Them Crooked Vultures, i nuovi fabbri del rock

Them Crooked Vultures
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Interessante esordio con album omonimo per questo supergruppo nato non dalle ceneri di precedenti band ma fortissimamente voluto dai tre musicisti fondatori Dave Grohl (Nirvana/FooFighters), John Paul Jones (Led Zeppelin) e Josh Homme (Queens Of Stone Age) rispettivamente alla batteria, al basso ed alla chitarra/voce.  Avendo trovato uno spazio libero dai propri impegni artistici e professionali, con questo lavoro i tre musicisti hanno pensato bene di dare vita a un vero e proprio monumento al grande rock anni ’70 in un periodo, quello in cui viviamo,  dove le idee nuove e vincenti latitano.

A differenza di buoni epigoni del genere già usciti in precedenza (vedi Wolfmother) – che tuttavia  non si discostano troppo dagli stilemi musicali già codificati negli anni gloriosi da supergruppi come Led Zeppelin, Black Sabbath e Deep Purple –  i nostri tre grandi protagonisti sono stati capaci di proporre un sound epico e denso, dove si possono sì trovare dei suoni di riferimento a quell’epoca – cioè gli anni ’70 –  ma trattati con grande personalità, passione e furore creativo che si impone alla distanza, anche dopo ripetuti ascolti.

Rock solidissimo, molto meno cupo di quanto si possa pensare, brani nati verosimilmente nel corso di lunghissime jam strumentali, come lasciano supporre le strutture dilatate ed i lunghi interventi strumentali.

Il segreto dietro questo progetto è probabilmente l’essersi  trovati insieme senza condizionamenti di mercato e costrizioni contrattuali, distillando e mescolando semplicemente le proprie  esperienze musicali pregresse con una fiera attitudine a sperimentare nuovi territori musicali in piena libertà. Ed ecco il risultato. Them Crooked Vultures è un magma sonoro dove emerge il drumming incisivo e devastante di Grohl, supportato dalla potenza solidissima del basso di Jones senza dimenticare l’apporto dei riff taglienti della chitarra del più giovane Homme che con la sua voce abrasiva guida l’ascoltatore nei meandri più oscuri di questo lavoro, regalando  una sensazione di forza e di potenza musicale raramente riscontrata in questi ultimi anni, con un suono energico che tende a superare la melma del mainstream musicale attuale dove molti gruppi tendono ad assomigliarsi nei suoni e negli arrangiamenti.

Per affrontare il nuovo mai dimenticarsi del passato, ecco la regola alla quale si sono attenuti i nostri e così nel disco si sentono echi degli Zeppelin dalle parti di Physical Graffiti (Reptiles) con staffilate vocali che ricordano pure Jack Bruce con i Cream (Scumbag Blues) e riff nirvaniani (Spinning In Daffodis) conditi con sedimenti dei Queens Of Stone Age (Bandoliers) o di certo glam-rock seventies dei  T.Rex di Marc Bolan (Warsaw Or The First Breath You Take After You).

L’iniziale “No One Loves Me & Neither Do I” mostra subito di che pasta sarà l’intero album con una batteria sincopata alla John Bonham, riffs e cambi di ritmo improvvisi e micidiali che dal vivo avranno sicuramente la loro consacrazione. In “Mind Eraser, No Chaser” troviamo anche Grohl alla voce e John Paul Jones alle tastiere, con un intro di un wah d’annata, una scelta francamente azzeccata.  Il  brano “New Fang” (che è stato scelto come primo singolo) ha un ritmo infettivo da rock-headbanging che non lascia ferma la testa né tantomeno la voce. Dopo la oscura ed ipnotica “Dead End Friends” e la potente e lunga “Elephants” con riff di chitarra bluesy e ritmica martellante, ci si immerge nel marasma armonico di “Interlude With Ludes”, farcito di inquietanti arabeschi vocali.

Gunman” è intrigante con il suo serrato riff rock-blues zeppeliniano e voce evocativa.

Il disco si chiude con l’ansimante e malata “Spinning In Daffodils”, con la voce di Homme che mena le danze assecondato da una ritmica implacabile che gli apre squarci sonori per issarsi su vette espressive inusitate, con un finale contrassegnato da una chitarra sofferta e rantolante.

Il risultato finale è decisamente positivo perché si percepisce che i tre musicisti hanno dato l’anima nello sforzo di creare, da un passato glorioso e, per certi versi ingombrate, , un’opera prima che si pone come riferimento per il rock del nuovo millennio, indicando la strada della sperimentazione e dell’audacia creativa alle nuove generazioni di musicisti rock. Il martello degli dei zeppeliniani è stato finalmente dissotterrato a opera dei nuovi fabbri del rock, i Them Crooked Vultures!
Alessandra Rossi

genere: hard-rock
Them Crooked Vultures
Them Crooked Vultures
etichetta: DGC/Interscope
data di pubblicazione: 17 novembre 2009
brani: 13
durata: 63:37
cd: singolo

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