Taranto. Ex Ilva: e dopo la sentenza?

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Un’altra pagina della martoriata storia di Taranto e dell’ex-Ilva è stata scritta con la sentenza della Corte d’Assise di Taranto con il processo Ambiente Svenduto. Le condanne sono state pesanti dalla proprietà dell’ex-Ilva, ai manager, ai responsabili tecnici fino alla politica. La sentenza prevede anche la confisca degli impianti dell’area a caldo sottoposti a sequestro dal luglio 2012 e delle tre società Ilva spa, Riva Fire (oggi Partecipazioni Industriali in liquidazione) e Riva Forni Elettrici. Gli impianti non si fermano al momento perché ciò avverrà solo con la sentenza definitiva. Sempre che il Consiglio di Stato non confermi la sentenza del Tar di Lecce relativa all’ordinanza del sindaco Rinaldo Melucci, chiudendo l’area a caldo. Oggi il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani ha detto che attende quest’ultima sentenza e “ho fatto un piano per togliere il carbone all’altoforno, elettrificarlo e passare subito al gas per abbattere la CO2 del 30%, sperando di essere velocissimi sull’ulteriore passaggio all’idrogeno“. Come ha dichiarato a il Manifesto Alessandro Marescotti dell’associazione Peacelink, “Genova ha rifiutato i forni elettrici per le scorie radio: si tratta di una tecnologia sorpassata”. A Taranto e in tante parti d’Italia serve una rivoluzione verde.

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