The farewell – Una bugia buona di Lulu Wang

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Il silenzio è il regalo più bello. Il silenzio è il protagonista del film.

Il silenzio parlato con gli sguardi, con i movimenti lenti, i sorrisi e i pianti, le occhiate tra i personaggi del film Una bugia buona di Lulu Wang. Il silenzio interrotto da qualche gesto di kung fu, accompagnato con qualche suono emesso durante il movimento, in apparenza non congruente con il tema “silenzio”, invece, come peraltro, si comprenderà alla fine, congruente più che mai.

Shuzhen Zhao e Awkwafina in The Farewell – Una bugia buona

Il silenzio “importante”, ovvero il “taciuto”, in questo caso la bugia buona, è il tessuto su cui la storia è costruita e interrotto da scene anche divertenti, ironiche, potenti e poetiche, e sempre quel “silenzio” è presente nelle orecchie dello spettatore.
Il silenzio “famigliare” per dirlo con le parole di Natalia Ginzburg, è carico di significati e ogni personaggio lo declina a suo modo secondo le proprie visioni della vita, dell’educazione, dei valori da cui è animato.
I motivi del “silenzio mantenuto” sono pesanti, soprattutto per i giovani della famiglia in questione, il matrimonio come il pretesto per riunirsi al capezzale della nonna, dando per scontata la “sentenza” che aleggia nell’aria. La bugia buona “pesa” e corrode le notti e i pensieri di chi non può pronunciarla al diretto interessato.
Una volta ho ascoltato una storia Zen in cui un amico dice all’altro “la verità” sulla sua condizione di salute. L’amico gli crede, si deprime, parla già del futuro dopo la sua morte, muore. La moglie del defunto, riordinando le sue cose, chiama l’amico e gli mostra le radiografie di dieci anni prima: la diagnosi era la stessa, ma il marito non ne era a conoscenza.
Il segreto e il silenzio, con la Cina moderna dal punto di vista architettonico sullo sfondo, e “tradizionale” nei repertori familiari e di dinamiche di potere, interne alla famiglia stessa, invitano alle scelte che possiamo compiere in funzione del benessere degli altri.

Scelta d’amore, quando NON interveniamo e non ci facciamo intrusi, turbando equilibri e abitudinarietà di rituali di vita quotidiana altrui. Scelta d’amore e di responsabilità quando sappiamo contenere, nel nostro mondo interno, informazioni e verità esplosive e le tratteniamo sebbene siano sul punto di “urlare”.
Il viaggio della protagonista, interno nei valori di cui è spettatrice e poi portatrice, esterno, nel passaggio dalla modernità americana all’incredibile, seppur affascinante, medievalità della Cina. La delicatezza e la gentilezza, quali maniere “dimenticate” nel mondo attuale, si ergono a vere protagoniste del film. Un po’, per dirlo con le parole moderne, la differenza tra gli “urlanti moderni ai microfoni” e “le sardine silenti abbracciate”.
Espressioni parlanti, sorrisi amari, speranze cui appigliarsi e risate sul paradosso, continuo e costante, della vita, nonostante tutto.
Da vedere nei giorni di pace del Natale
Stefania Ratini

Una bugia buona
Titolo originale The Farewell
Genere: drammatico, commedia
Lingua: originale inglese, mandarino
Paese di produzione: USA
Anno 2019
Durata 100 minuti

Genere drammatico, commedia
Regia Lulu Wang
Soggetto Lulu Wang (racconto breve)
Sceneggiatura Lulu Wang
Produttore Daniele Melia, Peter Saraf, Marc Turtletaub, Andrew Miano, Chris Weitz, Jane Zheng, Anita Gou
Produttore esecutivo Eddie Rubin
Casa di produzione Big Beach, Depth of Field, Kindred Spirit
Distribuzione in italiano BiM Distribuzione
Fotografia Anna Franquesa Solano
Montaggio Matt Friedman, Michael Taylor
Musiche Alex Weston
Scenografia Yong Ok Lee
Costumi Vanessa Porter, Athena Wang
Interpreti e personaggi
Awkwafina: Billi Wang
Tzi Ma: Haiyan Wang
Diana Lin: Jian Wang
Zhao Shuzhen: nonna Nai Nai
Lu Hong: sorella di Nai Nai
Jiang Yongbo: zio Haibin
Chen Han: Hao Hao
Aoi Mizuhara: Aiko
Li Xiang: zia Lin

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