Thailandia. Recessione e tensioni politiche

Thailandia barche bandiere
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La situazione politica in Thailandia è ancora gravemente instabile. Senza andare troppo indietro nel tempo e incanalare gli eventi all’interno di una più approfondita analisi storica è il caso di risalire al settembre del 2006 quando i militari deposero, senza spargimenti di sangue, il primo ministro Thaksin Shinawatra [1] per corruzione durante il suo secondo mandato.

Dopo l’approvazione di una nuova Costituzione, nel dicembre 2007, le elezioni libere portarono alla vittoria del Partito del potere del popolo (Ppp) erede del Thai Rak Thai (I Tailandesi amano i Tailandesi) di Thaksin con Samak Sundaravej. Ma ben presto cominciarono le proteste dei sostenitori della PAD (Alleanza del popolo per la Democrazia) contro il nuovo governo che, in varie riprese, arrivarono a occupare gli aeroporti, a fare irruzione negli edifici governativi e a circondare il Parlamento con decine di deputati dentro. Il 7 ottobre 2008 gli scontri provocaron alcuni morti e decine di feriti. Nel frattempo il primo ministro si era dimesso dopo che la Corte Suprema lo aveva condannato per violazione della Costituzione in quanto, dietro compenso, aveva partecipato ad una trasmissione televisiva.

Il suo sostituto Somchai Wongsawat sempre del Ppp, cognato di Thaskin, deve lasciare la sua carica il 2 dicembre scorso dopo che un’ulteriore sentenza della Corte Costituzionale che scopre brogli e mette fuorilegge il Ppp.

A succedergli è arrivato Abhisit Vejjajiva della coalizione opposta. Quarantaquattrenne nato a Newcastle in Inghilterra dove ha anche studiato. Già deputato e sembra senza un passato di conflitti di interesse e corruzione. E’ il più giovane e <<telegenico>> primo ministro degli ultimi sessanta anni. Tuttora in carica si trova a dover <<scalare una montagna>> [2] in cima alla quale c’è la risoluzione di due problemi: l’instabilità politica e la crisi economica aggravata dalla prima.

La situazione politica come precisato è ancora di tensione perché l’opposizione con in testa i seguaci di Thaksin continuano a manifestare [3] con l’obiettivo di far cadere il governo in carica accusato di essere responsabile della caduta di immagine, dei danni economici con l’occupazione degli aeroporti e di non essere in grado di affrontare la crisi. Il Political Instability Index che misura il livello di minaccia alle autorità costituite dovuta a proteste sociali vede la Thailandia con un punteggio di 7 su una scala da 0 a 10 al trentanovesimo posto su 165 paesi censiti [4].

Lo scontro politico è duro e di difficile attenuazione perché come sostiene Barbara Crosette <<alla radice dei contrasti che hanno spaccato il paese c’è una feroce lotta di classe tra ricchi e poveri, tra abitanti delle città e delle campagne>> [5]. Infatti l’attuale formazione al governo è espressione della casse media cittadina composta dalla borghesia del commercio, dell’imprenditoria e delle professioni con l’appoggio di studenti e intellettuali, mentre l’opposizione ha dalla sua le masse contadine e di piccoli artigiani delle aree rurali. I primi accusano la controiparte di manipolare con la corruzione la gente delle campagne e di aver instaurato un regime populista e contrario alla monarchia. La PAD però non si è fatta scrupolo di sostenere l’assalto alle sedi istituzionali per riconquistare il potere che elezioni democratiche avevano assegnato al Ppp. Un’opinione presente tra gli osservatori è che la PAD sia fondamentalmente reazionaria. La sua idea di democrazia prevede un parlamento parzialmente eletto, per evitare che le aree rurali abbiano lo stesso peso perché manipolabili, un governo nominato da rappresentanti di vari gruppi professionali e un esercito libero di intervenire [6].

Forse la deflagrazione non è avvenuta perché la monarchia e l’esercito, sia pur in misura minore, sono stati neutrali.

Come si diceva, la situazione si è complicata con la crisi economica che da qualche mese sta colpendo il paese. Un primo duro colpo c’è stato a novembre scorso con il blocco degli aeroporti che oltre a fermare i flussi turistici ha dato uno smacco all’immagine della Thailandia rallentando gli investimenti esteri.

Dopo anni di crescita il 2009 sarà caratterizzato da una contrazione del Pil superiore al 4% soprattutto per il calo della domanda estera di beni tailandesi come prodotti tessili, elettronica, gomma e riso. L’export vale il 65% del Pil tailandese. Lo stesso primo ministro in carica il 22 marzo ha riferito di un milione di posti di lavoro che si perderanno quest’anno. E tutto ciò nonostante i circa 30 miliardi di investimenti nei prossimi tre anni per infrastrutture e servizi e altri 2,5 miliardi di euro per stimolare la domanda interna e la creazione di posti di lavoro [7].

Nel settore turistico la sola Thai Hotels Association ha previsto, in caso di mancati interventi a sostegno, una perdita di 50.000 posti di lavoro nella seconda metà del 2009 e saranno colpite le aziende di qualsiasi livello [8]. Comunque tutti i comparti industriali vedono i propri indici in profondo rosso. La produzione di auto dopo un meno 36% circa di gennaio ha subito un ulteriore calo di circa il 51%, mentre quella degli hard disk drive a febbraio vede un calo del 20% circa. Stessa musica per le componenti elettroniche con un calo del 41% circa a febbraio dopo un meno 58% a gennaio.

Non bisogna dimenticare che il governo deve anche affrontare la crisi in atto da anni nelle regioni meridionali dove si stanno succedendo attentati da parte dei guerriglieri separatisti musulmani. Un’altra guerra che tra esercito regolare, ribelli e civili è costata la vita ad alcune migliaia di persone e decine di migliaia di buddisti tailandesi che hanno abbandonato le regioni. Ed in nome della quale la tortura è usata dall’esercito [9].

Pasquale Esposito

[1] Thaskin è un imprenditore di successo nel settore delle telecomunicazioni che ha saputo creare, con un meccanismo di voto di scambio eretto a sistema, una straordinaria base elettorale soprattutto tra i contadini con misure dirette allíestensione dellíassistenza sanitaria o rendendo più accessibile il credito. Nella storia tailandese è stata la prima volta che un mandato elettorale sia giunto alla sua naturale scadenza (2001-5).
Gli anni del suo governo sono però stati caratterizzati da un uso spregiudicato del potere e da una diffusione a largo raggio della corruzione.
[2] Jonathan Head, “Mountain to climb for new Thai PM“, www.bbc.co.uk, 16 dicembre 2008
[3] “PM refuses to resign“, www.bangkokpost.com, 27 marzo 2009
[4] E’ un indice preparato da Economist Intelligent Unit, http://viewswire.eiu.com
[5] Barbara Crosette, “Calma apparente in Thailandia“, The Nation, in Internazionale, 5 dicembre 2008, pag. 94, traduzione di Floriana Pagano
[6] “Stato d’emergenza in Thailandia“, The Economist, in Internazionale, 5 settembre 2008, pag. 88; Fabio Radivo, “Thailandia, dallo stallo al caos“, www.peacereporter.net, 7 ottobre 2008
[7] “Il premier tailandese annuncia nuovi aiuti all’economia in recessione“, www.ansanews.it, 24 marzo 2009
[8] Chadamas Chinmaneevong, “Industry to lay off 50,000 staff“, www.bangkokpost.com, 31 marzo 2009

[9] Ne parla un rapporto di Amnesty citato in “Thai Troops torturing in south“, www.bbc.co.uk, 13 gennaio 2009

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