The Good Fight. Essere avvocati nell’era Trump

the good fight serie tv
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Dando una rapida occhiata alle serie tv americane, diciamo dell’ultimo decennio, si potrebbe credere che gli Stati Uniti siano popolati solo da poliziotti, medici, pompieri e avvocati; e che, mentre i primi riescono a dividersi la scena tra buoni e cattivi, gli ultimi risultano piuttosto refrattari a qualsiasi categorizzazione buonista. Evitando il tedio dell’esemplificazione, passo subito al soggetto esaminato, “The Good Fight”, e tanto per voler anticipare un po’ le carte, l’inizio del primo episodio della prima stagione è stato girato due volte perché, trovandosi a cavallo delle elezioni presidenziali del 2016, i produttori e gli sceneggiatori non avevano alcuna idea di come andassero a finire.

Bernadette Peters Paul Guilfoyle e Christine Baranski in The Good Fight (2017)
Foto: Jeff Neumann/CBS ©2016 CBS Interactive, Inc. All Rights Reserved

La versione “vincitrice” è stata quella in cui la protagonista, Christine Baranski, alias Diane Lockart, avvocato d’acciaio, sessantenne ultra chic dalle molte battaglie femministe, sognando la gloria della Clinton, resta ghiacciata dalla vittoria di Trump e vacilla davanti alla visione di un mondo, il suo, che le crolla davanti. Molla quindi lo studio che ha fondato oltre un decennio prima e che ora sembra essere più nelle mani dei suoi soci che sue, e decide di ritirarsi ad una meritata e più tranquilla vita privata. Purtroppo però un intempestivo commercialista le comunica che le sue ricche economie sono sparite insieme alle malversazioni di un truffatore, che peraltro fa parte della sua cerchia degli amici più cari, e della cui figlia unica (avvocato alle prime armi) è persino la madrina.

Ed ecco che arriva il bello: costretta a trovarsi un nuovo studio, l’unico che la prende tra i propri soci, quando tutti gli altri “colleghi” le girano le spalle, è quello multirazziale fondato da due avvocati di colore. Ma la cosa davvero notevole di questa serie è che, senza freni né inibizioni, segue da vicino, vicinissimo, la politica del paese (di Trump più specificatamente) portandone nella sceneggiatura, gli scandali, le prevaricazioni, le concussioni, le ruberie e gli abusi. Dal movimento Black Lives Matter a quello di #MeToo, allo scandalo Cambridge Analytics, senza tralasciare le battute razziste del presidente e tutte le pessime posizioni sociali pericolosamente vicine a quelle del classico bullo di quartiere, grasso, armato e sedizioso.

Concepita dalla coppia d’oro Robert e Michelle King la serie si libera dai tradizionali vincoli di genere della loro precedente creazione “The Good Wife”, di cui “The Good Fight” è una costola (ma si dice spin-off). La sua eccellenza sta in molti ambiti, che includono persino i titoli di testa (che sono esplosivi, vedere per credere), ma sopratutto nella sua satira sull’era Trump, che è certamente esagerata ma estremamente nitida; che non ha alcun timore di sottolineare la follia di un’epoca assurda che non assomiglia a nessun’altra, e che pur costeggiandone sempre il ridicolo e sottolineandolo, non ne cade mai vittima.

I protagonisti non mancano di esporre i propri disagi esprimendo opinioni nient’affatto edulcorate sulla mediocrità del capo di stato; persino il socio di colore che, unico, ha votato per Trump, è buon interprete di tale malessere, tanto che il suo affermare senza pudori che “non c’era nessun altro cui dare il mio voto” finisce per assicurargli il ruolo di grillo parlante, togliendolo dalla banalità dell’elettore pentito.

Christine Baranski, Delroy Lindo, Michael Boatman e Audra McDonald in The Good Foght episodio The One Where the Sun Comes Out (2019)

Il cast fenomenale, quasi tutto di matrice teatrale, sembra divertirsi un mondo a partecipare al totale ribaltamento di tutte le regole del legal-drama. Accanto alla già citata protagonista, star di Broadway, lo studio di Chicago è popolato da tipi come Delroy Lindo, Cush Jumbo, attrice e scrittrice inglese più volte premiata, e Audra McDonald, celebre per la sua interpretazione teatrale di Billie Holliday che le è valso un Tony Award. La lista è lunga anche degli attori ospiti delle diverse puntate e stagioni: Alan Alda, Michael Sheen, Hugh Dancy, Michael J. Fox, Mamie Gummer per citarne solo alcuni.

La 4ª serie è andata in onda negli States su CBS All Access ai primi di Aprile, ma purtroppo a causa del Covid-19 le previste dieci puntate si sono ridotte a sette. Ad ogni modo per completare il racconto è stata “ordinata” una 5ª stagione, forse l’ultima, che probabilmente (e noi lo speriamo) avrà a che fare, di nuovo, con le elezioni presidenziali della fine di quest’anno. In Italia la prima stagione è disponibile su Amazon Prime, mentre tutte e le 3 stagioni sono in esclusiva su Tim Vision.
Ma vagando sul web…..Spectacular, Spectacular…..

V.Ch.

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