Il teatro in TV per promuoverlo. Appello alla RAI.

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Pochi giorni fa indirizzato a Fabrizio Salini, amministratore delegato della RAI e per conoscenza al Presidente Mattarella oltre che al Ministro per i beni e attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, l’appello che ha come firmatari 90 illustri esponenti del mondo del teatro affinché la RAI metta in palinsesto produzioni teatrali contemporanee.
L’esigenza parte dallo stop che ha colpito i teatri nazionali da oltre due mesi a causa dell’emergenza sanitaria, come ribadito anche dalla regista e imprenditrice teatrale Andree Ruth Shammah la questione che si desidera sottolineare è l’assoluta mancanza di attenzione nei confronti di tutto quel mondo di professionisti che ruota attorno al teatro e di chi vi lavora, parliamo di 100.000 persone (10 volte il numero dei dipendenti Alitalia)

La Cultura, di cui il teatro fa parte, rappresenta in Italia il 6% del PIL e sicuramente musei, mostre, teatro, musica non sono settori sfruttati a pieno regime. Massimizzare l’enorme offerta culturale del nostro Paese potrebbe vedere aumentare la percentuale di PIL sviluppata in quella che sarà la fase di ripresa dopo pandemia.

Andrée Ruth Shammah

Tanto si fa in questo periodo parlare di anziani come fascia fragile della popolazione, ebbene il teatro in particolare, come ricorda sempre Andree Ruth Shammah ama gli anziani, è uno dei pochi settori dove gli attori anche anziani vengono mandati “in pasto” al pubblico.
Il teatro è Qui e Ora è rapporto diretto con il pubblico ed è rapporto tra gli spettatori stessi, vicinanza, respiro, tutto ciò fa sì che non sappiamo come evolverà e si trasformerà questa forma d’arte nella nuova covid society.
L’appello di mandare in onda spettacoli attraverso la RAI vuole tentare di conquistare al teatro nuove fasce di pubblico.
Una richiesta che ha un senso se guardiamo agli ultimi dati Istat sulla cultura che ci raccontano di una Italia poco amante del Teatro come forma di intrattenimento, ma molto pantofolaia.

I dati Istat del 2018 ci mostrano una percentuale di italiani inferiore al 20% che è andata nel corso dell’anno almeno una volta a teatro e nel mondo di questo risicato 20% solo una persona su cinque ha visto almeno tre spettacoli.
Il teatro è goduto da pochi, pochissimi spettatori che ne fanno una forma di intrattenimento abituale, più spesso usufruito da persone che vivono lo spettacolo teatrale come evento eccezionale al quale accedere con frequenza annuale, ma per la maggior parte degli italiani sconosciuto e lontano, da qui l’appello per poter sfruttare questa pausa obbligatoria per giungere attraverso la televisione al grande pubblico e conquistarne una parte.

Nel suo discorso del 21 marzo agli italiani, il presidente del consiglio Giuseppe Conte nell’annunciare la chiusura della maggior parte delle attività produttive dell’Italia ha dichiarato che in questo modo “rallentiamo il cuore dell’Italia, ma non lo fermiamo” , proprio per mantenere un seppur sottile legame con il proprio pubblico molti teatri in Italia hanno reso disponibili i propri spettacoli via streaming, a Milano dal teatro Franco Parenti agli associati di ATIR teatro di ringhiera al teatro Elfo Puccini hanno aperto i palcoscenici al pubblico attraverso la rete, come il Piccolo Teatro che usa i suoi canali social per la visione di una quarantina di video, dagli spettacoli agli approfondimenti alle interviste. Il Teatro dell’Opera di Roma ha messo a disposizione sul proprio sito ufficiale alcuni degli spettacoli andati in scena negli ultimi anni, come l’Eliseo che rende visibili in streaming le opere di sua produzione. E poi a Napoli anche il Teatro San Carlo ha portato on line delle produzioni, a Torino il Teatro Regio, La Fenice a Venezia, a Catania e a Palermo. L’elenco è lungo.
Ma rete non ha la potenza della televisione e non ha la capacità di essere capillare nel suo messaggio e di poter arrivare davvero a tutti, da qui il senso dell’appello indirizzato alla televisione di Stato.

Esiste la diffusa consapevolezza che il cuore del teatro sia un organo fragile chi vi lavora sa che saranno gli ultimi a riaprire, si associa spesso il teatro al cinema, ma si tratta di una associazione impropria, mentre il distanziamento con riduzione del numero di spettatori nel cinema può essere risolta aumentando il numero di spettacoli questa strada non è percorribile quando si parla di teatro per il quale l’economia di scala del cinema non è applicabile. Non resta che augurarci che questa forma di arte che vanta 2500 anni di storia non esca da questa pandemia con le ossa troppo rotte per potersi riprendere.

Quanto meno mangi, bevi, compri libri, vai a teatro, al ballo e all’osteria, quanto meno pensi, ami, fai teorie, canti, dipingi, verseggi, ecc., tanto più risparmi, tanto più grande diventa il tuo tesoro, il tuo capitale. Quanto meno tu sei, quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai; quanto più grande è la tua vita alienata, tanto più accumuli del tuo essere estraniato.“.
(Karl Marx, dai Manoscritti Economico-Filosofici, cap. Bisogno, produzione e divisione del lavoro)

Adelaide Cacace

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