Giornata mondiale del teatro. Bellezza, finzione, realtà e dialogo

teatro
history 3 minuti di lettura

Sul palco di un teatro da soli, in due, in tre, in cinque, in dieci. Grandi e piccole compagnie, monologhi e scene di massa, amori, morti, rinascite. Tutto finto che diventa vero, tutto vero che diventa finto. Zio Vanja di Cechov, La peste di Camus, Mercurio di Amelie Nothomb, il clown dei clown Larible, l’Inferno 2021 dei No Gravity.

Cucinalo come vuoi. L’importante è che sia Teatro.
Il teatro come luogo del dubbio, il teatro come luogo del dialogo con se stessi attraverso il dubbio, come luogo in cui le nostre piccole certezze vengono messe alla prova, provocate, eluse, negate, riproposte, attraverso mille maschere, attraverso mille codici. Il teatro, quello vero, quello che fa sì che teatranti ultraottantenni salgano tremanti sul palco scortati dai loro accompagnatori. E su quelle tavole si trasformano in potenti evocatori dell’umano.
Teatro, teatro come luogo della bellezza, teatro come luogo in cui si misura il grado di civiltà di un popolo, di una nazione, dell’umano. Perché civiltà ed evoluzione non si misurano in base agli algoritmi del Pil. Si misurano in base alla bellezza che un popolo è in grado di conservare, proporre, condividere.
Teatro come luogo che dice no alla guerra. Teatro che compatto dice sì alla pace. Lo dice attraverso le sirene che squillano potenti prima di ogni spettacolo. Le stesse sirene esplodono in zona di guerra, squarciano l’aria. Per noi è solo una finzione scenica, ma è una finzione tesa a ricordare che in altri luoghi si muore, si soffre. In comune tutti i teatri d’Italia dicono no alla guerra. Il teatro come luogo che dice sì alla pace.

Il teatro come luogo un po’ snob in cui il pubblico applaude se stesso.
Il teatro come luogo sacro in cui celebrare la poesia.
Il teatro come luogo di narcisismi, il teatro come luogo in cui condividere i valori della polis.
Il teatro. Il teatro da intendere come si vuole. Purché sia teatro.

Il teatro privato, il teatro pubblico, il piccolo teatro, il grande teatro, il teatro storico, il teatro moderno, il teatro d’avanguardia, il teatro brutto, il teatro bello. Il teatro dei piccoli, il teatro dei grandi, il teatro dei piccoli che diventeranno grandi, il teatro dei grandi che cadono e diventano piccoli. Il teatro nei borghi, i teatri sconosciuti, il teatro degli studenti, il teatro delle sperimentazioni, il teatro dei grandi finanziamenti, il teatro senza soldi, il teatro dello sfarzo da milioni, il teatro con le pezze al culo.

L’importante è che sia Teatro.
L’importante è che le città non ne siano prive. L’importante è che si trovi sempre qualche incosciente che aldilà della ragione, proprio in virtù della ragione, continui il teatro. Teatro, magico evento regalato dalla Grecia, ma che inizia nella notte dei tempi, forse con le danze tribali accanto al fuoco per propiziare la caccia, per esorcizzare la morte, per salutare fecondità, la rigenerazione, esorcizzare le paure. Ma non è forse ancora questo il senso del teatro? È questo perché nonostante millenni di storia l’uomo è sempre, meravigliosamente, mirabilmente, miserevolmente, uguale a se stesso. L’uomo vive in cicli perfetti. È lui stesso perfetto. Nella sua perfezione ha dentro di sé il tutto e nel tutto ci sono anche Auschwitz e la Cappella Sistina. Il teatro è luogo concreto e metaforico in grado di dialogare con entrambe le facce della moneta. Il teatro.
Gianfranco Falcone

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article