampie porzioni del territorio coltivabile del paese. Compagnie cinesi, dei paesi arabi del Golfo, e americane hanno acquisito il controllo di vasti appezzamenti di terreno, […] Secondo i dati forniti dalla Norwegian People’s Aid, se si sommano ai terreni agricoli quelli utilizzati per la produzione di biocarburanti, per il turismo e altri scopi, la quantità di territorio controllata da “grandi investitori” ammonterebbe a circa il 9% dell’estensione totale del Sud Sudan>> [1].
Di recente il parlamento ha convocato diversi responsabili per interrogarli sull’ammanco di circa due miliardi di dollari di denaro pubblico.

L’indipendenza ha lasciato molti problemi da risolvere con il Sudan. Restando sui temi strettamente economici se la produzione è oramai nelle mani di Juba la distribuzione e cioè gli oleodotti sono di proprietà di Khartoum che consentono l’esportazione attraverso Port Sudan, sul Mar Rosso. Anche le poche raffinerie esistenti appartengono al nord. Dovranno essere riaggiornate le percentuali per la suddivisione del ricavato: il nuovo stato chiede di passare dal 50% al 70% a suo favore.
Ma soprattutto dovrà essere superato lo scontro su Abyei, una regione di frontiera contesa proprio perché ricca di idrocarburi (anche di sorgenti d’acqua) e che il Sudan considera parte del suo stato come ha dichiarato ancora il presidente al-Bashir di rientro dalla cerimonia dell’indipendenza. E nessuno ha escluso l’uso delle armi per la difesa di quel territorio.
La messa in circolazione della nuova valuta la sterlina sud-sudanese peggiora la controversia relativa a circa  2 miliardi di sterline sudanesi in circolazione nel Sud Sudan. Khartoum si rifiuta di riacquistare le sue sterline che circolano nel Sud.
Altre aree di possibili e ulteriori conflitti sono il Sud Kordofan e il Nilo Azzurro. Senza contare delle condizioni dei cittadini del nord che vivono al sud e viceversa e dei sei milioni di nomadi del nord abituati a spostarsi senza ostacoli di sorta alla ricerca di acqua e pascoli.
al-Bashir si rifiuta di aprire negoziati con le milizie del Kordofan e dello stato del Nilo Azzurro, <<minacciando il Sud qualora si creassero in quelle regioni movimenti ribelli di sudanesi del Nord che una volta facevano parte dell’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLA), poi divenuto l’esercito ufficiale del Sud Sudan>>[2].

Con l’indipendenza il nuovo stato dovrà affrontare anche i temi riguardanti la complessità della sua struttura etnica tribale religiosa e quindi anche la creazione di una condivisa identità nazionale. E dovrà cominciare dalla componente musulmana in un paese a maggioranza animista e cristiana. E poi il Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLM), che attualmente domina la neonata amministrazione, non ha raggiunto alcun accordo con le altre milizie armate del Sud, e ciò lascia temere nuove possibili esplosioni di violenza, mentre secondo le Nazioni Unite già 2.500 persone sono rimaste uccise quest’anno>> [3].
In generale le forze politiche del Sud sono state ghettizzate dall’SPLM  e se si pensa alla storia <<dei paesi africani vicini – come l’Uganda, l’Etiopia, l’Eritrea e il Ciad – allorché i ribelli di questi paesi sono passati al governo dismettendo le loro uniformi militari, le cose non sembrano troppo promettenti per il futuro>> [4].

Come molti commentatori hanno osservato tutti i cittadini dovranno poter convivere su principi condivisi e uguali per tutti è ineludibile il problema della convivenza tra le popolazioni che vivono sul territorio nazionale. All’uguaglianza va affiancato un livello di giustizia sociale in grado di consentire una vita decorosa ad una sempre maggior parte della popolazione.
Senza voler qui aprire il capitolo delle relazioni internazionali del Sud Sudan e di come lo scacchiere africano, Egitto in testa, si muoverà e che potrebbe influire sul suo cammino, la strada per la stabilità e lo sviluppo è lunga e perigliosa.
Pasquale Esposito

[1] “La nascita del Sud Sudan e le ripercussioni nel mondo arabo”, www.mediarabnews.com, 20 luglio 2011
[2] Osman Mirghani, “Gli arabi impareranno qualcosa dalla traumatica esperienza del Sudan?, www.medarabnews.com, 20 luglio 2011 pubblicato sul sito al-Sharq al-Awsat il 14 luglio 2011 e tradotto da Barbara Presenti
[3] “La nascita del Sud Sudan e le ripercussioni nel mondo arabo”, ibidem
[4] Hamdy Abdel Rahman, “La secessione del Sud Sudan e il suo impatto sull’Egitto rivoluzionario”,  www.medarabnews.com, 20 luglio 2011 (traduzione di Roberto Iannuzzi) e pubblicato in originale sul sito di al-Jazeera il 13 luglio 2011

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