Sulla Quarta: classico e moderno si fondono in un singolare equilibrio

copertina del disco Sulla Quarta di Alessio Pianelli
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Sulla Quarta, il nuovo album di Alessio Pianelli, uno dei più interessanti violoncellisti italiani  tra le nuove leve (siciliano, classe 1989), si compone di tre diverse parti, tre differenti momenti che convergono verso un’ideale unità contenutistica e musicale: una rilettura della suite n. 4 per violoncello di Bach (suite in Mi bemolle maggiore, BWV 1010), una composizione per due violoncelli realizzata dallo stesso Pianelli ed ispirata proprio alla suite bachiana, che dà il titolo all’album, ed un’opera in quattro movimenti del compositore Giovanni Sollima, The Songlines.

copertina del disco Sulla Quarta di Alessio Pianelli
Alessio Pianelli , Sulla Quarta. Almendra Music

Il progetto, realizzato per Almendra Music, etichetta palermitana nata nel 2012 con cui Pianelli ha già collaborato per la realizzazione del suo primo disco (Prélude, del 2014, che includeva anche l’esecuzione della suite n. 1 per violoncello in Sol maggiore, BWV 1007), come lo stesso violoncellista spiega, è molto ambizioso. Non soltanto una nuova incisione della più classica tra le opere della letteratura violoncellistica, le sei suites per violoncello solo di Bach realizzate nel periodo in cui il compositore tedesco fu Kappelmeister a Köthen tra il 1718 ed il 1723, ma un’integrale delle suites scaglionata nel corso degli anni: “un percorso in grado di raccontare la crescita intellettuale, timbrica e umana di un musicista tra i suoi venti e trent’anni d’età”.
E partiamo proprio, allora, col parlare della quarta suite bachiana. Come ci spiega Luca Tutino in un suo saggio del 1994, all’epoca di Bach le composizioni di danze erano già organizzate secondo una successione che prevedeva un movimento lento di Allemanda, una vivace Corrente, derivata da una danza di corteggiamento italiana e francese, una Sarabanda in forma lenta e una Giga, molto ritmica. A tali movimenti, Bach aggiunse una coppia di intermezzi (Minuetti, Bourrées o Gavotte) ed il Preludio iniziale. Questi sono i tempi di cui si compone la quarta suite per violoncello.

Alessio Pianelli. Foto Antonio Cusimano

Nell’interpretazione di Alessio Pianelli, si avverte un lavoro minuzioso di cesello che, attraverso un approfondito e sofferto studio dell’opera, continue esecuzioni dello spartito bachiano e riflessioni sul testo musicale barocco, porta ad un rimescolamento continuo delle suggestioni evocate dalla suite, delle sue possibilità interpretative e delle sperimentazioni tecniche operate, dei momenti più intimi e di quelli più intensi, di quelli più malinconici e di quelli più energici, per arrivare  finalmente all’equilibrio tanto a lungo inseguito (o, forse, a quello che più si avvicina alla ricerca di anni di studio). Lo stesso Pianelli afferma: “Nei tre mesi precedenti la registrazione, la Suite era diventata quasi una ossessione: la studiavo notte e giorno, alternando di continuo violoncello «moderno» e «barocco», alla ricerca dell’impossibile «giusto compromesso»”.
Già fin dalle prime battute del Prélude, Pianelli pare allontanarsi dai toni cupi caratteristici del primo movimento della suite e porre invece l’accento sull’energia che scaturisce dalla composizione, pur senza rinunciare a momenti riflessivi scanditi da piccoli ritardati cui fanno da contraltare le fughe sicure del discorso musicale quando, a metà circa del movimento, si passa da una scrittura per crome ad una per semicrome e si raddoppia la velocità esecutiva. L’Allemande, al contrario, pare indirizzarsi verso una maggiore gravità, una più intensa riflessività che cede il passo all’esaltazione del vigore espressivo della Courante, sottolineato dagli strappi energici e controllati dell’archetto che trasportano l’ascoltatore nel senso di geometrica perfezione del mondo musicale bachiano. Attraverso la malinconia della Sarabande, disegnata a piccoli passi interrotti, quasi una successione di continue sospensioni, respiro e musica che si fondono insieme, si arriva poi alla Bourées I-II, brillante e leggera, e quindi alla Gigue finale, una sorta di vortice musicale che rievoca appieno l’atmosfera di una danza del XVIII secolo ed al tempo stesso conclude il discorso musicale dell’opera.
Le sonorità bachiane vengono poi riassaporate nell’incipit della composizione successiva, Sulla Quarta, realizzata da Alessio Pianelli, come detto, che parte da premesse barocche per arrivare, tra glissati e svolazzi esasperati, a rielaborazioni contemporanee incalzanti che ci portano, attraverso scale ascendenti e discendenti che richiamano le prime battute del quinto capriccio di Paganini (ma stavolta le note sono distorte ed il sapore è fortemente moderno), a momenti arabeggianti che emergono prepotentemente a metà circa del brano. Arrivati al punto di massimo sviluppo di questo ulteriore tema, delicati pizzicati introducono una fase più introspettiva, cantabile dell’opera, che diviene nuovamente classica e prepara un finale che risolve in un allargando la tensione musicale del brano.
Giovanni Sollima, violoncellista e compositore palermitano, classe 1962, firma invece l’opera che dà avvio all’album, The Songlines, realizzata nel 1993 ed ispirata alle “vie dei canti” siciliani. Un primo movimento introspettivo, con accordi carichi di tensione emotiva che si succedono scanditi da un pizzicato sempre più forte, sempre più presente (come un destino inesorabile che bussi alle porte) e che conduce ad un canto cupo che evoca un’atmosfera luttuosa, prepara l’esplosione di energia del secondo: una forza primordiale che anima, coinvolge, esaspera in un crescendo incontenibile. Attraverso una riflessione a tratti dolorosa del terzo movimento, sottolineata dalle continue dinamiche dal piano al forte, dai movimenti insistiti, ossessivi dell’archetto e, anche qui, dal pizzicato, si arriva poi a Il sogno spezzato di Rita Atria, una serie di slanci interrotti del violoncello che paiono un tentativo di prendere il volo destinato all’insuccesso e con cui si chiude l’opera di Sollima (Rita Atria, come i meno giovani ricordano, era una testimone di giustizia che si tolse la vita una settimana dopo la strage di Via D’Amelio).
L’esecuzione delle varie parti ad opera di Alessio Pianelli è davvero molto felice, decisamente convincente. Il progetto musicale è credibile e la fusione delle diverse anime dell’album è sicuramente riuscita. Ci spingiamo anche a dire che la musica non può restare ancorata alla sua dimensione puramente classica, che pure deve essere curata col massimo rigore. Ben vengano, quindi, le interpretazioni filologiche dei pezzi classici con strumenti dell’epoca e lo studio delle partiture originali con le annotazioni dei compositori, ma c’è bisogno anche di sperimentazioni, di contaminazioni, di crescita nella dimensione espressiva, nelle possibilità tecniche e compositive. E tutto questo, ci pare, è alla base di Sulla Quarta, un’operazione coraggiosa e, lo ripetiamo, sicuramente riuscita.

Gianfranco Raffaeli

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