The Artist, un film contemporaneo nel linguaggio e nelle prospettive

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La parabola discendente di un personaggio che ha raggiunto l’apice del successo è un classico dei plot narrativicinematografici. Se questo personaggio è un divo dello spettacolo adorato da una ragazza che ambisce a diventare attrice, il plot narrativo si invola verso orizzonti battuti più e più volte. Ma è proprio verso questi orizzonti che “The artist”, ambientato nella Hollywood della fine degli anni venti del secolo scorso, vuole dirigersi. E lo fa senza mezze misure, senza sfumature, senza filtri. Tanto per essere chiari, anche la storia d’amore è una di quelle storie assolute, lei lo amerà per sempre, anche quando i ruoli tra di loro s’invertiranno, cioè quando lei diventerà una diva del nuovo cinema sonoro e lui solo un ricordo di quello muto.

“The artist” mette in scena il lato emotivo connesso al cinema, non al cinema muto (qui il film ci tira un tranello) ma al cinema di sempre. La pellicola di Michel Hazanavicius ci dice che al netto degli effetti speciali in 2 e 3D, dei rumori roboanti, delle scene chiassose, del ritmo serrato e delle conquiste linguistiche sempre più elaborate, il cinema emoziona e diverte oggi, come sempre, con le storie d’amore, con le gag come quelle in questo film costruite intorno al cane, il cinema emoziona quando noi spettatori ci immedesimiamo nelle vicende dei protagonisti o ne seguiamo emotivamente le sorti, e per ottenere questi risultati sono sufficienti i mezzi e le conquiste linguistiche già padroneggiati negli anni venti e utilizzati in questa pellicola. “The artist” non sostiene che il cinema muto fosse meglio di quello che è stato il cinema dopo (il che sarebbe anche una banalità e un’opinione molto discutibile considerando il numero di capolavori del cinema sonoro) e non vuole essere nemmeno una testimonianza esemplare di tutti gli spartiacque che hanno contraddistinto la storia del cinema, muto – sonoro, bianco e nero – colore, non effetti speciali – effetti speciali, due dimensioni – tre dimensioni, e così via. “The artist” mette in scena, in modo puro e puntuale, l’essenza del cinema, cioè la sua natura ossimorica di  intimistico spettacolo.

Il film inoltre ci racconta di riflesso come ogni persona viva in modo assoluto il proprio punto di vista relativo. Ce l’hanno insegnato i filosofi esistenzialisti che l’uomo non può che vivere assolutamente la propria relatività. La libertà, l’autenticità della vita, consiste proprio nel vivere fino in fondo la schiavitù del proprio io. E così il nostro protagonista è talmente schiavo della sua percezione, del suo punto di vista, che non riesce ad accettare il mutamento, l’oggettivo cambiamento dei tempi. Lui si sente artista e non attore. Recitare è una “parte”, l’arte invece è “tutto”. Trovo che sia un capolavoro la scena in cui il sonoro, cioè il rumore di una tazza sul tavolo, il cane che abbaia, la sedia che si capovolge, rappresentano gli elementi reali (appartenenti al mondo oggettivo di cui il cinema prova a farsi copia), di un incubo del protagonista che vive nel suo mondo, cioè l’unico ontologicamente possibile per lui.

“The artist” è uno di quei film che fa cadere in tentazione i recensori che hanno la smania delle citazioni. Io mi limito a dire che con molta prudenza avvicinerei il film a “Viale del tramonto” e che non mi convince affatto l’ipotesi critica di chi ha scritto che  il regista francese abbia voluto realizzare il film come se fosse un’opera dell’epoca del muto. Il film è muto e in bianco e nero ma noi spettatori siamo quelli a colori e ultra-sonorizzati del duemila, Hazanavicius lo sa ed infatti non vuole portarci indietro nel tempo. Il muto e il bianco e nero sono proposti come strumenti di un linguaggio contemporaneo che si riferisce sì al linguaggio dell’epoca del muto ma che rimane ugualmente un linguaggio contemporaneo utilizzato per veicolare idee contemporanee e non echi nostalgici dei tempi che furono. Il che mi fa ritenere un esercizio intellettuale pigro quello di stilare l’elenco di tutti i personaggi degli anni venti ai quali il film potrebbe riferirsi. Infine, come hanno scritto in tanti, anch’io trovo che il film sia gradevole, delizioso, piacevole, ma questi giudizi appartengono alla sfera del gusto, cioè alla sfera del piacere privato e non dovrebbero mai essere aggettivi utilizzati in un commento critico al di fuori di una chiacchierata tra amici.
Rocco Silano

Scheda del film:

Titolo originale: The Artist – Genere: Romantico – Origine/Anno: FRANCIA/2011 – Regia:  Michel Hazanavicius – Sceneggiatura: Michel Hazanavicius – Interpreti: Jean Dujardin, Bérénice Bejo,John Goodman, James Cromwell, Penelope Ann Miller, Missi Pyle, Malcolm McDowell, Beth Grant, Joel Murray, Beau Nelson, Jen Lilley, Ben Kurland, Bitsie Tulloch, Stuart Pankin, Patrick Mapel,Adria Tennor, Sarah Karges – Montaggio: Anne-Sophie Bion – Fotografia: Guillaume Schiffman – Scenografia: Laurence Bennett, Gregory S. Hooper – Costumi: Mark Bridges – Musiche: Ludovic Bource

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