Talleyrand e Fouché: i maestri del tradimento

alessandra necci il diavolo zoppo e il suo compare talleyrand
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Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord e Joseph Fouché attraversano la storia francese dall’ancien règime alla Restaurazione; senza remore, collaborano e tradiscono i potenti di turno con una spregiudicata visione della politica e delle relazioni personali e internazionali.
Nel suo lavoro, Il Diavolo zoppo e il suo Compare, Alessandra Necci ci offre un grande affresco delle amicizie, delle relazioni e delle trame che si celano dietro alcuni fondamentali momenti della storia europea.

Anche chi ha una conoscenza della storia limitata al solo percorso scolastico, è probabile che abbia almeno sentito parlare di Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord e di Joseph Fouché.
L’incontro con questi due personaggi, o almeno la loro memoria, è però limitato ad aspetti specifici della loro attività.
Il primo appare, in genere, nei panni di un geniale ministro che riesce a consentire la partecipazione della Francia al tavolo del Congresso di Vienna, quasi facendola apparire come la prima vittima della stagione napoleonica; il secondo, quando è ricordato, è associato sicuramente al suo ruolo di Ministro della polizia al servizio dell’Imperatore.
Questa visione, frettolosa e limitata, dei due personaggi, pur cogliendone un tratto e un’azione fondamentale, lascia in ombra la complessità di due uomini, capaci di avere un ruolo non indifferente in tutti i momenti politici che si sono trovati a vivere.
Talleyrand e Fouché appaiono al primo sguardo o nell’analisi delle movenze del tutto lontani e del tutto inconciliabili.
Il primo è un uomo di mondo, amante della bella vita, del gioco e delle donne, che è passato alla storia anche per le sue avventure e per il garbo e l’eleganza del suo eloquio.
Forbito, curato, ospite conteso, amico di tutti quelli che contano, Talleyrand sa attraversare la vita con una sorta di sprezzatura che lo rende, a tratti, simpatico e affascinate; conosce e ama essere conosciuto; ama la cultura e il prestigio che essa concede.
Fouché è silenzioso, poco evidente, sa dissolversi per seguire; sa nascondersi per spiare e rendersi poi insostituibile.
Non ostenta la ricchezza che con sapiente calma sa accumulare e resta fedele alla famiglia e al suo semplice modo di vivere.
Il ministro della polizia sa far dimenticare i propri errori e ritornare in auge quando nessuno lo aspetta più.
La loro fisionomia li rende differenti: che cosa li accomuna, dunque? In che cosa possono essere assimilati?
Non dimentichiamo, prima di tutto, che entrambi sono stati cresciuti e educati dalla Chiesa e che entrambi hanno poi rinnegato quest’origine.
Ad accomunarli c’è, però, qualcosa di più radicale e forte. Non dimentichi il lettore che i nostri “due eroi” sono stati in grado di vivere, senza essere spazzati via, nella Francia che precede la Rivoluzione, nei diversi momenti della rivoluzione stessa, nell’età napoleonica e che, nella stagione della Restaurazione, li troviamo ancora al comando, ancora al governo.
Meno appariscenti di un sovrano, meno decisivi di un Marat, un Danton o un Robespierre, meno grandi di Napoleone, sono ancora uomini di potere con il ritorno dei sovrani sul trono di Francia.
Talleyrand e Fouché, seguendo le parole di Chateaubriand, che riporterà la scena surreale nelle Mémoires d’outre-tombe, risultano essere una coppia davvero inquietante: «Mi recavo da Sua Maestà. Introdotto in una delle stanze che precedevano quella del Re, non trovai nessuno: mi sedetti in un angolo e attesi. All’improvviso, una porta si apre: entra silenziosamente il vizio appoggiato al braccio del crimine, Monsieur de Talleyrand avanza sostenuto da Monsieur Fouché; la visione infernale passa davanti a me, penetra nel gabinetto del Re e scompare».
Per far ben intendere il clima, il sovrano è, in questo caso, Luigi XVIII.

Insomma, seguendo l’intensa e ricca ricostruzione della Necci, i due uomini politici francesi si mostrano come campioni dell’arte del tradire, capaci di cogliere la direzione del vento per abbandonare il vecchio “signore” e offrire i propri servigi a chi verrà.
Non è certamente una novità condividere la consapevolezza che ci sono periodi della storia in cui gli eventi sembrano subire un’improvvisa accelerazione. Personaggi, date, accadimenti si rimescolano, inoltre, nei periodi che abbiamo definito poi come rivoluzionari.
Nella fatica della comprensione, si è soliti affannarsi alla ricerca di prodromi, cause, concause ed esiti non sempre plausibili.
Tra i passaggi storici che maggiormente sollecitano, ancora oggi, l’attenzione degli storici e dei lettori resta, con tutta la sua inevitabile forza, la Rivoluzione francese, facendo ovviamente convergere in tale definizione le lontane origini del fenomeno e tutti gli sviluppi che conducono poi alla stagione napoleonica e almeno fino al Congresso di Vienna.
L’ampiezza del periodo è, a ben vedere, di per sé insidiosa.
La ricostruzione proposta da Necci è utile, dunque, per almeno tre motivi: il testo si sforza di collegare i diversi momenti della serie di eventi in questione, offrendo, anche al lettore non del tutto attrezzato, la possibilità di leggere i legami tra i diversi passaggi; il testo ci costringe, poi, a riflettere su tutti i mutamenti che si determinano nelle epoche di passaggio e a misurare gli ideali dei singoli alla luce delle loro ambizioni, attese e capacità.
Infine, ci introduce a una categoria universale, quella dei traditori che abbondano a ogni svolta della storia. Traditori in tanti sensi e con tante conseguenze.
Nel nostro caso specifico, appare davvero interessante anche l’analisi che la Necci propone dell’incontro fra la smodata fiducia in se stesso da cui Napoleone è guidato e le capacità camaleontiche di Talleyrand e Fouché.
La partita fra il primo console, poi imperatore, e i suoi ministri assomiglia a una danza fatale, fatta di scontri e riconciliazioni frettolose in cui il meno vendicativo risulterà essere proprio Napoleone. Gli accomodanti Talleyrand e Fouché hanno in realtà la memoria lunga e, mentre sembrano perdonare, sanno come produrre gli esiti desiderati senza mai mostrarsi troppo in primo piano.
Antonio Fresa

Alessandra Necci
Il diavolo zoppo e il suo compare.
Talleyrand e Fouché o la politica del tradimento
Marsilio, 2015
Pagine 662, € 19,00

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