Tabagismo: non è mai troppo tardi smettere di fumare

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Il 31 maggio si celebra la giornata mondiale senza tabacco, tra le iniziative nazionali più rilevanti segnaliamo il XXIII Convegno Nazionale Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale, organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” e la Società Italiana di Tabaccologia.

Quest’anno il Convegno si terrà in streaming e sarà fruibile online sulla piattaforma StarLeaf.
La giornata contro il consumo di tabacco è una importante occasione per ricordare i gravissimi danni del fumo sia attivo che passivo. Purtroppo, come spesso accade per altre gravi minacce alla salute umana, si tende ad abbassare la guardia quando i media trascurano un determinato argomento e le raccapriccianti immagini sui pacchetti di sigarette sembrano aver dato “assuefazione”.

Invece è bene ricordare che il fumo rappresenta la seconda causa di morte nel mondo secondo l’OMS e, soprattutto, resta la principale causa di morte evitabile.

Tanto per dare qualche numero, si pensi che ogni anno, circa 6 milioni di persone scompaiono per i danni da tabagismo, fra le vittime oltre 600.000 sono non fumatori esposti al fumo passivo. Il fumo provoca più vittime di AIDS, droghe, alcool, incidenti stradali, omicidi e suicidi sommati fra loro. È stato calcolato che 20 sigarette al giorno riducono la vita media di un giovane che abbia iniziato a fumare a 25 anni, di circa 4-6 anni; infine le statistiche rivelano che su 1.000 maschi adulti fumatori uno morirà di morte violenta, sei moriranno per un incidente stradale e 250 moriranno per patologie correlate al fumo.

Ad aggravare la rischiosità dell’uso del tabacco incidono vari fattori, quali: l’età di inizio, il numero di sigarette giornaliere, il numero di anni da quando si è iniziato a fumare e l’inalazione più o meno profonda del fumo.
In definitiva, il fumo è una delle principali cause dirette ovvero correlate nella insorgenza di patologie anche gravi e invalidanti quali:

bronchite acuta, bronchite cronica, enfisema polmonare (abnorme dilatazione degli alveoli con distruzione delle loro pareti), episodi asmatici e infezioni respiratorie ricorrenti; fino al tumore polmonare. Indagini statistiche dimostrano che nel nostro Paese, il fumo è responsabile del 91% di tutte le morti per cancro al polmone negli uomini e del 55% nelle donne, con un totale di circa 30.000 morti l’anno.
infarto e malattie coronariche; il fumo di sigaretta aumenta il rischio di aterosclerosi e di infarto miocardico perché danneggia le cellule che rivestono internamente i vasi arteriosi, favorendo la formazione di placche ostruttive e di trombi. I fumatori hanno un rischio doppio di ammalarsi, mentre smettendo di fumare il rischio si riduce a partire da un anno di astinenza e solo in 20 anni diventa paragonabile, ma pur sempre superiore, a quello di un non fumatore.
ictus: il rischio di esserne colpiti raddoppia nei fumatori, smettendo di fumare si riduce drasticamente già dopo un anno; dopo 5-10 anni diventa simile a quello di chi non ha mai fumato.
cancro: il fumo aumenta il rischio di cancro della vescica, del fegato, della laringe, dell’esofago e del pancreas.
danni alla sessualità maschile: il fumo di sigaretta è un fattore fortemente correlato allo sviluppo della disfunzione erettile, esso amplifica significativamente il rischio di impotenza, soprattutto se associato a patologie cardiovascolari e relative terapie farmacologiche.
problemi alla fecondità femminile: una donna gravida che fuma ha un maggior rischio di aborti, di partorire bambini nati morti e di partorire neonati sottopeso. Inoltre, il fumo durante la gravidanza può causare un ritardo di crescita e di sviluppo mentale, oltre che polmonare, del bambino.
declino mentale: i fumatori sono maggiormente esposti al danneggiamento dei vasi sanguigni, compresi quelli cerebrali; il fumo, infatti, causa il restringimento e l’indurimento delle arterie, compromettendo l’apporto di ossigeno al cervello.
danno renale e peggioramento della retinopatia nei soggetti diabetici.
invecchiamento della pelle; ingiallimento della dentina, aumentato rischio di gengiviti.

Anche l’esposizione passiva al fumo di tabacco ambientale costituisce un significativo rischio sanitario tra i non fumatori. Secondo la Environmental Protection Agency è “uno dei più diffusi e pericolosi fattori inquinanti dell’aria degli ambienti confinati”. Fumare passivamente può indurre il cancro polmonare.
Infine, i figli di genitori fumatori soffrono più frequentemente di polmoniti, di bronchiti e crisi asmatiche rispetto ai figli di genitori non fumatori.

In considerazione della complessità e gravità dei rischi correlati al tabagismo, OMS per la giornata mondiale il 2021 ha scelto come tematica “come sostenere i consumatori nel tentativo cessare l’uso del tabacco”.
Il messaggio è il seguente: “Smettere di fumare è difficile ma senz’altro possibile”, chi proprio non riesce a farlo da solo può rivolgersi al proprio medico curante oppure ai Centri Anti Fumo della propria zona.

È incoraggiante sapere che milioni di persone hanno smesso di fumare, i più recenti dati ISTAT indicano che il 90% degli ex fumatori ci è riuscito da solo, ma provando in media 6 volte, ossia collezionando ben 5 “ricadute”, quindi non bisogna lasciarsi scoraggiare da uno o più fallimenti, ma ritentare con fiducia.
Un ottimo supporto è rappresentato dalla “Guida pratica Smettere di fumare” predisposta dall’Istituto Superiore di Sanità, inoltre è attivo e funzionante il Telefono verde contro il fumo (800 554088), che offre un servizio anonimo e gratuito fornito, anche questo, dall’Istituto Superiore di Sanità.

Stefania Squillante

Per ulteriori informazioni è possibile collegarsi ai seguenti link del Ministero della Salute:
http://www.salute.gov.it/imgs/C17pagineAree463listaFileitemName0file.pdf
http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_5.jsp?lingua=italiano&area=stiliVita&menu=fumo

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