Transizione ecologica: alcune trappole da evitare per difendere l’ambiente

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“Internet da sola succhia il 10% dell’elettricità mondiale e rispetto a dieci anni fa inquina sei volte di più, con un monte emissioni che eguaglia oggi quello dell’intero traffico aereo internazionale” [1].

Quella che avete appena letto è una delle tante interessanti e incisive cose che scrive Alessio Giacometti e mi è utile per introdurre una serie di appunti per evitare le molte trappole che da evitare per capire se le iniziative messe in atto porteranno ad una transizione ecologica effettiva.

Da più parti si fa affidamento anche sulla digitalizzazione che purtroppo non è neutra e spesso non aiuta a combattere il riscaldamento globale o l’inquinamento.
In queste ore il Presidente del Consiglio, Mario Draghi sta presentando al Parlamento il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) all’interno programma Next Generation Eu (Ngeu) che dovrà essere presentato poi alla Commissione Europea. Nel Pnrr una delle sei missioni da portare a termine è quella della Il Piano si organizza lungo sei missioni. La prima missione, “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura”, che stanzia 40,7 miliardi più altri e 8,5 miliardi dal Fondo. Uno dei suoi obiettivi è quello di aiutare l’innovazione del sistema produttivo. Le domande sono appunto quale digitalizzazione? E di quale sistema produttivo?

E cosi tornando alle annotazione sulla prima domanda riprendo il ragionamento fatto da Giacometti:

«tutt’altro che nell’etere, internet scorre come petrolio negli oleodotti attraverso 1,2 milioni di chilometri di cavi che si snodano sui fondali oceanici. Per fare acquisti online o muovere messaggi in chat serve carburante, e se le fonti rinnovabili sono insufficienti occorre ricavare l’elettricità da gas e carbone. Memorizzare dati informatici necessita di capienti archivi materiali: non esiste alcuna “nuvola”, il cloud è soltanto un imponente computer che lavora a tutto spiano in un torrido e congestionato data center» [2].

Se vogliamo cambiare marcia anche sul digitale dobbiamo pensare, tra le altre cose, di allungare e non di poco la vita media di qualsiasi strumento elettronico e questo si può fare legiferando per assicurare la garanzia contrattuale che arrivi a dieci anni.

La transizione ecologica ha bisogno di un cambio epocale, per usare un termine usato spesso in questi giorni, nel sistema produttivo altrimenti sarà solo una transizione di facciata e non salverà l’Italia e il Pianeta. La transizione necessaria è quella dalla sistema produttivo attuale, lineare, a quello di un’economia circolare. Come ha richiesto Greenpeace, contestando l’eccessiva quantità di risorse al riciclo che non basta visti i livelli di produzione attuale. Infatti

«serve applicare una vera economia circolare che implichi condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento, prevenzione dei rifiuti e, solo alla fine, il riciclo. Insomma, si tratta di un nuovo modello di produzione e consumo che ha un unico grande obiettivo: far durare, il più a lungo possibile, i materiali naturali e avviarli a riciclo solo quando non è più possibile utilizzarli per essere trasformati, auspicabilmente, negli oggetti di partenza» [3].

Un altro provvedimento con i relativi finanziamenti da destinare è quello relativo alla difesa del suolo. La prima esiziale motivazione va ricondotta al fatto che oltre il 95% della produzione del cibo dipende dal suolo e di conseguenza ne va della nostra sicurezza alimentare. Altro elemento di fondamentale importanza è quello per cui consumare terreno significa distruggere l’enorme biodiversità che in esso è contenuta. In più distruggere e degradare il terreno ha un’altra pesante conseguenza: la riduzione della sua capacità di immagazzinare carbonio annientando un prezioso alleato contro il riscaldamento globale. Perché non legiferare per una moratoria decennale del consumo di suolo?

Continuiamo ad incentivare l’acquisto dell’auto privata. Tutti in corsa per l’auto elettrica che è ecologica. Ma veramente pensiamo che non sia inquinante produrle e farle camminare per strada? In Italia l’Annuario Statistico 2020 dell’ACI ci dice che ci sono 655 auto ogni 1.000 abitanti che diventano 868 se si prendono tutti i veicoli. Togliete i bambini e tutti coloro che a vario titolo non possono guidare un mezzo motorizzato e scopriamo che noi siamo assediati e il nostro Bel Paese ne è invaso.

E vogliamo parlare della TAV? Sempre prioritaria all’ammodernamento di rete e treni dell’esistente utile ai pendolari. E non solo quella italiana. Euronews riporta la notizia della costruzione di una super TAV sottomarina tra Estonia e Finlandia:

«due gallerie lunghe 103 chilometri destinate a treni ad alta velocità completamente cablate per garantire anche la copertura internet, a 200 metri di profondità massima. Collegherà Helsinki a Tallin in mezz’ora circa. Oggi ci vogliono circa due ore di treno».

Pasquale Esposito

[1] Alessio Giacometti, “Il mondo digitale non è sostenibile”, https://www.iltascabile.com/scienze/sostenibilita-digitale/, 13 Aprile 2021
[2] Alessio Giacometti, ibidem
[3] Giuseppe Ungherese, “Cinque proposte concrete per l’economia circolare da includere nel PNRR”, https://www.greenpeace.org/italy/storia/13503/cinque-proposte-concrete-per-leconomia-circolare-da-includere-nel-pnrr/, 19 Aprile 2021
[4] Debora Gandini, “Tutto pronto per i lavori della TAV del Baltico. Il tunnel sottomarino più lungo del mondo“, https://it.euronews.com/2021/04/26/tutto-pronto-per-i-lavori-della-tav-del-baltico-il-tunnel-sottomarino-sara-il-piu-lungo-de, 26 Aprile 2021

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