Tra Beirut e Roma Legnaioli-Losvizzero indagano “Il Buco”

Mostra Hole. Spazio Rebirth, Beirut

All'indomani dell'inaugurazione, avvenuta il 9 giugno nello spazio Rebirth di , della Hole, bi-personale di Micaela Legnaioli e Franco Losvizzero, a cura di Samar Hawa, ho rivolto alcune domande ai due protagonisti, per approfondirne le dinamiche e le tematiche trattate.

Come è nata l'idea di una mostra a Beirut? E la vostra collaborazione è partita in quest'occasione oppure deriva da un precedente progetto?
Franco Losvizzero – Beirut è una città che mi ha sempre incuriosito. Un luogo altro che, se pur in ginocchio, è in un continuo tentativo di rialzarsi. Così, quando Micaela mi ha profilato quest'opportunità, non ho esitato. Lo spazio che ha dato vita al progetto: Rebirth Beirut, ha voluto aprirsi ad una contaminazione con l'Italia per far rinascere la cultura dalle proprie ceneri, obiettivo che ha motivato ulteriormente la mia voglia di partecipare al progetto.
Micaela Legnaioli – I curatori dello spazio Rebirth Beirut, dopo aver visionato i miei lavori, mi hanno proposto di realizzare una mostra, chiedendomi anche se avessi voluto coinvolgere un altro artista italiano. Così, senza pensarci troppo, ho invitato Franco Losvizzero. Tra noi scorre da sempre un rapporto di amicizia e stima reciproca e, per questo, ho ritenuto opportuno iniziare anche una collaborazione artistica con un progetto che, magari, sarà il primo di tanti.
Franco Losvizzero – Io e Micaela ci conosciamo da tempo e, come ha sottolineato, oltre ad un'amicizia, ci lega anche l'ammirazione che proviamo l'uno per la ricerca artistica dell'altra. In particolare, quando ho chiesto a Micaela di entrare a far parte della collezione del Museo Abitabile (una struttura ricettiva che coinvolge quasi 40 artisti in zona San Pietro) abbiamo iniziato a capire quanto i nostri lavori fossero compatibili; così, sulla base di questa premessa, abbiamo deciso di metterci alla prova con la mostra di Beirut. Tuttavia, il risultato non era per nulla ovvio.
Le nostre opere hanno effettivamente creato un armonioso dialogo che è andato avanti fino al 30 giugno, quando si è chiusa la mostra. Gli aspetti in comune tra le nostre poetiche sono molteplici. In entrambe ricorrono le teste e profili; esperimenti alchemici che, nelle opere di Micaela, avvengono per lo più per mezzo di acidi e diversi tipi di ossidazioni; mentre, nei mei personaggi umanoidi, attraverso materiale plastico-ceroso. Una particolare sostanza, resistente nel tempo che, dal 1999, caratterizza i miei basso-rilievi e le sculture, conferendo loro delle qualità materiche che, specialmente nel gioco di trasparenze, ricordano il marmo. Quando ne parlo, uso la dizione “ricerca alchemica”, perché sono riuscito ad unire cera e resina attraverso una formula che, seppur mi hanno chiesto in tanti, ho sempre mantenuto segreta.
Micaela Legnaioli -Usando vari tipi di metallo, da anni, lavoro con le reazioni chimiche; accostando elementi che ci accompagnano nella quotidianità, come sale, rame, acidi e polveri. Ogni volta, a seconda della superficie su cui avvengono le reazioni, accadono fenomeni inaspettati e incontrollabili, da cui mi lascio stupire, proprio come accade a Franco che non ha mai la certezza di cosa apparirà sulla sue tele finché non saranno terminate.
Franco Losvizzero -Sì, ci accomuna l'Epifania, l'apparizione! Micaela trae materia dalle reazioni chimico-alchemiche degli acidi su rame; io mi rivolgo all'inconscio, in cui i miei mostri si palesano.

Micaela Legnaioli, Profili
Micaela Legnaioli, Profili. Tecnica mista su metalli, dimensioni variabili, 2020

In che modo le vostre opere si sono relazionate le une con le altre e con lo spazio di Rebirth Beirut?
Micaela Legnaioli – Rebirth Beirut è uno spazio pulito, chiaro, con soffitti molto alti e dalle ampie finestre. Ideale per creare un dialogo tra il caos emotivo di Franco e il minimalismo delle mie opere.
Franco Losvizzero – Un minimalismo, quello di Micaela che, a mio parere, è solo di forma e non di sostanza; nella misura in cui, sebbene la superficie delle opere sia attraversata da un numero ristretto di linee, queste derivano da un procedimento complesso e potente che non ha nulla di minimale.
Micaela Legnaioli – Devo sottolineare, poi, il grande lavoro compiuto da Samar Hawa, la curatrice, che è riuscita a creare un gioco di nessi e rimandi tra le opere in tutte le sale. I visi ed i simboli di Franco appaiono sempre in relazione ai movimenti e alle reazioni dei miei metalli.
Nell'ultima sala, la curatrice ha unito dei lavori di piccolo formato, a noi reciprocamente sconosciuti, creando un connubio perfetto tra le mie lamiere accartocciate e le carte dipinte gualcite di Franco. La città di Beirut, oltre lo spazio, è stato il nostro punto di incontro. Il titolo della mostra HOLE era qualcosa che ci ha portato ad approfondirne la storia, anche recente. Siamo partiti dalla voragine lasciata al centro di Beirut dall'esplosione di ammonio, avvenuta, come una bomba atomica, nel 2020 nella zona del porto. Buco, materiale e metaforico, che ogni artista cerca di colmare. Il buco che nella mia ricerca si traduce nel solco che creo sulle superfici metalliche quando le incido. Mentre, per Franco, il buco rappresenta la ricerca nell'inconscio.
Franco Losvizzero – Sì, mi piace pensare che il mio inconscio sconfinato sia in una specie di pozzo in fondo al mio stomaco, in cui infilo il braccio e tiro fuori “roba”. Anche merda (nel senso della trasmutazione alchemica). Nella mia visione, l'inconscio è un po' come il buco in cui cade Alice o meglio, in cui Alice insegue il Bianconiglio… Sotto la montagna Sacra per raggiungere la Pietra Filosofale.

Franco Losvizzero, Buco
Franco Losvizzero, Buco (serie accortacciamenti), Olio e grafite su carta, 33x44cm. 2023

Cosa portate in Italia da questa esperienza e quali sviluppi prevedete da questa relazione con le ambasciate italiana a Beirut e Libanese a Roma? Possiamo sperare di vedere, un domani, questa mostra allestita nella nostra città?
Franco Losvizzero – Il ha molte cose in comune con l'Italia. Forse più con il sud d'Italia che amo! Beirut mi ricorda quella bellezza di Palermo. Macerie, commistione di culture, una gentilezza nelle persone comuni, una vita che pulsa, che sboccia tra mille difficoltà. Nel 2008 feci una mostra presso il Ministero degli Esteri, allora guidato da Massimo D'Alema e curata da Martina Corniati. Fecero scegliere a 20 artisti arabi contemporanei un'artista “maestro” di riferimento nel panorama dell'arte contemporanea italiana. La collezione della Farnesina annovera tutti i più grandi Maestri del contemporaneo italiano. Infatti, alcuni scelsero Fontana, altri De Chirico, Schifano, Paladino, Aligi Sassu e tanti altri… Mentre, Marya Kazoun, una dei pochi artisti che aveva già partecipato alla Biennale di Venezia, scelse quale “Maestro di Riferimento” italiano Franco Losvizzero! Così esposi per la prima volta il mio cavallo meccanico “Girogirotondo”. Ero l'unico artista italiano vivente della mostra e onoratissimo dalla scelta di Marya. Questo mi portò ad esporre per la prima volta nei centri culturali di Beirut, Damasco e Il Cairo, facendo sorgere in me il desiderio e la promessa di approfondire il rapporto con queste culture.
Micaela Legnaioli – Il Ministero degli Esteri, con il Centro di Cultura Italiano a Beirut, ha patrocinato la mostra. I libanesi amano l'Italia e gli italiani, credo sia un gemellaggio proficuo per entrambi…
La mostra è piaciuta molto, soprattutto agli addetti ai lavori, suscitando l'entusiasmo anche di artisti noti a Beirut. Per questo l'Ambasciatore Libanese a Roma ha organizzato un evento, il 16 giugno, in cui abbiamo offerto un'idea dei lavori presentati a Hole e nell'occasione abbiamo raccontato l'esperienza. E' stata una bellissima occasione per brindare ad un incontro tra due realtà, due Stati, due culture, due artisti, due ambasciate.
Franco Losvizzero – Ma che fai citi Peppino di Capri?
Micaela Legnaioli – …e perché no!? Più esco dall'Italia e più son fiera della mia italianità! Comunque l'appuntamento di venerdì scorso all'Ambasciata del Libano a Roma è stato un ulteriore conferma di quanto la mostra sia piaciuta e di quanto stia piacendo! Altri ambasciatori erano presenti e molti personaggi del mondo dell'arte e giornalisti che hanno pubblicato in diverse lingue articoli entusiasti su diverse testate. Il 30 giugno a Beirut ci sarà un finissage di Hole e credo che sarà un ulteriori inizio per altrettanti progetti e per continuare a parlare di rinascita.

Ludovica Palmieri

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article