Sudafrica. Devastanti rivolte in un paese in crisi sistemica

Sudafrica povertà
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Il 18 luglio ricorrevano i 103 anni dalla nascita di Nelson Mandela, ma forse la settimana appena trascorsa ha mandato in fumo definitivamente il sogno della “democrazia multirazziale” nata nel 1994 [1].
Per una settimana ci sono state rivolte che hanno generato violenze e ferite profonde in alcune zone del Sudafrica, la provincia del Gauteng, dove si trova Johannesburg e quella ad est del paese KwaZulu-Natal. La risposta del governo del presidente Cyril Ramaphosa è arrivata tardi ma comunque, all’inizio, nonostante la presenza di migliaia di soldati che hanno affiancato la polizia non si è riusciti ad «arginare gli attacchi in corso da parte della folla su magazzini, supermercati, centri commerciali, cliniche e fabbriche» [2]. I disordini hanno bloccato l’arrivo dei rifornimenti alimentari e si sono formate lunghe code davanti a quei pochi supermercati e negozi che ne avevano e nella provincia di KwaZulu-Natal «medici e infermieri sono stati costretti a decidere se stare in coda o tornare al lavoro affamati per curare le vittime delle proteste e i malati da Covid-19. […] e molti hanno scelto la seconda» [3]. Sono a decine di migliaia le attività prese d’assalto la scorsa settimana nelle aree coinvolte.

Alla fine si sono visti anche i carri armati nelle strade e sono arrivati 25.000 soldati ad appoggiare le forze di polizia. L’ultimo bilancio parla di 212 vittime e migliaia di feriti e migliaia di arresti.
Il presidente Cyril Ramaphosa ha detto in più di un’occasione che queste rivolte erano di fatto un’insurrezione organizzata contro lo Stato, ma il ministro della Difesa Nosiviwe Mapisa-Nqakula riferiva in Parlamento che al momento non ci sono prove.

I disordini, diventati rivolte sono iniziati il 9 Luglio scorso nella provincia di KwaZulu-Natal e il detonatore è stato l’incarcerazione dell’ex presidente Jacob Zuma (originario di quella provincia) condannato a 15 mesi di carcere per oltraggio dalla Corte Suprema del Sudafrica per il suo rifiuto a comparire davanti a una commissione d’inchiesta anti-corruzione. Fino al 2018 alla guida della nazione arcobaleno sarebbe invischiato in altre vicende giudiziarie «in particolare quella che accusa l’ex presidente di aver creato un sistema di corruzione […] per favorire investitori stranieri come i fratelli Gupta, due imprenditori di origine indiana, consentendogli di ammassare enormi ricchezze»[4]

Le rivolte sono terminate e se è vero non tutto è attribuibile alle condizioni del paese è altrettanto vero il contesto i cui vive la stragrande maggioranza dei sudafricani è tremendo. E sarà difficile rimuovere le macerie senza sanare il contesto.

Il Sudafrica era già in crisi e la pandemia ha ulteriormente acuito la situazione: il 2020 si chiude con un PIL in discesa del 7%, ma soprattutto la disoccupazione è arrivata al 32,6% (un giovane su due è senza lavoro) e con il più alto tasso di disuguaglianza al mondo. A questo si aggiunge un altissimo livello di corruzione, «si stima che nei nove anni di presidenza di Jacob Zuma siano stati sottratti alle casse dello stato l’equivalente di 39 miliardi di dollari. Ma ancora oggi, come è dimostrato dai bilanci di diversi comuni, il denaro pubblico destinato all’erogazione di servizi di base per la comunità, finisce nelle tasche di politici e amministratori. È il saccheggio della corruzione a danno soprattutto dei più poveri» [5].

Pasquale Esposito
[1] L’Afrique du Sud face à l’explosion de ses colères enfouies, 16 Luglio 2021
[2] Jason Burke, Vigilante groups form in South Africa to tackle looting and violence, 14 Luglio 2021
[3] Naledi Shange, Looting deals body blow to health care, and flood of Covid-19 cases will follow, 17 Luglio 2021
[4] Sudafrica al bivio, 13 luglio 2021
[5] Efrem Tresoldi, “Mandela Day: le celebrazioni di un Sudafrica stremato”, 18 luglio 2021

 

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