Thailandia: la giunta militare, il re e la costituzione

Thailandia Bangkok
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I colori e gli odori penetranti di fiori e smog, i rumori assordanti del traffico congestionato e delle voci stridule nei ripetuti “sawasdee”. D’un tratto tutto scompare e ovunque è silenzio. Le persone sorridenti e assillanti che pochi secondi prima ti offrivano la loro merce sembrano essersi volatilizzate e intorno c’è solo il grande deserto di una città fantasma di un film sul far west. Con la differenza che qui anche la polvere che imbratta l’aria si deposita, cauta, sul selciato. La prima volta rimani stupita, spaesata, non capisci. La seconda sai già che in ogni angolo vigila una guardia, un militare, un “addetto alla sicurezza”.

Thailandia militari
Non c’è necessità di parola. Basta mostrarsi in posizione e con il manganello in mano e il popolo sa cosa fare. Anche i turisti imparano. Ci si fa da parte, si sale sul marciapiede oltre un’immaginaria linea gialla di rispetto, come quella che trovi in farmacia. Si ripongono telefoni e telecamere nelle borse o nelle tasche, si abbassa lo sguardo e si aspetta. Una, due, tre, quattro macchine in fila indiana distanziate di qualche secondo. Più sono le macchine che precedono l’autorità, maggiore è il silenzio che si deve portare. Auto di lusso dai vetri oscurati, generalmente di un grigio scuro metallizzato, sfrecciano veloci sull’asfalto incandescente ad una ad una, fino a che non giunge quella con le bandierine posizionate ai lati che, smosse dall’andatura veloce, fanno un gioco di luce con gli specchietti laterali. All’ultima macchina che chiude il corteo si spezza l’incantesimo e la strada si risveglia dal torpore tornando ad essere quasi più chiassosa di prima. Come se nulla fosse stato.

Thailandia re Rama IX
Un’immagine del re Bhumibol Adulyadej (Rama IX) e sua moglie. Foto Federica Crociani

Fosse stato il re, probabilmente, i sorrisi e il vociare si sarebbero fatti ancora più insistenti. Quel re che compare ad ogni angolo come un santino. Orecchie a sventola e volto sereno, giovanissimo con l’abito da monaco durante il suo seminario in convento, adulto in posa accanto alla moglie, al lavoro con i contadini imbracciando una vanga, orgoglioso nella classica foto di famiglia con tutta la prole schierata o solo con l’erede al trono. Quel re, amato, che da anni è ricoverato in un ospedale della capitale e che da altrettanti anni manca al suo popolo. Non sarà il figlio a prendere il suo posto nei loro cuori, l’erede al trono perso a correre tra le braccia di svariate donne e tra quelle delle tradizioni del mondo occidentale. Non sarà la figlia, impegnata e vicina al popolo, ma che per sesso e presunte tendenze sessuali non potrebbe dare una degna discendenza alla sua terra.

Thailandia figlia del re Rama IX
Un’immagine della figlia del re Rama IX. Foto Federica Crociani

La morte di re Bhumibol Adulyadej (Rama IX) segnerà un lungo periodo di lutto, ma il problema della Thailandia non è la dinastia. Il governo di questa monarchia costituzionale è sotto il controllo dei militari del Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine (NCPO) dal maggio 2014, quando l’allora primo ministro Yingluck Shinawatra venne destituita con l’accusa di “abuso del potere politico a fini personali”. Il generale Prayut Chan-o-cha, capo del consiglio, si autoproclamò primo ministro ad interim in attesa di nuove elezioni. E questo è solo l’ultimo di una serie di stravolgimenti politici. Negli ultimi 80 anni, quasi tutti sotto il regno di Rama IX, si sono susseguiti 19 colpi di stato (di cui 7 falliti), lunghi periodi di corte marziale e 19 costituzioni.

Nonostante ciò la Thailandia è stata l’unico esempio di stabilità in una regione, quella asiatica, particolarmente turbolenta. Sotto la guida morale del re che ha diretto le prime fasi dello sviluppo economico del paese, la Tailandia ha vissuto uno straordinario sviluppo dell’industrializzazione. Ma adesso l’economia ristagna ed il paese ha bisogno di una chiarezza politica per continuare a crescere sia economicamente che socialmente. Il crollo delle borse cinesi, la mancanza di specifica esperienza economico-finanziaria della giunta militare a capo del paese hanno sfiduciato gli investitori stranieri creando un forte calo nel settore dell’import export e inevitabili ripercussioni sul Pil.

Il 2016 sarà un anno critico e decisivo. La costituzione provvisoria approvata subito dopo il golpe del 2014 non funziona più, non ha mai funzionato. Emanata dalla giunta militare con il formale beneplacito del re, che non ha mai impedito ai vari governi di invocare il suo nome a giustificazione delle proprie azioni, dovrà essere sostituita entro il 2017. La bozza costituzionale, che sarà sottoposta all’approvazione popolare tramite referendum ad agosto di quest’anno, è però già stata dichiarata antidemocratica da più parti. Il Parlamento bicamerale prevedrebbe un Senato interamente eletto dalla giunta militare e godrebbe del diritto di veto sull’operato del Parlamento stesso. Inoltre, se la metà del Parlamento è consenziente, anche la nomina del primo ministro non deriverebbe da una scelta popolare ma dall’alto. Se ciò non bastasse, per un periodo di transizione di cinque anni, ai leader dell’esercito sarebbero riservati ben sei seggi in Parlamento al fine di garantire la prosecuzione del programma di riforme previsto dall’NCPO.
L’attuale primo ministro Prayuth Chan-ocha, se da un lato assicura che le elezioni si terranno nei tempi previsti indipendentemente dal risultato del referendum, dall’altro minaccia dicendo che la mancata approvazione dell’attuale bozza costituzionale lascerà in carica l’attuale governo con il compito di preparare una parziale rimodulazione della proposta. Parole che non lasciano spazio ad alcun dubbio interpretativo. Del resto è di pochi mesi fa l’introduzione di una legge che attribuisce all’esercito il potere di convocare, arrestare e tenere in prigione fino ad un massimo di sette giorni, tutte le persone che sono considerate sospette di crimini.

Thailandia mercato
Purtroppo la società civile è divisa e al momento nessun partito raccoglie abbastanza consensi da proporsi come valida alternativa al controllo militare. Il colpo di stato del 2014 è stato infatti la conseguenza di una lunga e complicata crisi cominciata nel 2013 con l’organizzazione, da parte del principale partito di opposizione, di importanti manifestazioni contro la legge sull’amnistia per reati politici presentata dall’allora governo in carica, che avevano scosso soprattutto la capitale Bangkok. La legge era stata ritirata, ma le proteste avevano portato ad elezioni anticipate, invalidate poi da presunte irregolarità. Da qui la destituzione del primo ministro Yingluck Shinawatra, sorella dell’ex leader populista Thaksin Shinawatra, noto per le iniziative a favore della popolazione rurale messe in pratica durante la sua carica e destituito a sua volta da un precedente colpo di stato nel 2006. I membri della famiglia Shinawatra, seppur emarginati o esiliati, continuano a far sentire la loro opposizione all’NCPO attraverso dimostrazioni simboliche e interviste a importanti testate straniere.
È questa la voce di opposizione più forte nella schiera delle “camicie rosse”. Negli ultimi anni la divisione politica più importante in Thailandia è stata infatti tra di esse e le “camicie gialle”. Le prime sono le masse povere delle campagne e delle città del nord e del nord-est, sostenitrici dei governi populisti e del partito Pheu Thai, le seconde sono principalmente le élites di Bangkok legate alla monarchia e vicine ai militari.
La Costituzione attuale ha portato ad una lotta di classe che trascina il paese sempre più verso il baratro. La nuova Costituzione, emanata così com’è, renderebbe difficile per l’opposizione ottenere una maggioranza parlamentare e costringerebbe Pheu Thai ad allearsi con altri partiti, anche con quelli vicini alla giunta, pur di avere una qualsiasi voce in capitolo.

Thailandia Bangkok Palazzo reale
Bangkok, Palazzo reale. Foto Federica Crociani

Qualunque sia il risultato del referendum, che vinca il “si” o il ”no”, saranno tempi bui per la Thailandia. E il buio sarà più intenso se nel frattempo l’88 enne Rama IX dovesse morire. Nel bene e nel male il re ha rappresentato l’unico punto di riferimento in un contesto sconvolto da cambiamenti sbagliati. Il processo per la successione al trono distoglierebbe l’attenzione dalla reale situazione politica del paese, prendendo la scena nel teatro dell’interesse internazionale. A poco servirebbero le denunce delle organizzazioni per i diritti umanitari che dal 2011 tengono sotto controllo la Thailandia, così come le minacce di crisi economica della Banca Mondiale che vigila sul calo delle esportazioni e sul crollo dei consumi interni concomitante all’alto tasso di indebitamento delle famiglie. In attesa di Rama X i militari continuerebbero indisturbati a governare l’ennesimo periodo di transizione.
Il Re è morto, lunga vita al Re.
Federica Crociani

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