Transumanza in Abruzzo: tratturi, chiese e ricoveri

tratturi Centurelle transumanza Abruzzo
history 3 minuti di lettura

Ogni anno, dai monti al mare e viceversa nella rincorsa all’erba migliore, la transumanza comportava scambi e condivisioni che ancora oggi segnano culturalmente i territori attraversati.
Le testimonianze più tangibili erano quelle legate alla  religione e all’arte connessa, con i vari tabernacoli e chiese dei tratturi come la chiesa di S. Paolo di Peltuinum a ridosso dell’omonima area archeologica; la chiesa di Santa Maria dei Cintorelli sull’omonimo tratturo Cintorelle–Montesecco. E ancora,  quella dedicata a San Nicola (protettore del capoluogo pugliese) a Pettorano sul Gizio, la mastodontica Abbazia celestiniana ai piedi del Morrone, il Santuario della Madonna del Casale in territorio di Rocca Pia o quello della Portella sull’omonimo Valico alla fine del piano delle 5 miglia in quel di Rivisondoli.

Abruzzo tratturo Celano-Foggia Pettorano sul Gizio San NicolaSulla via del tratturo Celano-Foggia: Pettorano sul Gizio
San Nicola chiesa del 1112

 

Spesso si tratta di costruzioni poco note che testimoniano però il livello qualitativo e quantitativo di innumerevoli testimonianze legate a questo mondo del nostro passato. Si pensi all’enormità dell’interesse che può scaturire da un percorso tratturale che incontri ad esempio S. Maria di Collemaggio a L’Aquila, la Rocca di Calascio, incantevoli paesi come S. Stefano di Sessanio, Castel del Monte oppure Bominaco, la già citata Peltuinum, Caporciano, Navelli, Capestrano e poi ancora dal tratturo di Celano: Pratola Peligna, Sulmona, Pettorano,  Rivisondoli, Castel di Sangro con i Santuari e le chiese tratturali già citate, per poi discendere verso la dogana di Foggia ed il Tavoliere.

Abruzzo transumanza Madonna del Casale altopiano delle 5 miglia Rocca PiaAbruzzo, altopiano delle cinque miglia Rocca Pia. 
Madonna del Casale. Foto Paradisi

 

A documentare l’enormità della valenza artistica contenuta in queste strutture a tema religioso segnaliamo la chiesa della Madonna del Casale, sull’altipiano delle 5 miglia in territorio di Rocca Pia, la cui origine è incerta e potrebbe essere fatta risalire intorno al 1400 oppure ad epoca normanna.  Negli affreschi interni viene raffigurata un’ancella nell’atto della consegna di due colombi che Maria regala ad Elisabetta in dolce attesa. Quanto raffigurato potrebbe aver tratto spunto dall’antica credenza popolare che significava che il dono di colombi, per cucinare il brodo alla partoriente, avrebbe  favorito l’allattamento del nascituro.
Come spesso accaduto nella storia del nostro paese le attività, e la transumanza è tra queste, hanno trovato conforto spirituale nella devozione ultraterrena. È per questo che lungo i percorsi tratturali ed anche ad inizio o al termine dei trasferimenti, in molti adempievano ad atti religiosi che avrebbero garantito, secondo le usanze, indulgenze ed effetti beneaguranti.

Disseminati sui percorsi, i ricoveri per pastori e armenti per le notti più fredde con gli abbeveratoi e le grandi strutture fortificate che contrassegnavano anche i ricchi possedimenti delle famiglie latifondiste del periodo e ne definivano i percorsi. Altre volte le soste erano scelte oltre che per le distanze anche per la comodità dell’accoglienza. Un esempio di tappa ricorrente negli anni  era la fattoria della famiglia Petrella, a Pratola in località Taverna de la chitarra,  dove i transumanti che percorrevano il tratturo che partiva da Celano con direzione Foggia si fermavano, provenienti da Raiano,  per il necessario ristoro. Qui usavano ricoverare le bestie e passavano la notte in una struttura attrezzata perché governata da sempre da famiglia dedita alla pastorizia.

Abruzzo donne dei pastori
Donne dei pastori al lavoro. Foto Marco Petrella


La transumanza segnava anche i comportamenti rituali dei vari componenti delle famiglie. Gli uomini con le greggi, le donne alla gestione della casa secondo i fabbisogni e le risorse del periodo: “rifare” i materassi utilizzando la lana raccolta era l’attività più in uso per le donne dei pastori, così come battere i fagioli nell’aia per le provviste invernali, raccogliere frumento e mais e finanche l’allevamento di preziosi animali da cortile in modo da garantire il fabbisogno alimentare per un periodo il più lungo possibile. Anche la gestione del letame da usare come concime per i campi era lavoro faticoso a cui le donne dovevano adempiere.
Emidio Maria Di Loreto

Un grazie
alla famiglia Cianfaglione di Bagnaturo di Pratola Peligna.
allo studio fotografico Paradisi e a www.tripsinitaly.it
a Marco Petrella www.abruzzese.org
a Tonino Puglielli
a Fernando Saccoccia.

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: