Transizione ecologica all’ombra del nucleare?

centrale nucleare
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Non è il solito tormentone politico di fine estate, bensì è la proposta di una possibile soluzione in grado di garantire una adeguata riduzione delle emissioni inquinanti. La comunità scientifica mondiale sta lottando contro il tempo per trovare una strategia condivisibile e sostenibile anche socialmente da parte di tutti gli Stati quanto meno per arginare il cambiamento climatico causato dall’uomo ormai difficilmente sotto controllo.

In Italia, almeno sulla carta, ci stiamo adoperando in questa direzione tant’è che il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) destina quasi il 40% dei 200 miliardi del “Recovery Plan” alla transizione ecologica il cui responsabile, il Ministro Cingolani, sembra voglia intenderla capovolgendone la logica, con un senso di originalità di pensiero che lascia sconcertati. In poche parole, l’assunto è che anche ipotizzando uno sforzo colossale per mettere a regime le tecnologie delle c.d. rinnovabili, non riusciremo a rispettare gli impegni per il 2050 che, come noto, tendono a portare a zero l’impatto climatico sul pianeta.

Per sopperire a questo problema di non poco conto, per il Ministro Roberto Cingolani è indispensabile riaprire i discorsi sull’utilizzo dell’energia nucleare che non va demonizzata semplicemente perché “è di quarta generazione, senza uranio arricchito e acqua pesante… non è una tecnologia matura ma è prossima per diventarla” [1].
Affermazioni come questa, generica e perciò vaga, se pronunciate da un Ministro non possono essere accantonate e prese in scarsa considerazione. È facile ricordare che l’Italia ha detto no al ricorso al nucleare già per ben due volte, esprimendo il suo rifiuto attraverso due referendum; il primo nel 1987 (III e IV dei cinque quesiti proposti) e il secondo nel 2011 (III dei quattro quesiti). Quindi, credo, già sufficiente questo per scartare il nucleare come ipotesi di sostegno alle tecnologie rinnovabili, sempre che la volontà unanime del popolo italiano valga ancora qualcosa.

Chi sembra invece non avere memoria sono un discreto plotone di “ex”, tra cui ambientalisti, parlamentari di sinistra, ora compatti intorno alla bandiera del pragmatismo tenuta alta da un “ex” ex in tutti i settori e cioè Chicco Testa, il quale con il suo inossidabile realismo si è buttato quasi a peso morto sull’idea del nucleare perché “pensare di garantire energia a sei miliardi di persone con le rinnovabili è una pia illusione” [2].

Gli ha fatto prontamente eco un altro sostenitore indefesso dell’uso del nucleare e cioè Paolo Scaroni, pure lui ex di lusso, già presidente di “Enel”, “Eni”, dell’“A.C.Milan” ed ora Consigliere di Amministrazione delle “Assicurazioni Generali” nonché vice presidente della banca d’affari “Rothschild & C.”, il quale in una interessante intervista rilasciata a “la Repubblica” spiega con dovizia di particolari perché non abbandonare il nucleare: «Sul nucleare condivido quanto ha detto il ministro Cingolani. Non si può escludere a priori una tecnologia che annulla le emissioni di anidride carbonica… mentre noi stiamo parlando, nel mondo sono in funzione 436 centrali nucleari e altre 53 sono in costruzione… gli impianti eolici e solari sono apparsi nel 2004 e da allora abbiamo speso 3800 miliardi di dollari per arrivare a coprire con fonti rinnovabili solo il 2% della produzione globale di energia. Se bisognasse arrivare all’80% con gli stessi costi la spesa sarebbe insostenibile» [3].

Affermazioni queste di facile presa sull’opinione pubblica ma che nascondono il rovescio della medaglia, caratterizzato da una lunga serie di incidenti e da una miriade di problemi non ancora risolti che, di fatto, sconfessano e rendono poco credibili le soluzioni di Scaroni.
Senza voler ritornare su Fukushima e i disastri che può ancora provocare, nel giugno scorso, ad esempio, la grande centrale atomica cinese di Taishan ha dovuto registrare un’anomale fuga radioattiva dovuta al cedimento della tenuta stagna di alcuni contenitori nei quali viene inserito l’uranio. Se questi sono i fatti, ben più gravi e preoccupanti sono le informazioni fornite dal quotidiano francese “Novethic” dove si legge che  che il reattore danneggiato “era di ultima generazione e regolarmente citato come esempio della filiera nucleare”. Insomma, le quasi certezze del ministro Cingolani sulla sicurezza degli impianti nucleari di quarta generazione sembrerebbero accartocciarsi su loro stesse di fronte a fatti incontrovertibili che ribadiscono, ancora una volta, il principio che nel nucleare la sicurezza assoluta non esiste.
Ma voglio dire ancora qualcosa di più sul concetto, divenuto per molti ormai un assioma, e cioè “Il nucleare è pulito, sicuro e salverà il clima”. Non è così, semplicemente perché non può per sua natura, essere così. Intanto, come ci ricorda il direttore di “Greenpeace Italia”,  Giuseppe Onufrio, la tecnologia del nucleare ha fatto piccoli progressi e solo sugli aspetti ingegneristici. In più c’è un dato che non va per alcun motivo sottovalutato e cioè l’alto costo di produzione di energia nucleare a fronte, invece, di un progressivo abbassamento dei costi di ogni altra fonte di energia utilizzabile.
La riflessione di Onufrio giunge pertanto alla fredda conclusione che «il nucleare è una fonte di energia utile soltanto alle grandi potenze mondiali che intendono continuare a sfruttare le tecnologie non soltanto a scopo civile ma, anche e soprattutto, a scopo militare» [4].
Allora, le preoccupazioni manifestate da Scaroni sugli alti costi che potremmo essere costretti a sopportare senza l’adozione del nucleare, in realtà sono fuorvianti perché tendono a nascondere le cifre a nove zeri che molte aziende investono nel settore delle armi nucleari, proprio come affermato dal direttore di “Greenpeace Italia”. Basta dire che tra il gennaio 2017 e quello del 2018, oltre 748 miliardi di dollari sono stati riversati nelle casse delle principali 18 società che producono armamenti nucleari [5].

Rimanendo nel solco delle frasi di Scaroni e di quanti, comunque, condividono quella visione parziale e faziosa sull’utilizzo del nucleare come necessario strumento per ridurre l’impatto delle emissioni sul clima, risulta anche ad un osservatore superficiale o non addentro ai complessi problemi climatici, come nessuno di questi paladini del nucleare abbia mai sollevato forse un altro grave problema dell’intera questione e cioè il problema dello stoccaggio delle scorie.
Sull’argomento esiste una vastissima bibliografia e sebbene non sempre i mezzi di comunicazione e informazione aprano spazi ad una discussione approfondita, ricordo da ultimo il contributo sulla materia fornito da un articolo del quotidiano inglese “The Guardian” dove, senza mezzi termini, si punta il dito accusatorio contro la lobby di tutte le aziende che nella regolare esaltazione di quella energia considerata pulita, insabbiano deliberatamente il problema dello stoccaggio dei residui nucleari. Non a caso l’articolo ha per titolo “Nuclear energy is anything but clean” (“Il nucleare è tutto tranne che pulito”) confermando il dato scientificamente provato della necessità di tenere stoccato quel materiale – con conseguente costi per la comunità, consumo di altro terreno pubblico per la creazione dei depositi – per almeno 24.000 anni, corrispondenti cioè a metà della vita degli isotopi del plutonio non ancora privo di potenza [6].

Quindi, escludendo per motivi evidenti il nucleare come energia complementare da affiancare alle c.d. rinnovabili, non significa trovarsi a corto di alternative perché accanto alla possibilità di produrre energia elettrica dal sole, dal vento e dall’acqua, c’è un’altra fonte di energia rinnovabile che non può essere dimenticata ed è la geotermia, che utilizza il calore emesso dalla Terra.
Che non sia una scienza marginale lo dicono gli studi di due ricercatori dell’Università di Siena quando riportano che “la geotermia in Toscana è in grado di soddisfare il fabbisogno elettrico del 30% della popolazione della regione, ovvero 1.120.000 persone, 365 giorni all’anno, 24 ore su 24 ed è l’unica fonte rinnovabile che ha questa caratteristica di stabilità e rinnovabilità” [7].

Pertanto i dati e le argomentazioni di sostegno addotte in primo luogo da Scaroni e dall’ancora indeciso ministro Cingolani, non possono che essere indubbiamente viste come una chiamata all’unità di azione fra tutti quei soggetti politico-economici che si sono messi in moto intorno all’argomento “clima”, pronti a tirare fuori dai cassetti progetti che di “green” non hanno neanche il colore della cartella che li contiene.
Ma attenzione, il problema non è solo italiano e tutto va visto in un quadro in continuo movimento ed evoluzione. Prendiamo ad esempio gli Stati Uniti, dove il Presidente Biden incontra notevoli difficoltà a far approvare dal Congresso il suo piano contro la crisi climatica per la forte opposizione della potente lobby trasversale di imprese che non accettano l’idea che nei prossimi anni si dovrà arrivare ad una rapida e radicale trasformazione del sistema energetico ed economico.
Prova ne è la sentenza emessa il 30 agosto scorso dalla Corte di Giustizia del South Carolina che ha condannato il vice presidente della “Westinghouse” a 20 anni di prigione e 5 milioni di dollari di multa per la frode perpetrata ai danni dello Stato nella costruzione, in parte data in sub appalto, della centrale nucleare nella località di Columbus [8].

È quindi evidente che a breve monterà quello che ritengo, per semplificare, un enorme conflitto di interessi fra chi sostiene che il cambiamento climatico imponga un’azione politica ed economica di svolta, che sia rapida ed incisiva e chi con un’azione che potremmo definire di retroguardia se non fosse al limite del suicidio, cerca di disarticolare gli sforzi sull’adozione delle rinnovabili e sulla loro efficacia.
Non è comunque una battaglia che vede contrapposti “ambientalisti radicali” pronti a tutto e “conservatori” strenui difensori del petrolio e del carbone; no, nessuno è intenzionato a disattendere i protocolli sul clima firmati a Parigi nel 2015 (mantenere al di sotto dei 2 gradi Celsius l’aumento della temperatura e ridurre le emissioni globali di CO2, in sintesi) bensì a rallentarne la sua applicazione, il che creerebbe spazio e possibilità per ottenere fondi sia dall’Europa che dalle singole nazioni per allestire un enorme stoccaggio di carbonio e idrogeno da impiegare nel nucleare, con un indubbio grave rallentamento di quei processi di riconversione industriale che potrebbero creare dei benefici non indifferenti in un paese, come l’Italia, costretta ad importare milioni di tonnellate di petrolio, carbone e gas.

Ora stiamo entrando nel periodo delle decisioni importanti e irreversibili perché a breve il governo dovrà approvare il nuovo piano energetico con le indicazioni su come raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea per il 2030 e cioè riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 40% rispetto ai dati del 1990 e di attestarsi al 27% per ciò che riguarda il consumo di energie rinnovabili.

Ma i partiti che formano e sostengono l’attuale governo che posizioni stanno assumendo, tenendo presente che il colore “Verde” è ormai presente nelle posizioni espresse da ognuno di loro visto che è un colore che fa tendenza? Non è facile rispondere se non ponendo altre domande, del tipo: come si schiererà il centro-destra dopo che 16 dei loro leader europei, tra cui Meloni e Salvini, hanno firmato un documento nel quale si richiede una profonda riforma della EU? È chiaro per questi partiti che il progetto “Next Generation Eu” – sul quale “Lega” e “Fratelli d’Italia” hanno votato contro nel parlamento europeo – è l’unico strumento che ci permette di sperare in una ripresa? Attendiamo risposte convincenti.

Altro quadro è quello che ci prospetta lo schieramento di centro-sinistra dove recenti indagini statistiche hanno evidenziato come in generale ecologismo e sostenibilità ambientale rimangano un tema caro a tutto quello schieramento con una più sostenuta visibilità da parte del M5S seguito a ruota dal ”Gruppo Misto” e poi dal PD. L’analisi prosegue evidenziando anche l’aumento delle interpellanze parlamentari sull’argomento passando dalle cinque, sei, del biennio 2019/2020 a ben 20 in questi ultimi mesi dell’anno [9].

Quindi un quadro variegato che comunque non sarà scevro da possibili evoluzioni acrobatiche quando si tratterà di votare in Parlamento.
Ma al di là di cifre e statistiche, devo confessare che mi ha colpito molto la riflessione fatta dallo scrittore Raffaele Alberto Ventura con un articolo di spalla edito dal quotidiano “Domani” del 2 settembre scorso. La domanda che si pone, e che ci pone, è se è possibile far vivere otto miliardi di persone su di un pianeta con risorse limitate? Gli ottimisti, ci assicura, dicono di sì; basta garantire la giustizia ambientale su scala planetaria. Ma a stendere questa coperta salvifica non potrà che essere chi questo pianeta lo ha devastato, sostenendo un sistema produttivo che garantisse la soddisfazione dei suoi bisogni primari. Oggi, prosegue Ventura affondando il coltello nella ferita e gettandoci addosso una provocazione iperbolica, bisogna ammettere che lo stile di vita talebano è più ecosostenibile del nostro il che non vuol dire, ovviamente, che saremmo disposti a condividerlo.
Per fortuna abbiamo un ampio ventaglio di soluzioni tra le quali scegliere ma nessuna di queste, prosegue avvertendoci lo scrittore, prevede la sopravvivenza della civiltà borghese per come l’abbiamo conosciuta negli ultimi due secoli.
Converrà rifletterci sopra sulla necessità di dover trasformare radicalmente i nostri modelli di produzione e consumo.

Stefano Ferrarese

[1] Marco Palombi “Tana per Cingolani” – Economia – “Il Fatto Quotidiano” 5/9/2021
[2] Tobia De Stefano “Salvate Cingolani dalle bugie M5S” – “Libero” – 4/9/2021
[3] Francesco Manacorda “Scaroni: il nucleare ci serve” – Economia – “la Repubblica”
3/9/2021
[4] Valori.it – “Ambiente” – intervista a G. Onufrio. 22/04/2021
[5] eticasgr.it “Armi nucleari, crescono gli investimenti nel mondo” 28/10/2020
[6] Ann Denise Lanes “Nuclear is anything but clean” – The Guardian 25/08/2021
[7] greenreport.it – 8/09/2021
[8] Tom Clements da “Bulletin of the Atomic Scientists” 31/8/2021
[9] da “Economia Circolare.com” – Primo Piano – 9/9/2021

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