Tra resilienza di operatori sanitari, insegnanti, alunni, intellettuali e cittadini

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Nel mentre il lavoro di virologi, epidemiologi, immunologi e ricercatori di tutto il mondo è nella massima frenesia alla ricerca di certezze sul Sars Cov 2, l’attività di sanitari e collaboratori stremati inizia a mostrare qualche risultato.

La curva che riporta in ascissa le date ed in ordinata le migliaia di decessi e pazienti critici mostra dal giorno 4 un evidente punto di flesso indicativo della diversa angolazione verso il basso della stessa.
Risultati pagati a prezzi elevatissimi, una devastazione in morti e sofferenze che il virus sta lasciando nella penisola e nel mondo che poi, ad emergenza ultimata, dovranno essere valutate in termini di competenze degli studiosi, troppe volte in contraddizione tra loro, sui corretti adempimenti della politica e sui protocolli sanitari adottati. In questo quadro ci si sta ancora chiedendo se le vie di trasmissione sono quelle a cui abbiamo badato da subito oppure se ve ne sono, come qualcuno ipotizza negli ultimi giorni, di ancora più pericolose di quelle ormai note.

Nella enorme considerazione sul disastro che si sta compiendo, una gran parte di popolo, descritto scanzonato ma anche migliore di quando fu indicato composto da santi, poeti e navigatori, mostra una ulteriore faccia di se stesso che va ben oltre. Sono le immagini dei sanitari al fianco degli innumerevoli pazienti, oltre 80 ormai i medici e 23 i collaboratori deceduti, dei volontari strutturati ed occasionali che hanno messo in piazza le loro capacità gratuitamente realizzando a Bergamo, un ospedale non urlato ma già popolato. Un popolo dalle piccole e grandi generosità mostrate con le donazioni importanti e con le spese solidali o dette sospese come i cesti dove… ”chi può mettee chi ha bisogno prende”.

A questo fiorire di attività ne evidenziamo alcune legate al mondo della cultura e dell’istruzione che se possibile, mostrano come l’abilità del fare, della resilienza e se vogliamo del contrastare la volontà di chi si mette “di traverso”, reagiscano positivamente. In questo scenario anche il mondo della scuola e dell’istruzione ha pagato pegno. Ha interrotto l’attività didattica in sede ormai dal 5 marzo ed attivato parallelamente un percorso didattico già sfruttato in piccolo ogniqualvolta vi è stata la necessità di supportare un alunno alle prese con assenze causate da lunghe malattie. Questa volta però la didattica a distanza ha riguardato la totalità degli alunni, ha investito la totalità del corpo docente, ha richiesto condivisione da tutti gli attori del mondo scolastico.

Da questo quadro è partito un imprevisto magnifico colpo di dedizione, di orgoglio ed attaccamento al lavoro che, seppur minato da una non omogenea diffusione di mezzi di supporto per la didattica a distanza, e da incompleta preparazione tecnologica del corpo docente, ha lanciato il mondo scolastico in una attività che dopo i primi balbettii è stata apprezzata con molta enfasi soprattutto dai genitori. Sì, proprio da coloro che dalle cronache degli ultimi anni avevano, schierandosi sempre a fianco di figli almeno ineducati, reso la professione difficile ad un corpo insegnanti apparso troppo spesso indifeso di fronte a scelleratezze educative. Questa volta invece è unanime l’apprezzamento. Ogni istituto ha scelto una piattaforma attraverso la quale mettere in connessione alunni ed insegnanti. La guida di un tutor, detto animatore digitale, per gli insegnanti e soprattutto la mutua assistenza ha consentito di soccorrere dove c’era da soccorrere tecnologicamente. Sono state ricreate delle classi virtuali attraverso le quali gli insegnanti hanno potuto invitare i loro alunni allo svolgimento di lezioni in diretta oppure attraverso l’assegnazione di studi da svolgere per poi riferirne.

Certo la disomogeneità di disponibilità di mezzi e connessioni internet nelle varie famiglie ha comportato una diversa possibilità di accesso all’attività, ma anche su questo si è cercato di ovviare, attraverso un decreto a sostegno delle attività che il Ministro dell’Istruzione ha emanato il 26 Marzo avente numero 187 e grazie al quale le famiglie che non hanno la possibilità di disporre della strumentazione digitale adeguata, potranno averla attraverso la modalità del comodato d’uso gratuito. Ad esso hanno avuto accesso e, credo, lo hanno ancora, inoltrando domanda all’Istituto di appartenenza. Parallelamente a questo con la circolare 158 si poteva avere disponibilità di giga illimitati in traffico internet messi a disposizione dalle maggiori compagnie. Indubbiamente una risorsa importante quanto accaduto che ha significato, per l’istituzione scuola, non scindere il legame tra essa e gli alunni, anzi, a detta di tanti insegnanti, questo ha rappresentato una responsabilizzazione per gli studenti che ha portato anche a non considerare l’attività di questi particolarissimi giorni come un ostacolo per il raggiungimento della promozione (è stato già detto che nessuno perderà l’anno).

Si è avuta l’impressione che sia stato preso un impegno alla crescita individuale che ogni alunno ha voluto afferrare come se afferrasse la mano di ogni insegnante con un vigore mai usato prima per essere accompagnato in quel processo di crescita che forma solo cittadini degni. Ascoltando qualcuno degli insegnanti si rende facilmente individuabile la soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa, la soddisfazione di ricevere una mole significativa di componimenti, con prove documentate da video, file audio o di sola lettura, che significano correzioni e risposte singole e di gruppo ma soprattutto valgono l’appagamento per una produzione di attività di successo. Come gli alpini di Bergamo, come i sanitari ed infermieri in ogni ospedale, come ogni professionista di fronte al suo impegno.

A questo proposito mi affido alle parole di uno di questi attori, quelli normali, quelli che fanno un lavoro enorme, mai urlato, anzi troppo spesso annichilito da ignoranze, ma mai scalfito neanche di un’inezia. Le parole sono di Antonio, insegnante di Filosofia in un Liceo di una cittadina umbra, una di quelle persone in grado di entrare in empatia …con le pietre, figuriamoci con i suoi alunni che adora e ne è ricambiato: «[] seguo “a distanza” i miei alunni. Nel mio caso sono adolescenti ed è di loro che provo ad occuparmi. Sono sicuro che altri colleghi, con studenti di altre età, sono alle prese con problemi che in parte sono gli stessi e in parte sono molto diversi». E ancora  «[] Abbiamo avviato la “didattica a distanza” con qualche errore e forse con un eccesso di entusiasmo. In effetti non eravamo pronti per questa sfida.
La storia ci ha però insegnato che si scopre di essere pronti quando la vita ci chiama e che tutto questo è semplicemente espresso in una parola: responsabilità, senso profondo della responsabilità.
Con dolore il pensiero e la preoccupazione si rivolgono a tutti quei ragazzi che già vivevano condizioni svantaggiate prima di questo maledetto virus. La paura più grande è che alcuni restino indietro, separati da noi da differenze economiche, sociali, tecnologiche e così via. 

Lo sforzo messo in campo è enorme e gigantesco. [….] Vorrei, quindi, chiudere dicendovi che oggi, ancora una volta e come sempre, sono orgoglioso di essere docente della scuola pubblica italiana, una scuola aperta a tutti e per tutti; una scuola che con i suoi mille limiti prova ad essere inclusiva e accogliente; una scuola che si sforza di garantire a tutti il nobile, democratico e irrinunciabile diritto all’istruzione.
Così, con qualche dubbio e con qualche perplessità provo, insieme a tanti, ad affrontare le sfide che il senso di responsabilità pone oggi davanti a noi».

A questo esempio ne aggiungo un altro da definire satellite perché ha finalità sociali ed è comunque legato al mondo scolastico. È di Paolo, collega di Antonio, ma insegnante di lettere in una cittadina della costa pescarese. Quasi per vincere la noia, che non può mai attecchire su chi pratica tante attività e che invece il Sars Cov 2 frena irrimediabilmente, si è inventato una diretta web tutti i giorni dalle 12:30 circa e fino alle 13:30 durante la quale racconta de I Promessi Sposi dopo aver lanciato l’hashtag #ioleggoipromessisposi.
Si è ritrovato ad essere seguito da oltre un centinaio di alunni ed ex alunni, ha avuto come ascoltatore un finalista del premio letterario Viareggio, qualche traduttore, scrittore, giornalista ed intellettuale. La cosa stupefacente è stata però una insperata massa di cittadini, tutti affascinati nel ritrovare i classici della nostra letteratura e riscoprire, manco a farlo a posta proprio, le analogie tra la peste a Milano di manzoniana memoria, ed i parallelismi che viviamo con Sars-Cov-2 .

Che cosa eccezionale. Il virus più tremendo incontrato sul nostro cammino, con la sua lunga striscia di decessi, ci regala, di contro, uno spaccato di socialità solidale che lega ancora di più insegnanti, cultura, nuove e vecchie generazioni. Anche l’orgoglio della nostra martoriata istruzione è tornato in gioco e diffonde tanto l’idea che non sarà facile dissiparlo, non questa volta.
Emidio Maria Di Loreto

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