Terra dei Fuochi: non c’è presente e non c’è futuro. Fate presto.

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“Fate presto!”. Il quotidiano delle mie terre titolava così nei giorni successivi il tragico terremoto del 1980. C’erano tanti morti sotto le macerie, c’erano feriti che si sarebbero potuti salvare, purtroppo mancava un servizio serio di protezione civile. Sapevamo che la causa era la natura, ma anche l’incapacità di una corretta programmazione, di un metodo di costruzione etico e non raffazzonato.
Da quel giorno è stato istituito un servizio di protezione civile, siamo diventati bravissimi a gestire le emergenze ben sapendo che lo “sviluppismo” degli anni del boom economico, a seguire fino alla fine del secolo ed oltre, hanno condotto ad un incredibile dissesto idrogeologico ed un paesaggio urbano spesso travisato ed ormai irrecuperabile, in compenso siamo diventati bravi a gestire le conseguenti emergenze.

Ieri sera il servizio pubblico della televisione di Stato mi ha fatto pensare con una meravigliosa trasmissione, “I Dieci Comandamenti”. Mi ha fatto pensare ed emozionare, ero attanagliato dal pianto ed avevo un groppo in gola. Mi è rimasto un peso sullo stomaco, anche ora che la trasmissione è finita ed ho avvertito una insostenibile necessità di provare a comunicare, con la massima urgenza, ciò che ho visto in questo programma.
Ho visto quello che accade a pochi passi dalla casa in cui soggiorna mia figlia quando va a salutare la nonna materna, ho visto ciò che accade a pochi passi dalla mia casa di origine, ho visto cosa accade a chi viene dalla mia terra ed ha avuto la sfortuna di vivere appena più in là.

Disastri ambientali: Terra dei fuochi.
Terra dei fuochi. Foto Carmine Luino

La prima domanda è: come è stato possibile? Come abbiamo fatto a distruggere la nostra terra, come abbiamo fatto a trasformare la Campania Felix in Terra dei fuochi? Come è stato possibile? Sembra quasi un genocidio organizzato dagli uomini di camorra. Le cause sono tante.
Enzo, un operaio di Acerra, ha raccontato la sua storia. Con il padre, coltivava la terra della sua zona, poi si è deciso di costruire su quella terra attività produttive; queste attività produttive non sono mai decollate perché le c.d. aree PIP non sono mai state completate. Risultato: le terre non sono più coltivate, le fabbriche e le aziende artigiane non sono mai partite. Restano solo le discariche: delle aziende che erano ivi collocate, dei rifiuti sversati da altre provenienze, previo accordo con le ecomafie locali, per pochi soldi hanno venduto la pelle e la salute dei loro concittadini, presenti e futuri. Enzo ha ragione: il silenzio delle persone è stato il primo complice di questi assassini. L’associazione di Enzo fa le ronde per controllare il territorio, non da terribili e pericolosissimi migranti, ma da coloro che vanno ad accendere i rifiuti tossici sversati dalla grande industria nel territorio di Napoli Nord e Caserta: La Terra dei fuochi. Va col figlio a fare le ronde, gli amici gli dicono che è pericoloso ma lui dice che il vero pericolo è solo ed esclusivamente il silenzio. Finora è stato colpevole anche lui ma ora vuole smettere di esserlo ed invita tutti a seguirlo in questo percorso di redenzione personale e collettivo.
Grazie ad un sapiente impiego dei droni, ho visto delle immagini davvero forti; discariche, abusive e non, che si estendono per chilometri, cariche di veleni quanto i terreni di Hiroshima e Nagasaki, dopo il bombardamento atomico che ha concluso la seconda guerra mondiale. Il terreno è fumante; l’autocombustione è costante.
I cittadini vivono chiuse nelle proprie case, in aperta campagna anche, con aria condizionata caricata al massimo in estate perché non possono aprire le finestre. Non vengono forniti da anni i dati sulla diffusione dei tumori nel territorio della Terra dei fuochi. Le storie narrate, con linearità e stile narrativo, sono molteplici e ci portano a vedere molti luoghi; il filo rosso che unisce tutto è il dolore e la sofferenza di un popolo e di una serie di figure assolutamente ignare di quanto gli stava avvenendo intorno, rei solo di non aver compreso e denunciato per tempo. In Terra dei Fuochi, al momento, non c’è presente e sicuramente non c’è futuro: in un luogo in cui muoiono la gran parte dei bambini che lì dovrebbero costruire e costruirsi una vita!

La seconda domanda è: cosa possiamo fare? Perché in questo Paese si parla tanto delle ronde leghiste contro immaginari pericoli di coloro che potrebbero invadere gli spazi di belle villette brianzole e nessuno parla, nella imminente campagna elettorale, di ronde che i cittadini devono fare nella Terra dei Fuochi per evitare che le ecomafie continuino a perpetuare il loro scempio di distruzione di territori e di propri simili. Nessuno ne parla, solo qualche trasmissione di inchiesta. La bonifica di quei territori non è nel programma elettorale di nessuna forza politica; mi aspetterei che passassimo le ore a discutere di come recuperare quei territori, dove troviamo i soldi, quanti anni ci vogliono, chi sono i tecnici coinvolti, cosa facciamo dopo in quelle terre ripulite e nel frattempo come ristoriamo le popolazioni dai danni subiti, partendo da una enorme campagna di prevenzione tumorale in quelle terre. Ed invece il tema è come accrescere l’autonomia di regioni che sono già più sane rispetto a quella in cui questo scempio avviene.
La Campania è una regione nella quale lo Stato fa fatica a prestare i servizi essenziali di cura sanitaria ai cittadini ivi residenti ed il problema nazionale riguarda come il Veneto e la Lombardia possano trattenere un maggior quantitativo di denari nel proprio territorio. Peraltro, la gran parte dei rifiuti tossici viene dalle regioni più sviluppate, esattamente da lì.

Ma intanto, noi meridionali cosa possiamo fare per cambiare questo stato di cose, per riportare al centro dell’attenzione la questione? Dobbiamo fare sistema, partecipare tutti al riscatto sociale ed economico di queste terre, dobbiamo denunciare tutte, dobbiamo lanciare campagne di crowdfunding per reperire i soldi per far partire delle scintille, non dei fuochi ma scintille di speranza, in quei luoghi. Basterà tutto questo? Io non credo; credo che dobbiamo fare qualche azione ancora più forte perché questa situazione sia centrale nel dibattito politico nazionale. Dobbiamo pretendere che la salute delle persone, nella Terra dei fuochi ed a Taranto, sia centrale nelle scelte che si fanno. C’è bisogno di un programma nazionale con una dotazione finanziaria miliardaria e con tempi certi, di bonifica e smaltimento dei rifiuti per un territorio enorme. Altrimenti faticheremo sempre di più a riconoscerci nelle istituzioni di uno stato che lascia morire i più piccoli di tumore!!

L’ultima domanda è: quale mente malata può concepire questo? Probabilmente è vero che la piccineria della mente umana conduce a situazioni di disastro assoluto. I camorristi non hanno cultura e filosofia, al contrario di quello che vediamo in qualche film, sono ignoranti ed abituati a vivere in luoghi brutti e perdono di vista completamente la bellezza della vita umana e delle opere dell’uomo. Per far soldi sono stati disposti a vendere il sottosuolo sul quale vivono anche loro. Anche i loro figli muoiono di tumore ma loro non l’hanno capito. La loro idea di vita umana è talmente misera da non aver compreso l’aberrazione delle loro azioni. Hanno ipotecato le proprie e quelle degli altri senza capire nulla di ciò che facevano, per un pugno di soldi. Mi dice un amico, campano come me, che i camorristi possono fare questo perché le loro vite sono brevi e misere, spesso vissute in luoghi orribili, senza nessuna idea di futuro.

Dalla stazione dell’Alta velocità di Afragola. Foto Michele Fiorillo

Nel frattempo, le classi dirigenti locali, conniventi e non, dimostravano una incapacità di visione altrettanto clamorosa, prima negando e poi minimizzando tali fenomeni. Invece, è duro dirlo, il resto del Paese un po’ se ne fregava un po’ trovava funzionale avere una pattumiera a poco prezzo, lontana dalla propria ordinata terra, nella quale l’unico problema erano gli immigrati.

Fate Presto! Utilizzate la prossima campagna elettorale per mettere al centro di un negoziato con l’Unione Europea un piano di investimenti, economico ed ecologico, per il recupero di queste terre. Il treno di Renzi, le biciclette di Di Battista e Grillo, l’elicottero di Berlusconi etc. devono incontrarsi lì per parlare di un futuro di questo Paese. L’immagine più incredibile è questa: in questi anni, immediatamente a ridosso della Terra dei Fuochi, è stata costruita la linea ferroviaria ad alta velocità, dimenticando completamente quei territori. Sono stati investiti, forse correttamente, miliardi senza tener conto di questa terribile emergenza. Non dico che non si doveva fare ma che non si può dimenticare quello che c’è intorno. I territori, le persone.
Fate presto!
Vittorio Fresa

 

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