The Monkey Weather. The Hodja’s Hook. Divertimento in salsa punk-rock britannico

The Monkey Weather The Hodja's Hook
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Il ritmo e lo spartito di The Hodja’s Hook è quello del punk, ma non sempre evidente. Sembra che il genere si appalesi come uno di quei fiumi che, in alcuni tratti, corre sotto la superficie e in altri sopra. Quando è interrato finiamo per ascoltare rock e pop di matrice britannica, ma mai con un fluire pacato e sempre con una coerenza interna. E questo può accadere nello stesso brano come I hate you che nella parte iniziale picchia sulla batteria e poi migra verso un rock relativamente dolce sempre di derivazione d’oltre Manica. Il pop è invece la cifra stilistica dei poco più che tre minuti di Purple tree dove non si disdegnano alcuni  accordi di tradizione beatlesiana con cori che ne sottolineano i momenti più moderni del pop-rock.

Così suona per le mie orecchie il secondo disco de The Monkey Weather che macinano buona musica da ascoltare e con cui farsi trascinare ad un loro concerto.  Non sono sicuro che non sia voluta questa propensione al palco anche per la dose di sfrontatezza e divertimento che vi aggiungono. E forse per l’urgenza che si avverte in quei soli 34 minuti che compongono The Hodja’s Hook.
Jolly Hooker (chitarre e voce), Paul Deckard (basso e voce) e Miky The Rooster (batteria) sono piemontesi e nascono nel 2010 “dopo un viaggio a Liverpool sulle orme dei Beatles” e godono “il proprio sogno musicale fino all’ultima goccia di energia nelle vene”, come recita la loro nota biografica, sostenuti da un atteggiamento di ottimismo nei confronti dell’esistenza e delle cose anche quando non ne sono predisposti.
Due anni fa avevano esordito con Apple Meaning omaggiato da diversi critici nazionali e dal pubblico che ha assistito ai loro concerti anche con le aperture dei live di Kasabian, The Vaccines, Skunk Anansie.
Nel solito invito all’ascolto che chiude la mia recensione vi consiglierei di porre l’attenzione alla coralità vocale apportata da Jolly Hooker  e Paul Deckard che posseggono toni vocali agli antipodi, ma che riescono a susseguirsi e alternarsi con eleganza o a sovrapporsi con melodia come accade in tutta la sua lunghezza in Lies.
Sleeping town si presenta con un’introduzione di chitarre ritmate e sorrette dalla batteria che rimanda a certi passaggi tipici dei Franz Ferdinand, ma poi corre verso sensazioni più pop con l’intervento del coro. Quando incappiamo su Morning la realtà sembra da incubo che ci incalza inesorabile ma un minuto dopo viene stroncato dalle sventagliate di chitarre prima e la pressione che la batteria mette allo svolgimento della trama sonora.
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: punk-rock
The Monkey Weather
The Hodja’s Hook
etichetta: Ammonia records
data di pubblicazione:  14 febbraio 2014
brani: 11
durata: 34:54
cd: singolo

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