The Zen Circus, Il fuoco in una stanza

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Qualche tempo fa mi ero imbattuto – in tutt’altro contesto – in un’affermazione di Eric Schmidt, Amministratore delegato di Google che aveva detto che «l’unica cosa che le persone non sono mai in grado di fare è vedersi con gli occhi degli altri». Copertina dell'album dei The Zen Circus Il fuoco in una stanzaEcco mi sembra che le liriche de Il fuoco in una stanza fanno anche questo per poter guardare nei rapporti umani che, appunto, incendiano le vite e «il mare aperto oggi sembra una prigione».

Appino, Karim Qqru e Ufo, ai quali si è aggiunto il chitarrista Francesco Pellegrini hanno così popolato i loro tredici brani di innumerevoli personaggi, anche se stessi, che raccontano la vita e spesso in situazioni a noi familiari, ma anche un omaggio a Roma con Quello che funziona; i temi politici restano all’interno delle pieghe delle strofe. E qui va detto subito che la capacità di scrivere e cantare esistenze e protagonisti di Appino resta un punto di riferimento, con quel cinismo che «aiuta a sopravvivere».

Il variegato mondo delle liriche trova, quasi naturalmente, uno spartito che si è allargato, continuando nell’evoluzione dal combat folk che ha caratterizzato e ha reso nota oltre i confini dell’indie la band pisana.
Basti pensare all’ultimo brano, Caro Luca – arrangiata e diretta da Carlo Carcano – una malinconica ballata governata da un pianoforte e tratti d’archi per una lettera confessione
ti scrivo per sapere davvero il senso di tutto questo
tu che eri più intelligente ma non cercavi il successo
piuttosto la verità che per sua natura oderso ia i riflettori
piuttosto la volontà di non veder più nessuno e tagliare i ponti
la gloria è bastarda, per averla alla fine
devi piacere a tutti
ma tutti no a noi tutti Luca

The Zen Circus. Foto Ilaria Magliocchetti

Si cambia totalmente registro con Il mondo come lo vorrei, i cui riferimenti musicali ci riportano agli anni cinquanta, ad atmosfere sanremesi anche per l’impostazione orchestrale, per quel sovrapporsi del cantato con cori e ritmo sincopato.
Sul versante degli innesti pop troviamo Rosso o nero che gioca con passaggi di rock anni duemila e aperture simil Baustelle, e con la inarrivabile sarcastica capacità di fotografare la realtà
l’ansia rimane, il disagio lo stesso
nelle ciabatte di Gucci, nello swag del momento
e d’accordo, va bene, divertiamoci tutti
i Vanzina, gli ’80, i culi, i rutti

Ancora rock di grande orecchiabilità con Panico fino ad un “intermezzo” strumentale che precede cori in lontananza prima della ripresa del ritmo. Un ritmo che si fa trascinante, immaginiamo cosa accadrà nei concerti, con La teoria delle stringhe che ci riporta al combat folk. Stesso andamento Emily no, ma con più dolcezza e senso armonico nelle note musicali, fino alla chiusura distorta delle chitarre. Un omaggio per nulla banale al femminile
mi guardi fissa negli occhi ora ti riconosco
danzavi sopra un vecchio giradischi
mentre i fratelli più grandi pensano ai motori, alla figa
ma alla fine hanno il ciclo anche loro e piangono nascosti in soffitta

Non è l’unica ma forse quella che raccoglie meglio l’eredità dei primi Zen Circus e guarda avanti è l’iniziale Catene. Ritmo, chitarre scintillanti, cori perfettamente coniugati con i testi che non lasciano scampo
non trovo gli accordi e neanche le parole
il tempo viaggia sempre e solo in una direzione
mentre in quella opposta trovi solo le macerie
i vecchi lo san bene lì è meglio non andare

Cinquanta minuti di musica da ascoltare in ogni dove, ma anche da ballare. Un disco che lascia inalterata, vent’anni dopo, la voglia e la capacità di fare musica del gruppo che aveva appena finito un’infinita serie di affollati concerti.
Non ti curare di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: rock
The Zen Circus
Il fuoco in una stanza
etichetta: Woodworm Label e La Tempesta Dischi
data di uscita: 2 marzo 2019
brani: 13
durata: 00:50:28
album: singolo

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