Canto per i tablao. Vila Rosa & Friends, Galà Flamenco

Villa Rosa
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Il più celebre tablao di Spagna chiude. Il tablao Villa Rosa non c’è più. La risposta a questa chiusura è il folgorante omaggio a cui abbiamo assistito allo Strehler, con lo spettacolo Vila Rosa & Friends, Galà Flamenco. Settanta minuti di pura energia ed eleganza, in cui i ballerini / bailaores Jonatán Miró e Adrián Santana hanno dato il meglio di sé insieme ad Raquel Heredia, bailaora discendente della celebre casta flamenca di Malaga.

Lo spettacolo fa parte del Milano Flamenco Festival 2021, dal titolo Segni del tempo, Memorie -Visioni – Contrasti.
Il Galà parte in sordina per poi decollare con continue esplosioni di vitalità, in cui la chitarra del giovane Yerai Cortés ha svolto un ruolo di primo piano, dialogando alla perfezione con i bailaores, la bailaora, e il cante di Ismael de la Rosa e Manuel Marín, voci potenti che di volta in volta si trasformavano, diventavano, lamento, implorazione, incitamento, vita.

Manuel Liñán opta per una scena nuda e pochissimi i cambi d’abito, per una regia che sceglie la linea del rigore, della sobrietà, dando agli artisti sul palco l’oneroso compito di celebrare una fine, la chiusura di Villa Rosa, insieme alla magnificenza del flamenco, non a caso dichiarato patrimonio intangibile dell’umanità.

Dirompente questo Galà Flamenco, rigoroso ma anche trasgressivo, capace di sovvertire i generi. Infatti in uno dei duetti di preziosa bellezza, interpretato dai due bailaores, compare insieme a corpetti e cappello rosso la bata de cola, abito tradizionale della bailaora. Ma nel nostro Galà la bata de cola è giocata con maestria e raffinatezza da un lui.
L’eleganza dei passi, l’eleganza dei movimenti, trasformano i ballerini in scena in archetipi della bellezza, dell’essere femminile e maschile. Gli interpreti smettevano di essere singole individualità, per diventare forze arcaiche che si muovevano sulle assi del palcoscenico come baccanti che celebrano un inno alla vita.
Raquel Heredia si muoveva sinuosa e raffinata. A tratti le sue gambe e i suoi piedi sembravano andare da soli in un ritmo forsennato, che sembrava non avere sosta. Jonatán Miró esprimeva un’energia e una vitalità primigenia, in cui il corpo vibrava di vita propria.

Che dire della chitarra, che ha avuto dei momenti magici, degli assolo che hanno dominato la scena illuminata da un unico faro che creava una pozza di luce attorno a Yerai Cortés? Quella luce, insieme a quell’anima di legno e ferro che è la chitarra, sembrava ipnotizzare il pubblico.

Ottima la regia che ha dato la possibilità a ognuno degli artisti in scena di esprimere la propria bellezza, il proprio virtuosismo.
Proprio di virtuosismo dobbiamo parlare per la performance di Jonatán Miró che, nei ritmi forsennati proposti, è riuscito persino a giocare con ineffabile leggerezza con uno splendido scialle, che nelle sue mani sembrava trasformarsi nelle ali di un animale esotico. Di quello scialle il ballerino sembrava fare ciò che desiderava, sfidando le leggi della fisica.
Anche per Adrián Santana  non si può far altro che parlare di virtuosismo, i suoi passi, le sue movenze erano in grado di rimanere sospesi nello spazio, nel tempo, avvolti da un alone di poesia.

Dobbiamo a Maria Rosaria Mottola, intelligente organizzatrice del festival, artista flamenca e direttrice di Punto flamenco, associazione culturale che fa del flamenco la propria ragione di vita, la bellezza di questa serata e delle prossime che ci attendono. Sicuri che si tratterà di un crescendo che non vogliamo perderci. Disdetti tutti gli impegni saremo allo Strehler per tutta la durata del festival. A riempirci gli occhi e l’anima di bellezza, ma anche ad ascoltare le conferenze a seguito di ogni spettacolo. Come quella che ha chiuso il Galà Flamenco, e che aveva come tema il futuro del tablao.

È un futuro fosco, ma forse è fosca la nostra epoca che di fronte alla bellezza e all’arte sembra avere una sorta di amnesia, di mancanza di riconoscenza, relegando arte, bellezza e cultura al ruolo di ancelle, troppo spesso in secondo piano. Dal dibattito emerge la grande fatica che stanno facendo in quest’epoca di pandemia i vari tablao che possono ospitare a causa delle misure sanitarie un massimo di trenta spettatori per volta. Eppure i tablao nella loro evoluzione rappresentano luoghi essenziali di sperimentazione e crescita, dove senza una coreografia prestabilita il cante, la chitarra e il ballo si confrontano e misurano per scoprire insieme nuove direzioni e nuove forme.

Gianfranco Falcone

Piccolo Teatro Strehler
22 giugno 2021, ore 19.30
Villa Rosa & Friends / Gala flamenco
ballo e collaborazione speciale al ballo Jonatán Miró, Raquel Heredia “La Repompilla”, Adrián Santana
direzione artistica Jonatán Miró
direzione di scena Manuel Liñán
canto Ismael de la Rosa, Manuel Marín
chitarra Yerai Cortés

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