Superbarocco. Arte a Genova da Rubens a Magnasco

Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto Il sacrificio di Noè dopo il diluvio
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Superba, immersa nel fasto, nel lusso, nella bellezza, Genova si veste dell’arte e delle atmosfere che hanno connotato la sua potenza ed opulenza. La parabola di Genova la Superba, centro del mondo, alle Scuderie del Quirinale a Roma.

Sontuosa ed unica, come solo Rubens e Van Dyck, Castiglione, Piola, De Ferrari e Magnasco hanno saputo dipingerla, la città e i suoi personaggi escono quasi dal contesto delle loro tele vestiti di abiti preziosi, circondati da suppellettili lussuose, da argenti, ametiste e marmi che declinano il fasto barocco di un’epoca, il culmine dello splendore genovese voluto con grande determinazione dalle nobili famiglie locali e raggiunto in ricche chiese, dimore e palazzi.
È un vero teatro della esibizione di una posizione sociale e politica. E quando si arriva alla decorazione di interni e alle atmosfere scenografiche, ecco che il Barocco diventa grammatica e linguaggio applicato ad ogni campo della espressione artistica e culturale.

La rassegna – un progetto di eccellenza rappresentato da 120 opere d’arte, ben orchestrata nelle ampie sale delle Scuderie del Quirinale – apre le porte a un viaggio il cui orizzonte temporale spazia tra le visite di Rubens a Genova, la prima del 1604, e la morte di Alessandro Magnasco avvenuta nel 1749, quindi oltre un secolo d’oro di arte genovese. Ma, badiamo bene, una stagione gloriosa dove non solo l’arte è protagonista ma lo sono anche la finanza e la politica che fanno di Genova, in quegli anni, una delle grandi capitali economiche d’Europa.

I genovesi sapevano investire anche in palazzi, preziose chiese e cicli affrescati, quadrerie e sontuose argenterie, statue e marmi a testimonianza di un Barocco composito e cosmopolita ma essenzialmente privato. Si tratta di una vera e propria celebrazione di uno dei periodi di maggior fulgore della storia della città, storia economica, finanziaria, culturale e artistica.

L’assetto repubblicano dello Stato genovese e quindi l’assenza di una corte, evitarono l’affermarsi di un gusto unico e predominante e, al contrario, si diffuse un pluralismo di tendenze e correnti raro per l’epoca; una situazione composita e ricca di spunti, influenze e opportunità da cogliere. In altre parole, come la rassegna stessa racconta, non è esistito un unico Barocco genovese, ma – secondo i contatti e gli accordi nati tra Genova e altri paesi dentro e fuori l’Italia – piuttosto un’arte aperta al mondo che risentì di lezioni provenienti da diverse parti d’Italia e d’Europa.

La mostra si apre con i ritratti di Rubens e di Van Dyck, quindi con le tele di Castiglione, Piola e De Ferrari che celebrano la magnifica stagione di importanti famiglie genovesi.

Gregorio De Ferrari Ritratto allegorico di una giovinetta
Gregorio De Ferrari Ritratto allegorico di una giovinetta, 1685-1690 circa – olio su tela 148,5 x 200 cm
Madrid, Museo Lázaro Galdiano © Museo Lázaro Galdiano. Madrid

Da Palazzo Rosso a Genova arrivano i ritratti di Anton Giulio Brignole-Sale e di Paola Adorno Brignole-Sale, dalla National Gallery di Washington arriva la elegante ed enigmatica Elena Grimaldi Cattaneo e dal Getty Museum di Los Angeles il magnifico ritratto di Agostino Pallavicino in veste di Ambasciatore al Pontefice.

Da Palazzo Spinola giunge Orazio Gentileschi con il Sacrificio di Isacco dove giocano i chiaro-scuri nella descrizione della scena di ispirazione caravaggesca. Importante l’intervento di Bernardo Strozzi con le tele La Cuoca e Madonna con Bambino e San Giovannino, primo grande artista genovese che assorbe le influenze dei fiamminghi, accoglie lo stile di Rubens per mescolarlo a una poetica ancora caravaggesca.

Molte le chiese di Genova che hanno offerto un contributo in prestiti. Da San Luca è arrivato Il Presepe di Castiglione, dalla Cattedrale di Genova, Museo del Tesoro, è giunta l’Immacolata d’argento, dalla chiesa del Gesù una delle Pale di Rubens, la scultura Il ratto di Elena di Pierre Puget dal Museo di Sant’Agostino e infine un gruppo di lussuosi arredi dai Musei di Strada Nuova.

Un corpus cospicuo le cui materia e tecniche compongono un ventaglio ampio e variegato della superba e raffinata produzione artistica tra Sei e Settecento. In particolare, la partecipazione della città di Genova al progetto si è evidenziata non solo per i numerosi prestiti fatti a Roma, ma anche per la Mostra “gemella” organizzata a Palazzo Ducale fino al 10 luglio, intitolata “La forma della Meraviglia, Capolavori a Genova tra il 1600 e il 1750” e per una serie di iniziative raccolte sotto il nome “I Protagonisti” allestite in contemporanea alla mostra a Palazzo Ducale e in diversi musei e palazzi cittadini.

È necessario aggiungere che in questa occasione Genova non è restata sguarnita e spoglia di testimonianze altrettanto importanti quanto quelle prestate alla Capitale. Al contrario, per un Rubens e un De Ferrari partiti per Roma altre grandi opere sono restate o giunte dall’estero. Infine, in tutta la Liguria, Genova in testa, esiste un fortissimo fermento artistico e un ricco palinsesto di mostre che puntano ad approfondire il periodo del Superbarocco genovese poco studiato e poco conosciuto, a detta dei curatori della rassegna, al di fuori dell’ambito territoriale.

Il viaggio della mostra termina con un capolavoro di uno degli artisti genovesi più particolari e visionari, Alessandro Magnasco, anticonformista e indipendente, lontano dagli schemi e difficile da incasellare. Il suo Trattenimento in un giardino di Albaro, prestito eccezionale da Palazzo Bianco, rappresenta un ricevimento di nobili in un giardino in collina, lontano dal mare che è rappresentazione della potenza di Genova. È una veduta cupa e opprimente, popolata da piccole figurette di eleganti aristocratici che si muovono su un palcoscenico, tragicamente inconsapevoli del loro declino e della fine dei fasti repubblicani.

Daniela di Monaco

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