Sudafrica. Un campionato ancora da giocare

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Nel 2009 in Sudafrica le condizioni per un’esistenza pacifica sono peggiorate rispetto all’anno precedente. Questo si deduceva dall’ultima pubblicazione del Global Peace Index che vede il paese all’89° posto su 144 nazioni rilevate a fronte di un 116° posto su 140 nel 2008 [1].
E’ uno dei segnali di un paese che ha eliminato dal suo quadro giuridico l’apartheid, ma che deve ancora risolvere molti problemi che incidono pesantemente sul vivere quotidiano delle popolazioni di colore.
Una ricerca degli inizi del 2009 – fatta dall’Institute for Justice and Reconciliation–  ha dimostrato che solo il 49% degli intervistati vede migliorate le relazioni interrazziali rispetto al 1994, anno dell’elezione di Mandela. Non solo,  ad oggi ancora il 24% dei sudafricani non parla, durante una giornata tipica della settimana, con qualcuno di un’altra razza e il 46% non ha mai socializzato. Come sottolineano gli autori non solo non ci sono progressi dai tempi della prima ricerca del 2003 ma esistono ancora separazioni nette [2].


Robben Island, entrata della prigione, 2009. Foto Lorena Franzini

La recessione che ha colpito il paese per la prima volta dalla fine del regime razzista ha contribuito al peggioramento del clima e delle condizioni di vita.
Il 2009 dovrebbe chiudersi con un calo del 2,2% ma quello che più conta ancora un quarto della popolazione attiva è disoccupata e per il prossimo anno è difficile prevedere miglioramenti tangibili. Del resto lo stesso presidente Zuma eletto, lo scorso aprile, dopo non esser riuscito a creare i cinquecentomila posti di lavoro promessi ha avuto modo di precisare che l’occupazione non riuscirà a seguire lo stesso ritmo della ripresa  [3].

Nei mesi scorsi violente proteste si sono ripetute a più riprese in varie parti del paese a cominciare dalle bidonville di Johannesburg, dove più di un milione di persone vive nella povertà, ad alcune aree del nord ovest dove hanno avuto risvolti xenofobi, nella township di Standerton nella regione di Mpumalanga e nel nord-est dove sono state alzate barricate [4].


Cape Town. Township di Langa, 2009. Foto Lorena Franzini

La situazione dovrebbe migliorare quest’anno con una ripresa che si attende superiore al 3% e alla quale contribuirà per uno 0,7% la Coppa del mondo di calcio in programma il prossimo giugno secondo le stime della banca d’investimento Nomura. Una stima che però presuppone la riuscita della manifestazione ed un cammino favorevole dei bafana bafana.

Il settore delle costruzioni è uno dei pochi che ha continuato a crescere e sicuramente  lo svolgimento dei Mondiali di Calcio ha sostenuto questi ritmi. E’ però difficile pensare che i vantaggi, almeno per una parte significativa, si riverberino sulla popolazione più bisognosa. A cominciare dal fatto che se si fossero ammodernati semplicemente i vecchi stadi una parte dei miliardi di rand spesi per gli stadi nuovi avrebbero potuto essere investiti in altre infrastrutture. A proposito di vantaggi per le popolazioni locali Johnson sulla London Review of Books riporta che lo stadio nuovo di Città del Capo è stato costruito nell’area di Green Point, ricco quartiere bianco, invece che in un quartiere nero o coloured per volere di Beckembauer e soci della FIFA spaventati dalle condizioni di vita circostanti. Altro esempio è il caso dello stadio Mbomela a Nelspruit costato un miliardo di rand e che è nei pressi di una grande baraccopoli. Qui il consorzio franco-sudafricano ha ottenuto le scuole locali per ospitare gli uffici in quanto le uniche dotate di elettricità e aria condizionata e i bambini hanno finiti per seguire le lezioni nei container [5].


Cape Town. Stadio a Green Point 2009. Foto Lorena Franzini

Uno dei temi che vanno affrontati con maggiore determinazione per migliorare le condizioni materiali di vita e per accorciare il divario tra bianchi e neri è quello della riforma agraria. Fin dal 1994 si era individuata la necessità di un trasferimento di terre dalla minoranza bianca che possedeva il 90% del coltivabile pur rappresentando solo il 10% della popolazione. Nonostante vari tentativi e istituzioni a sostegno solo il 7% delle terre, secondo cifre ufficiali, ha cambiato proprietario. E la metà delle nuove aziende sono fallite. Troppe le bocche da sfamare rispetto alle precedenti gestioni ma incapacità gestionali, finanziamenti e tecnologie non facilmente disponibili.


Stellenbosch. La strada dei vini, 2009.Foto Lorena Franzini

E forse per accelerare i passaggi di proprietà dai bianchi che il Sudafrica sta provando delle soluzioni alternative. Pretoria ha concluso un accordo trentennale con il Congo Brazaville per 200 mila ettari che potrebbero arrivare a 10 milioni per la coltivazione di soia e mais e l’allevamento di polli e vitelli. Se è vero che i due governi hanno replicato le accuse di neocolonialismo bisogna dire che siamo di fronte ad una scorciatoia che avvantaggerà fondamentalmente il capitale agragrio e soprattutto si conferma la tendenza mondiale dei ricchi, siano esse aziende o stati, a comprare terre per assicurarsi derrate alimentari in un futuro gravido di rischi per l’alimentazione mondiale.
Pasquale Esposito

[1] www.visionofhumanity.org; <<Fra aprile 2008 e marzo 2009 sono stati denunciati 18.148 omicidi, una media di 49,7 al giorno. Un anno fa la situazione era più o meno la stessa, con un totale di 18.487 omicidi. I numeri, preoccupanti per gli organizzatori dei Mondiali di calcio, sono stati resi noti dalla polizia sudafricana. Addirittura in aumento negli ultimi 12 mesi i casi di violenza a sfondo sessuale, furto di auto e furto aggravato.>>, in “Criminalita’ costante, 50 omicidi al giorno”, la Repubblica, 22 settembre 2009
[2] E’ quanto riporta David Smith, “Rainbow nation ideal in South Africa is waning, finds survey”, www.guardians.co.uk, 10 dicembre 2009
[3] Il presidente Zuma parlando durante la ricorrenza per il 98mo anniversario dell’ANC aveva dichiarato: <<It should also be expected that the creation of new jobs on a massive scale will lag behind the economic recovery>>, in “Zuma warns South Africa’s economic recovery to be slow”, 9 gennaio 2010
[4] “Rabbia contro le promesse mancate”, Euronews, 20 agosto 2009;
Sudafrica, dilagano le proteste nelle township”, www.peacereporter.net, 13 ottobre 2009;
[5] R.W. Johnson, “Fischio d’inizio”, London Review of Books, nella traduzione di Internazionale, 8 gennaio 2010, pagg. 37-39

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