Lesotho. Tentato colpo di stato e crisi politica

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Enclave del Sudafrica, il Lesotho, una piccola monarchia parlamentare registra l’ennesima crisi politico-istituzionale con tentativo di colpo di stato. Un paese faticoso da attraversare per le sue montagne e per l’assenza di strade, unico territorio dell’Africa dove nevica in quantità e unico territorio nel mondo sempre sopra i mille metri di altitudine. Una nazione dove, ancora nel 2012, la popolazione ha visto peggiorare le già precarie condizioni di vita per una gravissima mancanza di cibo. Un paese in cui l’aspettativa di vita, complice anche la diffusione dell’HIV, non arriva a 42 anni e il 40% degli abitanti vive sotto la soglia della povertà.

La situazione politica era già in fibrillazione per le sempre maggiori critiche nei confronti del primo ministro Thomas Thabane, a capo di un’instabile coalizione di tre partiti, per i suoi modi autoritari e soprattutto perché lo scorso giugno aveva sospeso le attività del parlamento per impedire un voto di fiducia paventato dal Lesotho Congress for Democracy affinché si procedesse alla rinegoziazione dell’alleanza. Il re Letsie III che istituzionalmente non ha poteri di fatto non si oppose alla chiusura del parlamento.
A questo va aggiunto il continuo scontro tra polizia e militari che secondo Johan Aerni-Flessner, esperto di storia contemporanea del Lesotho all’università del Michigan, riflette le rivalità politiche presenti nel paese [1].
Nella notte di tra il 19 e il 20 di agosto, l’esercito mosso uomini dalle caserme per occupare il quartier generale della polizia e altri commissariati nella capitale Maseru uccidendo un responsabile della polizia e ferendo quattro poliziotti. Altri uomini sembrano essere stati dispiegati nei punti nevralgici della capitale e alcuni di essi hanno anche circondato la residenza del primo ministro Thabane (fuggito in Sudafrica) e quella del suo vice Mothetjoa Metsing, rivale nella coalizione. La molla che ha provocato la violenta reazione dell’esercito sarebbe stata la decisione del primo ministro di rimuovere il capo delle forze armate sostituendolo con un ufficiale più vicino al governo.
Gli eventi non sono del tutto chiari e comunque già nel pomeriggio successivo a Maseru era tornata la calma, ma la crisi politica resta profonda tanto che il Sudafrica, come spesso accaduto in passato, ha preso in mano le redini della situazione per giungere alla stabilizzazione e ad una successiva risoluzione della crisi.
Il Sudafrica circonda tutto il regno del Lesotho e ne ha sempre condizionato la sua esistenza. Del resto dal piccolo paese riceve acqua ed energia elettrica.
Si è mosso direttamente anche il presidente sudafricano Jacob Zuma per una soluzione pacifica ed è stata coinvolta la Comunità di sviluppo dei Paesi dell’Africa australe (Sadc) che dopo una riunione tenutasi in Sudafrica ha deciso di inviare a Maseru una “missione di osservazione” a guida sudafricana e a cui parteciperà anche lo Zimbabwe per consentire il ritorno alle urne in modo sicuro e trasparente. Nel frattempo era stato già trovato un accordo tra i leader politici locali per riaprire il parlamento.
La necessità di convocare nuove elezioni “libere e democratiche” è al momento un’esigenza condivisa tra le parti politiche ed è stata espressa durante la riunione a Pretoria dello scorso 16 settembre. Questo è quanto dichiarato ma visti i precedenti i dubbi restano. Basti pensare al fatto che «il primo ministro – spiega ad esempio padre Miotto – resta circondato da militari sudafricani, «perché continua lo scontro tra esercito e polizia» [2].
Un paio di annotazioni su cui riflettere. La prima: la mediazione e il processo di pacificazione non ha una controparte nazionale indipendente, ad esempio il monarca, e sembra essere totalmente in mani esterne che dopo aver abbandonato il campo gli attori potrebbero ricadere negli stessi errori. La seconda: la crisi non nasce per risolvere problemi reali del paese e quindi non aiuterà la crescita del paese né tantomeno aiuterà la diminuzione delle forti disparità sociali e della diffusione della povertà che colpisce più della metà della popolazione.
Pasquale Esposito

[1] Emeline Wuilbercq, “Lesotho: la crise expliquée en sept points clés”, www.jeuneafrique.com, 3 settembre 2014
[2] “PRUDENZA E ATTESA DOPO ACCORDO SU VOTO ANTICIPATO”, www.misna.org, 17 settembre 2014

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