Transumanza in Abruzzo: pastori, greggi e cani

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Quanti di noi avranno pensato  a scuola, da studenti abruzzesi chiamati a studiare Gabriele D’Annunzio, quando l’insegnante proponeva “I Pastori”: «ecco adesso ci si mette pure D’Annunzio ad etichettarci in modo che la caratteristica più nota della nostra terra d’origine si trasformi in quell’epiteto di…addetto alla pastorizia urlatoci contro con spregio specie negli stadi!»  Era anche facile trovare, immediatamente dopo, la giustificazione che i fastidiosi coretti recanti offese venissero organizzati da gruppi di soggetti nei quali la cultura aveva, purtroppo per loro, poco attecchito.

Il pastore del resto appartiene dalla notte dei tempi, alla nostra religione, alla nostra cultura ed alla nostra storia e con esse ha segnato le società che si sono succedute in modo indelebile. Il fenomeno più rappresentativo delle sue attività cicliche, la transumanza, ha caratterizzato la vita di generazioni e generazioni. Si è trattato del trasferimento in autunno verso il mare ed in primavera verso i monti, di greggi, pastori, cani per avere a disposizione il miglior foraggio per gli armenti  che in questo modo riuscivano ad ottenere risultati economici che garantivano la sopravvivenza per molti ed anche qualche arricchimento pure legato alla pastorizia.

Transumanza Tratturo Regio vista da Rocca CalascioTratto iniziale del tratturo Regio visto da Rocca Calascio.
Foto Rino Di Loreto

Abruzzo transumanza tratturi

Negli anni del massimo splendore  il fenomeno della transumanza riguardava milioni di ovini, come riportato dalla dogana di Foggia che fu necessario istituire, così come l’emanazione di leggi adeguate che tentavano di regolamentare il percorso dei transumanti per evitare contenziosi con i proprietari dei terreni confinanti con i tratturi. Si trattava di una delle più grandi migrazione di animali terrestri mai verificatasi. Adesso il fenomeno risulta ridotto solo a qualche morra: una morra conta circa 1.000 pecore, secondo il modo di identificazione dei pastori che erano in grado di valutarne il numero da una semplice occhiata, ed era dato convenuto che un pastore doveva essere in grado di controllare e gestire da solo almeno una morra di ovini.

Abruzzo transumanza gregge anni '30 tratturo Celano Foggia
Un gregge negli anni ’30 sul tratturo Celano-Foggia.
Collezione privata Tonino Puglielli

Il trasferirsi per i transumanti prevedeva di portare con loro le greggi di ovini, gli insostituibili magnifici esemplari di cani da pastore abruzzesi, da considerare i primi preziosi collaboratori del pastore, qualche mulo per il trasporto delle misere vettovaglie e provviste ed un fabbisogno personale limitato a un grande ombrello, generalmente di colore blu o verde scuro, con capace impugnatura e corda fissata in modo da poterlo portare a tracolla. Completavano la dotazione dei loro averi una coperta di lana, un corno contenente olio di oliva, un sacchetto di sale ed un insostituibile sgabello a tre gambe per sedersi ed  utilizzare nelle operazioni di mungitura. Si può vedere nelle foto di Costantino Cianfaglione, l’ultimo pastore del monte Morrone, un esempio dei preziosi averi senza i quali era impossibile assolvere a quel lavoro.

Abruzzo transumanza Costantino Cianfaglione pastori
Costantino Cianfaglione e suo nipote sul monte-Morrone

pastori roccale menatoioLa dotazione di Costantino Cianfaglione, l’ultimo pastore
del Morrone. Ombrello, roccale, menatoio e secchia.

 

Da notare che i cani più importanti e capaci a difesa del gregge erano dotati di vreccale o roccale, il collare chiodato che preservava il loro collo in previsione di combattimenti con lupi ma anche con orsi. Si tratta di razza imponente, con corpo a struttura molossoide, chiamato anche mastino abruzzese,  ma per tutti è cane da pastore abruzzese  o cane da pecora degli Abruzzi. Cani dal mantello per lo più completamente candido – sono ammesse tonalità più opache e piccole pezzature derivanti da incroci del passato-, dalla testa e dagli arti massicci; gli esemplari più rappresentativi ed ancora presenti nella memoria, si racconta superassero gli 80 kg: Alpino della famiglia Petrella di Pratola Peligna era uno di questi. Un cane da pastore abruzzese cresce con il gregge e nel gregge, non lo abbandona mai ed è costantemente proiettato a presidiarne l’incolumità. Eventuali predatori che lo attaccassero sarebbero rincorsi solo per pochissimi metri, giusto per allontanarli e mai per sfidarli in terreni non confacenti alle loro caratteristiche che lascerebbero sguarnito il gregge.
Questo ausiliare del pastore vive in perfetta sintonia con il gregge e gli altri cani. Con il pastore raramente sono necessari comandi a voce alta accompagnati da gesti evidenti come accade normalmente con altre razze. Quando i cani sono “operativi” per una qualche ragione, si noterà come essi con un occhio sono proiettati al controllo della situazione e con l’altro guardano gli occhi del pastore pronti a cogliere il comando che, il più delle volte, giunge solo con uno sguardo il cui significato,  chiaro ed indiscutibile per la bestia, viene immediatamente eseguito secondo le attese.

Abruzzo cani pastori
Cleopatra sul monte Morrone, allevamento Marco Petrella

Tornando al nostro periodo scolastico, quel “ Settembre andiamo. È tempo di migrar…” però, difficilmente sfuggiva ad un sentimento di avversione verso la letteratura, lo studio, e  verso quella crescita culturale che lo studente avrebbe dovuto perseguire portando a compimento quei programmi. L’applicazione scolastica, per lo più nozionistica del periodo,raramente contava su coinvolgimenti e spiegazioni che illustrassero  il significato di quell’andare e del mondo che era racchiuso in quelle ritualità. Si trattava di attività emotivamente molto coinvolgenti che prevedevano gesta di enorme sacrificio che si perpetuavano nel tentativo obbligato di cercare alimento e quindi la vita per se stessi, le famiglie e per gli armenti.

Tholos Capanna Pastori

La pastorizia ha anche avuto momenti davvero insostituibili nelle economie dell’entroterra abruzzese quando la transumanza rappresentava il maggiore e forse unico strumento per letteralmente sfamare quei giovani fanciulli che, complice la perdurante difficoltà a mettere qualcosa sotto i denti, venivano affidati da mamme imploranti ai pastori transumanti che li iniziavano a questa professione. Da questi fanciulli (anche di 7 o 8 anni di età),  i pastori ottenevano un importante aiuto nella gestione degli armenti, ed elargivano in cambio la immancabile scodella di pancotto e pecorino che significava per lo più sopravvivenza. Di questa realtà ancora vi sono testimonianze dirette di quei fanciulli, ormai anziani, che trasferiscono questi ricordi a chi, oggi, difficilmente riuscirebbe ad immaginare e che non potrebbe mai assaporare la goduria di certe elargizioni alimentari di cui godevano i pastori nelle masserizie pugliesi, ricche di ogni ben di dio per quel periodo, e che erano messe a loro disposizione a conclusione di quei 40 giorni di cammino. Probabilmente questa precoce attività ed esperienza indusse quei ragazzi ad una maturazione diversa e oseremmo dire più completa. Troppo grandi le distanze tra l’età di quei fanciulli e le difficoltà legate ai rapporti che, una vita da grandi, li obbligava ad affrontare. Troppo impegnativa  la gestione dei pericoli a cui quelle esperienze esponevano. Di contro però, ci sarebbe stata l’induzione alla riflessione ed all’appagamento sensoriale che la conduzione di una vita che era immersa costantemente nella natura avrebbe suscitato. Impossibile anche per i soggetti più duri resistere alle sollecitazioni riflessive dei paesaggi, colori, profumi,  e dei rumori, i più vari, che si alternavano sotto la meraviglia di cieli stellati mai uguali.
Emidio Maria Di Loreto

Si ringrazia
la famiglia Cianfaglione di Bagnaturo di Pratola Peligna
lo studio fotografico Paradisi e per altre foto www.tripsinitaly.it
Marco Petrella e per altre foto www.abruzzese.org
Tonino Puglielli per le foto della sua collezione
La foto di copertina Il pastore Antonio Petrella Amichilli col suo gregge. Collezione privata Fernando Saccoccia

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