Sudan. Colpo di stato e Al-Bashir dimissionato

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In Africa, dopo Bouteflika che ha lasciato la presidenza in Algeria, cade un altro dittatore. In Sudan, dopo mesi di proteste e manifestazioni, con migliaia di arresti e la morte di cittadini, compreso un militare negli ultimi giorni che si era frapposto tra gli agenti della sicurezza e i manifestanti,  è stato costretto alle dimissioni, dopo trent’anni di regno, il presidente  Omar Al-Bashir con l’esercito a circondare il palazzo presidenziale.

È un colpo di stato con il controllo della televisione pubblica e l’arresto anche di funzionari governativi e, ancora non confermati, membri del governo. Alcuni media africani riportano del controllo di strade e piazze e della chiusura dell’aeroporto della capitale Khartoum. La Reuters riporta di un assalto da parte dei soldati al quartier generale del Movimento islamico di Bashir, la componente principale del partito al Congresso nazionale al governo. Erano stati gli stessi movimenti con a capo l’Associazione professionale sudanese a chiedere le dimissioni del presidente e l’apertura di negoziati diretti con le forze armate per la formazione di un governo di transizione. Su Bashir pende un mandato di arresto perché incriminato dalla Corte penale internazionale dell’Aia per il genocidio nella regione del Darfur in Sudan durante un’insurrezione iniziata nel 2003 e dove furono uccise circa 300.000 persone e che provocò 2,5 milioni di sfollati.

Le proteste in Sudan sono divampate lo scorso 19 dicembre a causa della pesante crisi economica che attraversa il paese dove c’è carenza di carburante e denaro (le banche hanno poca liquidità) a causa di un’elevata inflazione. Ma è stato il triplicarsi, in breve tempo, dei prezzi di alcuni generi alimentari ed in particolare del pane a dare maggiore linfa ad una protesta che si poi diretta anche contro la volonta del governo di ridurre i sussidi.

«In un paese in cui oltre la metà della popolazione di 42 milioni ha meno di 19 anni, molti dei manifestanti sono giovani uomini e donne che lottano per trovare un lavoro che possa pagarli come salario di sussistenza. La disoccupazione è passata dal 12% nel 2011 a circa il 20% negli ultimi anni, con una disoccupazione giovanile superiore al 27%, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale» [1].

Anche le classi medie hanno finito per pagare questa situazione e non si sono tirate indietro nella protesta nemmeno loro.

Simbolo di questa ribellione è Alaa Salah, ventiduenne studentessa di architettura e soprannominata ‘Kandara’, la regina nubiana che governava la nazione sudanese più di 3.000 anni fa. La foto che la immortale con il suo abito bianco in piedi sul tettuccio di un’auto ha fatto il giro del mondo.
Pasquale Esposito

[1] Patrick Werr e Khalid Abdelaziz, “ Sudan’s economic decline provides fuel for anger against Bashir”, https://www.reuters.com/article/us-sudan-protests/sudans-economic-decline-provides-fuel-for-anger-against-bashir-idUSKCN1Q9239, 20 febbraio 2019

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