Suicidi?

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“Vietato fumare! Qui dentro è vietato fumare. Lo vedi quel cartello? Non è un’opera futuristica in cui leggi vietato fumare ma poi significa altro, no, è un cartello che significa esattamente che è vietato fumare!”

Suicidi Bebo Storti Fabrizio Coniglio
Siamo agli inizi del 1993, il termine Tangentopoli coniato dai media è ormai entrato nell’uso comune, un Commissario di Polizia ed il suo aiutante indagano sui suicidi di tre persone aggrappandosi agli indizi per giungere ad una lettura dei fatti che sia il più possibile aderente alla verità – indizi cui si possa attribuire un significato univoco al pari di un cartello in cui “vietato fumare” non può che significare “vietato fumare” e non come segni arbitrari di un’opera futurist(ic)a in cui è possibile effettuare uno slittamento semantico e renderli suscettibili di diverse interpretazioni.

Suicidi Bebo Storti Fabrizio Coniglio
I nomi delle tre persone trovate morte suicide sono di pubblico rilievo nell’Italia dell’epoca: Sergio Castellari, Direttore Generale degli Affari Economici del Ministero delle Partecipazioni Statali e Consulente dell’Eni, Gabriele Cagliari, Presidente dell’Eni e Raul Gardini della Montedison, nonché maggiore azionista dell’Eni.
Tre persone, un unico comune denominatore: l’Eni.
Bebo Storti e Fabrizio Coniglio – in scena al Teatro Ambra alla Garbatella di Roma dal 6 all’18 dicembre – riproponendo uno dei compiti primari del teatro classico ateniese, ossia quello di instillare e vivificare nella comunità il sentimento dell’appartenenza alla Polis  nel tentativo di renderla civilmente coesa ed attivamente partecipe e rimanendo fedeli al libro “Tre suicidi eccellenti” del Giudice Mario Almerighi, basato su documenti ed atti processuali autentici – danno vita ad una esilarante, eppure serissima indagine alla ricerca di una verità ottenebrata da misteri e discrepanze, da circostanze che non tornano ed insinuano dubbi.
Spaziando tra diversi registri, il comico, il sociale, il politico e l’esistenziale – abilmente mescolati sicché che in nessun momento ci sia un prevalere dell’uno sull’altro – Storti e Coniglio non pretendono di giungere ad una soluzione, ma di sollevare domande e di risvegliare quella coscienza critica e capacità di elaborazione del reale che sole permettono di collegare fatti lontani e vicini, di cogliere analogie e compiere associazioni affinché la Storia passata possa fungere da chiave di lettura del presente. Spettacolo che attinge al passato dunque, ma che solleva urgenze più che mai attuali.
C’è tanto in questo lavoro teatrale: c’è il reportage cronachistico abbellito da divertenti note di colore dialettale, c’è lo sfondo politico di quegli anni, c’è, soprattutto, il dramma esistenziale dell’uomo – del cittadino onesto – che vive e sperimenta quotidianamente sulla propria pelle il sentimento dell’inadeguatezza scaturito dalla consapevolezza di far parte di un tessuto sociale smembrato dalla corruzione e di un sistema che lascia ai margini ed annienta chi decide di starne, o di tirarsene fuori.
C’è un momento dello spettacolo teatrale che accorcia la distanza tra i tre suicidi dell’epoca e tra la nostra realtà attuale: è quello, intenso e efficace, del monologo di Bebo Storti in cui, spogliato del ruolo pubblico di Commissario che indaga, diviene appunto cittadino comune e percepisce il disagio e l’imbarazzo di essere tenuto all’oscuro, di essere messo da parte e calpestato da uno Stato asfittico incapace di farsi sostegno, strumento e garante della giustizia; e allora tanto vale berci sopra, ché se proprio ci si deve considerare morti – perché un cittadino che non è più in grado di prendere parte alla vita politica del proprio paese, nel senso esteso del termine, è un cittadino-fantoccio privo di vita, al pari di quello adagiato sul palcoscenico che sembra esser messo lì come monito – meglio morire divertendosi.
Ed è infatti attraverso il divertimento, attraverso la risata catartica rovescio del tragico, che “Suicidi?” ci invita a riflettere su come, quando e perché è stato possibile che alcuni soffocassero il sano esercizio della politica con lo strumento oppressivo degli interessi privati fino a trasformarlo in un affare di pochi.
Una cosa è certa, intorno all’Eni non è la prima volta che prende forma un mistero: forse insieme ai “Tre suicidi eccellenti” – che ci guardano, che restano in attesa – si aggiunge il punto interrogativo da parte di un quarto uomo, Pasolini, del cui romanzo rimasto incompiuto e pubblicato postumo, intitolato “Petrolio” – e che narra la parabola ascendente di un manager in seno, appunto, all’Eni – è andato perduto un capitolo, esattamente quello che doveva avere per titolo: “Lampi su Eni”, sulla cui scomparsa è stata avviata anche un’indagine. Senza dimenticare l’altrettanto misteriosa morte di Enrico Mattei, presidente dell’Eni, avvenuta nel 1962.
“Suicidi?” pur focalizzandosi sulle indagini inerenti la morte di Castellari, Cagliari e Gardini, riesce così ad allargare la nostra prospettiva su alcuni altri dei più inquietanti misteri del nostro paese.
Rita Ciatti

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